Coronavirus, 20 canzoni per far pace con questo tempo sospeso

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È in periodi come questo che parlare di musica non è solo un'evasione, ma diventa necessario: ecco 20 canzoni per affrontare l'immobilità del tempo

È in periodi come questo che parlare di musica non è solo un’evasione, ma diventa necessario: ecco 20 canzoni per affrontare l’immobilità del tempo

Mi sono chiesto a lungo se avesse senso parlare di musica, in questo momento di silenzio così irreale che si può sentire il tempo che passa. Non siamo abituati a sentire il tempo che passa, perché lo riempiamo di qualunque cosa, qualche volta di rimpianti, perlopiù di aspirazioni. Stavolta, però siamo costretti a stare nel presente, questo presente, che è incerto, taciturno, ma è l’unico che abbiamo. Allora mi sono convinto a scrivere questo pezzo, perché la musica sa dirci quello che siamo, sa parlare al nostro posto. A noi non resta che riconoscerci e farne parte, non resta che sentirci meno soli, ché siamo tutti nella stessa trappola, è vero, ma ognuno è prigioniero a suo modo.

Che io ricordi non mi è mai successo di dovermi fermare, mettere un freno alla vita che avanza e farmi bastare quello che ho a disposizione. Sembrava un fatto ovvio, ma non lo era: uscire, parlarsi, abbracciarsi, toccarsi, sfiorarsi, fare l’amore, correre, corrersi incontro, tenersi per mano, essere lo stesso respiro, trovarsi, cercarsi, raggiungersi. È il dolore che ci insegna a riconoscere la felicità, mai il contrario. È la mancanza che ci spiega la pienezza. È quello che non c’è che ci obbliga ad accorgerci di quello che ci manca. Sembra ovvio, ma non lo è, e noi non potevamo saperlo, solo intuirlo. Ma l’intuizione non ha mai salvato nessuno.


Venti canzoni per farci ognuno ciò che vuole, perché non vanno nella stessa direzione, non hanno lo stesso sapore, non raccontano la stessa solitudine. Sono venti storie diverse, venti soluzioni al silenzio, un conforto o un’evasione.


E così ho scelto venti canzoni per fare pace con questi giorni insoliti, o per farci la guerra, per ribellarsi o per prostrarsi, per sentirsi soli insieme o insieme ma uno alla volta, per commuoversi o ridere, per scappare o restare, per sentirsi capiti o per capirsi da soli. Venti canzoni per farci ognuno ciò che vuole, perché non vanno nella stessa direzione, non hanno lo stesso sapore, non raccontano la stessa solitudine. Sono venti storie diverse, venti soluzioni al silenzio, un conforto o un’evasione.

È vero, mi sono chiesto a lungo se avesse senso parlare di musica. Alla fine, mi sono detto che la musica corre ovunque, fa percorsi dove non c’è strada, ci mette in salvo quando il punto d’arrivo non si vede ancora e quello di partenza non si vede più. Quindi non solo ha senso parlarne, è doveroso parlarne.

Destini generali, Le luci della centrale elettrica

Fa parte dell’album Costellazioni (2014), il terzo disco del progetto Le luci della centrale elettrica di Vasco Brondi.

La frase: «È solo un momento di crisi, di passaggio, che io e il mondo stiamo attraversando. È solo un momento di crisi, di passaggio, che io e il mondo stiamo superando. La luna sui sentieri, sui destini generali, sui ragazzi che giocano a calcio nei penitenziari. Le stelle sui viali, sulle offerte speciali, sulle ragazze che cantano nella notte verso i militari».

Andrà tutto bene, Levante

È contenuto nell’album Magmamemoria, di cui è stato il primo singolo.

La frase: «Tempi deserti di coraggio, stavamo bene quando stavamo peggio, le frasi fatte per parlare, fare l’amore e non pensare. Tienimi stretta in un abbraccio, non ho paura se ci andiamo insieme. Del domani mi ripeti che andrà tutto bene».

Il futuro, Nicolò Carnesi

Fa parte dell’ultimo album di inediti di Nicolò Carnesi, Ho bisogno di dirti domani, pubblicato lo scorso ottobre.

La frase: «Altro che macchine volanti, siamo sempre più distanti, ma negli stessi istanti. E non è strano che sia condividere l’esempio più usato? Ma nascondiamo l’orrore nelle nostre stanze. E non è strano che sia navigare la parola più usata in questo millennio? Ok navighiamo, ok navighiamo, ma in realtà naufraghiamo».

Vieni a vivere, Dente

È la penultima traccia de L’amore non è bello, terzo album di Dente – al secolo Giuseppe Peveri – pubblicato nel 2009.

La frase: «Com’è che non ti muovi? Com’è possibile? Mettiamo un disco sul gradisco, baci in cucina, baci in sala, baci in garage. Facciamo centoventi bambini, tutti con dei nomi molto particolari, così gli canto una canzone, di quelle belle che li fanno addormentare. Vieni a vivere come me».

Non vale tutto, Niccolò Agliardi

Fa parte dell’omonimo disco, pubblicato nel 2011.

La frase: «Vedi che la salvezza è poco più che un’intuizione? Io guardo ancora nella stessa direzione, ho il viso asciutto. La mia memoria è breve, però non vale tutto. Ed io, romantico, ci nasco e ci rimango, ma al mio suicidio non ci vengo. Passi che in guerra si ammazza il sospetto, passi pure un inverno in sala d’aspetto, ma siamo cresciuti insieme io e te, quindi non vale tutto».

Restiamo in casa, Colapesce

È una delle tracce di Un meraviglioso declino, album d’esordio di Colapesce, all’anagrafe Lorenzo Urciullo, pubblicato nel 2012.

La frase: «Ci nascondiamo dai fari quassù al terzo piano. Un astronauta, cammino per casa, invado il divano. L’amore è anche fatto di niente, ma quanta luce i tuoi occhi, sento bruciare dei fogli. Arriveranno presto, arriveranno presto, si prenderanno anche il silenzio».

Filosofia agricola, Niccolò Fabi

Fa parte di Una somma di piccole cose, pubblicato dal cantautore romano nel 2016.

La frase: «Verranno giorni limpidi, come i primi di quest’anno. Ritorneremo liberi come quelli che non sanno. Chiaro è che non vincerò contro i cumuli di memoria, ma il vento che li agita sarà l’ultimo ad arrendersi. E poi sarà bellissimo di te dipingermi l’interno. Semmai potessi scegliere, io mi addormenterei d’inverno. Più che felice, è fertile, se la filosofia diventa agricola».

Alveari, Diodato

È la quinta traccia di Che vita meravigliosa, il nuovo album di Diodato, pubblicato dopo la vittoria a Sanremo con Fai rumore.

La frase: «E adesso guarda che cosa succede fuori da questo sputo di strade, fuori da questo mondo perfetto, che esiste solo se ignori che esiste tutto il resto, che fuori c’è la guerra. Non te ne accorgi più che sei anche tu un soldato, che spari pure tu, per poi cadere un giorno e ricordarsi che è tutto così fragile, un equilibrio facile da perdere. Ma cadere non è inutile, cadere è ritrovarsi, ricordarsi di nuovo dell’essenziale invisibile».

Non è un film, Gerardina Trovato

Fa parte dell’omonimo album dell’artista catanese, pubblicato nel 1994.

La frase: «Voglio una vita che vive, non voglio un sogno che brucia. Non sono ghiaccio, ma resto a guardare perché ho paura. Voglio una vita che vive, sanguina una stella sul seno di una donna, mentre muore, grida per terra, sui lividi spingono ancora. Apri le tue mani, perché lei grida davvero. Guarda meglio, adesso, attraverso quel video e dimmi che cosa vedi. Tutto questo non è un film».

Finirà tutto quanto, La Municipàl

È del 2019 l’album omonimo, l’ultimo del progetto nella sua formazione originale, composta dai fratelli Carmine e Isabella Tundo.

La frase: «Ciao, non preoccuparti, tranquillo, a casa tutto bene, un cane ancora ce l’ho. È che mi sento lontano da tutto, tu mi capisci un po’. Oh, amico mio, io non sono triste, ho solo un nodo in gola e nelle tasche, un verme solitario nella testa. Io mangio quel che resta, perché tanto prima o poi finirà. Finirà tutto quanto, finirà tutto quanto».

Panico, La rappresentante di lista

Dall’ultimo album di inediti del duo composto da Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, Go go diva, l’ottava traccia del disco.

La frase: «Non c’è una macchina che passa e le finestre sono tutte giù. Mio padre e mia madre hanno ripreso a fare l’amore. Ti dico che è una festa, amore, e tutti ballano. Non era il panico. La piazza si calpesta e quello che rimane è che ho perso le scarpe, anche mia madre mi cammina in testa. Ti dico che è una festa, amore. Il panico è la nostra guerra, è la paura che ci manca. Ma oggi so dove andare, so dove scappare. Ti dico che è una festa, amore, e tutti ballano e allora rido».

La sedia con le ali, Braschi

Fa parte di Trasparente, il primo album di inediti del cantautore Federico Braschi.

La frase: «Da questo appartamento i giorni sono sempre uguali, ci sono fantasmi attorno a me, facce senza nomi. Ci sono promemoria appuntati sui calendari e dosi d’amore che fatico a capire. Io vi guardo da qui, da questa sedia con le ali, da questo posto silenzioso, in prima fila per i temporali. È tutto fermo, anche le gambe, anche il cuore, anche il senso del dolore».

Per quanto saremo lontani, Lo Stato Sociale

Fa parte dell’album Amore, lavoro e altri miti da sfatare, pubblicato nel 2017.

La frase: «Per ogni bicchiere vuoto, ogni vetro spaccato, per ogni “Perché non ti accorgi che sei fortunato?”. E potrei non volerti più e avere ogni cosa. Invece non ho più niente, perché voglio te. Per quanto saremo lontani, io ti vedrò ogni giorno. Per quanto saremo sordi, ti ascolterò ogni giorno».

Una domenica notte, Brunori Sas

È Vol. 2 – Poveri Cristi, secondo disco di inediti di Brunori Sas, nome d’arte di Dario Brunori, a contenere Una domenica notte.

La frase: «E riesce anche a sorprenderti, perché quest’alba è una benedizione. È un bacio, una carezza, una consolazione. E ritorni a letto, spegni la TV, lei si poggia sul tuo petto. Che cos’è che vuoi di più? Ma la conosci bene questa sensazione? È una specie di ottimismo senza una ragione».

Ci vuole molto coraggio, Ex-Otago

Fa parte dell’album Marassi, pubblicato dalla band ligure nel 2016.

La frase: «Ci vuole molto coraggio per reggere il giorno e sopportare la notte. Ci vuole molto coraggio per fermarsi un attimo, nuotare nel profondo. Ci vuole molto coraggio per tornare indietro quando è necessario. Ci vuole molto coraggio per guardarsi allo specchio con un bel sorriso. Ci vuole molto coraggio ad avere coraggio».

Prima o poi ci passerà, Motta

È una delle tracce de La fine dei vent’anni, l’album d’esordio del cantautore livornese Francesco Motta.

La frase: «Non ridere e non piangere, non stringermi le mani, siamo sporchi, siamo umani, prima o poi ci passerà. La luna che ci insegue in fondo alla salita, costruiamoci una casa, prima o poi ci passerà. Ritroviamoci per strada per urlare il nostro nome, con quel poco che rimane, fra milioni di persone. Finalmente dormiremo, avremo un posto dove stare, ma saremo troppo stanchi per poterlo raccontare».

Non siamo gli alberi, Dimartino

Fa parte dell’album Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile, pubblicato da Antonio Dimartino nel 2011.

La frase: «E tutto quello che voglio da te è illegale, niente che si può cercare, che si può trovare in questa parte di universo disponibile, niente che si può comprare con i soldi di mio padre. Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile o necessario alla sopravvivenza di animali in estinzione come noi. Non siamo gli alberi. No, non siamo gli alberi che stanno fermi lì».

Il pendio dell’abbandono, Carmen Consoli

È la quinta traccia dell’album Eva contro Eva, pubblicato nel 2006.

La frase: «Regnerà sovrano l’oblio, vile ripiego all’impotenza e alla crudeltà di un ignobile addio, inflitto a sorpresa da chi ha giurato lealtà. Ma un vento caldo annuncerà il risveglio di tempi migliori. Ma un vento caldo plasmerà il rigore di spietati inverni».

Abbi cura di te, Maldestro

Fa parte de I muri di Berlino, album del cantautore napoletano Maldestro, ossia Antonio Prestieri, pubblicato nel 2017.

La frase: «Ama l’insonnia che fissa i tuoi occhi dal buio della stanza e tutti i treni che negli anni hanno avuto una falsa partenza. Ama i tuoi errori, perché prima o poi verranno a trovarti, e non pensarci più. È questione di qualche minuto e arriva il futuro. Abbi cura di te, origliando l’amore. Abbi cura di tutte le cose, anche di quelle che fanno dolore. Abbi cura di te fino all’ultimo giorno, fino a che questa strada si spenga senza fare ritorno».

Mettiti la maschera, Erica Mou

Fa parte di Contro le onde, terzo album della cantautrice Erica Mou, pseudonimo di Erica Musci, pubblicato nel 2013.

La frase: «Mettiti la maschera che poi ce ne andiamo in spiaggia a vedere bene il fondo, come abbiamo fatto in questi anni. Come fai, come fai a respirare? Che poi ce ne andiamo in spiaggia a cercare sul fondale il meglio dei nostri anni. Resta con la maschera, resta per cambiare il fondo, mentre affondano il meglio dei nostri anni».

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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