8 film per amare il cinema d’animazione italiano

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Vi proponiamo una selezione di otto film per imparare ad amare l'animazione italiana, nella speranza che si investa in animatori e animatrici emergenti

Vi proponiamo una selezione di otto film per imparare ad amare l’animazione italiana, nella speranza che si investa in animatori e animatrici emergenti

Il cinema d’animazione italiano è, purtroppo, un interesse decisamente di nicchia. Oggi mi sono stufata di parlarne con me stessa e ho deciso di proporre otto film ai lettori di Parte del discorso. La speranza è che questi lettori siano immuni al qualunquismo che li reputa «cartoni animati» o «roba per bambini» o, perlomeno, che siano aperti a cambiare idea.

L’elenco che segue non è una classifica. Ho selezionato quelli che secondo me rappresentano meglio l’arte italiana e la varietà di espressività di questo Paese, sperando che si vorrà credere ancora nei suoi talenti e investire di più nei giovani animatori e animatrici emergenti, che incontrano sempre grandi difficoltà nella ricerca dei finanziamenti.

La freccia azzurra (Enzo D’Alò, 1996)

Italianissimo. Non solo perché realizzato da uno dei più grandi registi d’animazione italiani, non solo perché ispirato all’omonimo racconto di Gianni Rodari del 1964, ma soprattutto perché racconta di una festività del tutto italiana: l’epifania.

La freccia azzurra riscrive la storia della befana, qui con la voce di Lella Costa, ingannata dall’avido collaboratore Scarafoni (Dario Fo). La fiaba è accompagnata dalle musiche indimenticabili di Paolo Conte, che riusciranno a far ballare anche i giocattoli e… le statue!

Quasi quattro anni di lavoro hanno prodotto un film di una delicatezza rara, adatto a tutte le età e capace di restare per sempre nel cuore delle persone.

In occasione dei 100 anni dalla nascita di Rodari, La freccia azzurra è stato di recente restaurato e tornerà al cinema giovedì 19 marzo, dopo 25 anni dalla prima proiezione, in seguito alla quale ottenne il David di Donatello per le musiche e due Nastri d’Argento.

L’apetta Giulia e la Signora Vita (Paolo Modugno, 2003)

Primo film italiano realizzato in grafica 3D, L’apetta Giulia e la Signora Vita è ancora più memorabile per il profondo messaggio filosofico, che sembra arricchirsi di citazioni ad ogni visione, quasi come per dispetto, impedendoti di cogliere tutti i rimandi in una volta.

La storia parte dalla nascita di una piccola ape operia, nata come numero di serie 333202122 che, nel momento in cui decide di darsi un nome, inizia a porsi delle domande sulla vita e sulla giustizia. L’ape regina risponde attraverso le analogie di una storia con protagonisti umani, ribaltando le nostre consuetudini.

Il racconto attraversa tutte le fasi della vita, da prima che questa abbia inizio, alle difficoltà del diventare adulti, all’accettazione della morte, affrontata da un profondo dialogo tra due personaggi che si fanno metafora della vita e del suo contrario.

L’apetta Giulia e la Signora Vita è un film sottilmente politico che contiene rimandi alla filosofia marxista, a Tommaso Campanella, al romanticismo inglese, a spunti semiotici e all’esistenzialismo. Particolarmente forte se guardato nella pre-adolescenza, ma godibile e meglio decifrabile se osservato da un occhio istruito e attento.

Oltre alla connotazione filosofica e al discorso sulla costruzione identitaria, il film vanta una colonna sonora con le voci di star italiane come Irene Grandi, Raf e Nino Manfredi.

Vip – Mio fratello superuomo (Bruno Bozzetto, 1968)

Torno a parlare di Bruno Bozzetto dopo anni dall’articolo che mi ha fatto entrare nella famiglia di Parte del discorso. Da appassionata di cinema d’animazione, può capitare di ripetersi!

Bozzetto ha disegnato e diretto tante animazioni che hanno fatto la storia del cinema italiano, come West and Soda, il primo film del genere spaghetti western, oppure Cavallette, il mio preferito, un cortometraggio che ha vinto l’Oscar nel 1991. Più ricordato, forse, per il Signor Rossi, il nostro Mickey Mouse, parodia dell’italiano medio e protagonista di tanti sketch.

Qui scelgo però di parlare solo di lungometraggi e tra i suoi ho selezionato Vip – Mio fratello superuomo per la trama più completa e lineare e per gli spunti di riflessione critica sulla società del consumo capitalista, sulla manipolazione del consenso da parte dei mass media e sull’emarginazione dei più vulnerabili. Queste caratteristiche lo rendono anche un documento storico del clima politicamente impegnato durante il movimento del Sessantotto.

Un film figlio dei suoi anni anche per la persistente misoginia, davanti alla quale scelgo di chiudere un occhio e lasciare l’altro aperto per godermi la sperimentazione tecnica, i colori stupendi delle scene notturne, le coreografie e la creatività della composizione dei disegni.

Aida degli alberi (Guido Manuli, 2001)

Ispirato dall’opera lirica di Giuseppe Verdi, Aida degli alberi si dota di una colonna sonora originale altrettanto prestigiosa, scritta da Ennio Morricone. È divertente ascoltare Morricone nelle canzoni più allegre, lontano dalla sua area di comfort, e poco dopo riconoscere la sua firma inconfondibile nelle marce di guerra.

Animato in 3D, Aida degli alberi sperimenta diverse tecniche di disegno, a seconda che si tratti di una scena standard, di un sogno, di un combattimento. Tra i personaggi anche una sorprendente macchietta queer.

Totò Sapore e la magica storia della pizza (Maurizio Forestieri, 2003)

Questo film riscrive la leggenda dell’invenzione della pizza, ambientandola in una magica Napoli del XVIII secolo. Totò, il protagonista, è un giovane cantastorie con la voce di Eugenio Bennato, che ha scritto tutte le musica insieme con il fratello Edoardo.

La storia presenta un mix di elementi storici e folcloristici: da un lato la famiglia di Filippo V di Spagna, dall’altro Pulcinella (Lello Arena); da una parte Luigi XIV di Francia, dall’altra Vesuvia, strega composta di lava del vulcano di Napoli.

La gabbianella e il gatto (Enzo D’Alò, 1998)

Il più grande successo di D’Alò è basato sul romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare dello scrittore cileno Luis Sepúlveda, che nel film doppia anche un personaggio. In tutti i libri di Sepúlveda il carattere educativo e ambientalista è prioritario e questa versione cinematografica non fa eccezione. Anche nei film di Enzo D’Alò, infatti, l’etica è centrale. In questa lista ho selezionato solo due dei suoi film, ma posso garantire per tutti.

Qui una giovane gabbiana con in grembo il suo primo uovo finisce bloccata nel petrolio. Con molta fatica, riesce a tornare in volo finché, esausta, precipita nel giardino dove vive Zorba, un gatto. In punto di morte depone l’uovo e strappa tre promesse a Zorba: non mangiare l’uovo, averne cura finché non si schiuderà e insegnare al nascituro a volare.

È una storia di amicizia, di crescita, di identità e di libertà. Questi temi sono accompagnati da una colonna sonora originale, frutto di collaborazione di vari artisti, tra cui Ivana Spagna e Samuele Bersani. Tra i doppiatori principali Carlo Verdone e Antonio Albanese.

L’arte della felicità (Alessandro Rak, 2013)

I film di Alessandro Rak sono i più adulti di questa lista, gli unici non adatti ai bambini. Due ne ha fatti e due ne metto, perché sono entrambi capolavori imperdibili.

Per L’arte della felicità torniamo a parlare di Napoli, questa volta anche fin troppo realistica, e di Sergio, un tassista qualunque che è anche un po’ la città stessa, in un momento difficile della sua vita. Il film è una riflessione sulla felicità e sull’infelicità, un viaggio in auto nelle emozioni.

Si tratta di un film pluripremiato che merita non solo per le riflessioni intimistiche, ma soprattutto per la qualità del prodotto. Il montaggio sonoro, la colorazione, la sperimentazione di più tecniche combinate, le musiche originali, l’attenta scrittura dei dialoghi rendono L’arte della felicità 77 minuti di piacere da ascoltare e da guardare.

Gatta Cenerentola (Alessandro Rak, 2017)

Si tratta di un film ispirato all’omonima fiaba di Giambattista Basile. Avevo già espresso il mio entusiasmo per Gatta Cenerentola, ma mi ripeto volentieri. Disegni, tagli, doppiaggio: nessuna sbavatura. Colpisce l’interpretazione carismatica tra cui spicca per popolarità il nome di Alessandro Gassman.

Gatta Cenerentola è una favola nera ambientata in una Napoli futuristica ma ancora ben riconoscibile, non facendosi mancare nessuno stereotipo: camorra, degrado, spazzatura, cocaina, prostituzione, ignoranza, melodie nostalgiche, intrighi, miseria travestita da sfarzo.

Gatta Cenerentola riesce a essere insieme un biglietto da visita dell’arte italiana e una denuncia senza filtri delle contraddizioni di questo Paese.

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Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e si è laureata in Comunicazione a Bologna. Adesso studia Semiotica, lavora e fa tante altre cose. Ad esempio sfila un paio di collant al giorno, mangia mayonese e si impegna per diventare ogni giorno se stessa.

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