Gorilla Sapiens Edizioni è la prova che la lettura è governata da Instagram

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Il logo della Gorilla Sapiens Edizioni

Il logo della Gorilla Sapiens Edizioni

Riapro volontariamente questa terza parte di #DietroUnLibro con una casa editrice indipendente che sta morendo. La Gorilla Sapiens Edizioni, a fine marzo, chiude definitivamente.

Mentre scrivo controllo il telefono, magari riescono a rispondere alla mia mail. Più volte ci siamo confrontati e la risposta è stata sempre la stessa: «Scusami, non è facile parlarne». E allora ne parlo io: benvenuti all’inizio di una fine.

Gorilla Sapiens Edizioni: perché loro

Perché no, si potrebbe rispondere. Perché una mattina, proprio sul gruppo Book Advisor (dove condivido questo progetto), vedo un post: la casa editrice chiude, catalogo al 50%, non mandiamo i libri al macero.

Acquisto libri. Arrivano dopo pochi giorni. Sono tutti racconti. Uno diverso dall’altro persino nelle grafiche delle copertine. Niente gialli, fantasy o teen drama. Cosa resta?

Adoro l’ironia, ho un’ossessione per la corretta lingua italiana e un certo appetito per la distruzione delle categorie. Mi piace parlare di grandi sciocchezze come di questioni filosofiche di poco conto. I Gorilla sapiens sono fatti così! Sarà forse per via di quella storia dell’estinzione, che non ci fa dormire sonni tranquilli, ma nei momenti di veglia ci piace prendere la vita con leggerezza.Gorilla Sapiens Edizioni

Gorilla Sapiens Edizioni: la buona carta non basta

"Ho lasciato dei libri in giro per Palestrina, tra cui uno di Gorilla Sapiens Edizioni", foto di Ylenia Del Giudice

“Ho lasciato dei libri in giro per Palestrina, tra cui uno di Gorilla Sapiens Edizioni”, foto di Ylenia Del Giudice

Purtroppo, nonostante le edizioni siano curante e i prezzi accessibili, sono rimaste in attesa che qualcuno si accorgesse di loro. La Gorilla Sapiens Edizioni resta volutamente ignorata dai lettori. Forse la colpa è dei racconti, che in Italia sembrano sempre testi per perdenti. Forse la colpa è dell’engagement, degli insight, dei like. Forse le cose dovevano andare così e Gorilla Sapiens Edizioni magari si evolve, si inventa qualche altra strada.

C’è però un fatto che mi terrorizza. Nessuno dei miei contatti si è avvicinato alla casa editrice di sua sponte. Ho dovuto calcare la mano tra post, storie e messaggi in privato per dire: «Hey! Perché non provi anche Gorilla?». Solo allora mi sono giunti messaggi del tipo: «Ho ordinato, sono stati carinissimi. Il pacchetto è già arrivato!».

Perché le persone devono essere sempre indirizzate verso qualcosa? Perché bisogna arrivare alla fine per avere attenzione? Abbiamo avuto bisogno dei personaggi famosi e del Governo che si esprimesse con un gergo prettamente social, so di non poter pretendere niente di più.

Gorilla Sapiens Edizioni: cosa è andato storto?

Il logo della Gorilla Sapiens Edizioni e il messaggio d'addio della casa editrice

Il logo della Gorilla Sapiens Edizioni e il messaggio d’addio della casa editrice

Posso fare qualche ipotesi. Mentre gli editori presentati fino ad oggi sono riconoscibili, Gorilla Sapiens Edizioni no. Ogni libro sembra non appartenere a nessuna linea editoriale, se non a quella dei racconti. È una scelta voluta? È l’idea di volere autori e parole libere? Spero vivamente di trovare risposte. Altra ipotesi: i racconti agli italiani non piacciono. Possibile. La stessa Racconti Edizioni aveva sottolineato quanto fosse difficile lanciare i racconti fra gli autoctoni dello stivale.

Tra gli autori compare una sola donna: forse è questo il problema? Forse è un rifiuto del lettore davanti a questo aspetto? Non conoscendo la motivazione riguardante l’assenza delle scrittrici, posso però chiedermi se il lettore si è spinto fino al tasto «Autori» per verificarlo e, in tal caso, scegliere di boicottare la Gorilla Sapiens Edizioni.


Gorilla Sapiens non si vende. Non è ‘instagrammabile’.


L’ultima ipotesi, quella che sembra essere più vicina alla realtà di noi lettori, è che fondamentalmente Gorilla Sapiens Edizioni non la (ri)conosce nessuno. Non ci sono catene di tag, non ci sono violente gare incentrate su questa casa editrice. Non esiste nemmeno un gruppo di lettori che si è preso in carico una di quelle challenge. È evidente. Gorilla Sapiens non si vende. Non è «instagrammabile».

Perché scrivere se non si hanno le risposte?

Perché io quelle risposte le aspetto, con i giusti tempi. Perché fino a fine mese potrete aiutare un editore a non distruggere i libri al macero, potrete aiutare gli autori che hanno lavorato convinti di alleviarvi magari un pomeriggio. E perché un intero catalogo al 50% neanche Adelphi. E se vi serve un motivo social, usate l’hashtag #DietroUnLibro.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

2 comments

  1. Avatar
    Francesco 19 marzo, 2020 at 16:19 Rispondi

    Fa male vedere tanti peccati di generalizzazione (“volutamente ignorata dai lettori”, “scegliere di boicottare”, “testi per perdenti”, “le persone devono essere indirizzate”). È sicuramente dettata dalla rabbia, e mi dispiace sia perché nella rabbia se la prende anche con me lettore che ci ho i miei guai pure io, sia perché nella rabbia è impossibile fare analisi, capire gli errori propri e i condizionamenti del contesto, e quindi migliorarsi e rialzarsi.

    Gli editori più maturi, che pubblicano opere di qualità quanto merce di consumo, sono soliti insegnare agli editori esordienti di servire il pubblico, senza manipolarlo né assecondarlo. È sottile il confine fra fornitore stimolante e fornitore arrogante, me ne rendo conto. Il cliente non ha sempre ragione ma è l’unica autorità su sé stesso e l’educazione non gli manca (se hai puntato a un pubblico educato, s’intende).

    Un editore di nicchia, che si specializza su un solo formato, un solo genere, un solo ambito, deve rassegnarsi al fatto che non può vendere il suo catalogo in blocco, che il lettore medio sarà interessato al massimo a 1 o 2 dei 50 libri in catalogo. L’editore deve puntare alla varietà, non alla “identità” come gli editori blasonati, se vuole vendere abbastanza copie di tutti e 50 i suoi libri. Di contro, inseguire un pubblico vario significa non poter intraprendere una promozione omogenea per tutti, e quindi dover fare 50 fatiche invece di una. A avercela, la forza per 50 fatiche. Forse è stato questo, l’ostacolo?

    Posso ovviamente sbagliare, di marketing so poco (ma non niente). Il mio è un tentativo, come il vostro, di spiegare la fine di un progetto lodevole. Un tentativo che però evita di cercare colpe ovunque tranne che nel progetto, per quanto lo si ama e ci si è sacrificati.

    Sono desolato per il destino della casa editrice e sarò felice se le persone che l’hanno animata troveranno nuove strade per costruire e promuovere cultura. Io purtroppo vi ho scoperto oggi. Ora darò un’occhiata al catalogo e vedrò se c’è qualcosa per me o se addirittura posso adottare qualcosa che non è per me. Per il resto vi abbiamo già condiviso su un nostro gruppo, poco influencing ma tant’è, per quel che può valere.

    Viva i racconti! :)

  2. Ylenia Del Giudice
    Ylenia Del Giudice 31 marzo, 2020 at 10:04 Rispondi

    Francesco è un piacere leggere un commento ragionato come il tuo. Da lettrice, nonostante sia l’autrice dell’articolo, sono anche io parte della generalizzazione. L’editore, come tutti, ha certamente la sua parte di errori nel suo cammino. Probabilmente dovuta all’inesperienza, forse anche alla troppa fiducia nell’editoria indipendente. Certo è che i lettori, l’unico pubblico che davvero sembra potersi permettere il lusso di lasciar vivere morire un libro, sono sempre più spesso animati da un algoritmo.

    RBA e il suo progetto dei classici a 10, forse 15 euro a libro. Le copertine sono instagrammabili e riempiono i feed di molti lettori o sedicenti bookblogger. Per cercare un libro non puoi fare affidamento alla lente di instagram dal momento che, causa algoritmi, finisci per vedere le stesse cose. E le persone, come ricorda Twain nel suo saggio “Libertà di stampa”, hanno bisogno dell’approvazione altrui finendo così per conformarsi.

    La domanda e l’offerta vengono così miscelate e non sembrano distinguersi. Il pubblico vuole quello che gli diamo, in pratica. Se la Gorilla Sapiens si fosse svenduta a tali sedicenti bookblogger probabilmente ora sarebbe al livello di un qualsiasi altro testo. I libri vengono regalati come si regala un prodotto del make up. L’importante è parlarne, far girare il post e creare aspettative e attese nel pubblico.

    Per quanto riguarda la scelta del pubblico non posso che darti ragione: punti in alto sapendo che il tuo conto in banca ti permetterà di affrontare le perdite ingenti oppure punti al pubblico che ti permetterà di arrivare a fine mese. Da lettrice e amante di questa forma d’arte che è la scrittura, non posso far a meno di dar testate al muro poiché il lettore è colui che decide. E se questi sono i lettori che governano l’editoria allora forse converrai con me che la letteratura, fiere o non fiere, è un po’ morta.

    Detto ciò, non posso che ringraziarti per la condivisione e anzi, se volessi inviarmi il link tramite mail – la trovi nel mio profilo di Parte del discorso – te ne sarei grata!

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