Servirà qualcuno che ci legga, alla fine: l'intelligenza gentile di Zambotti

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In foto, la copertina del libro Servirà qualcuno che ci legga, alla fine, libro di Carlo Zambotti edito da Gorilla Sapiens Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, la copertina del libro Servirà qualcuno che ci legga, alla fine, libro di Carlo Zambotti edito da Gorilla Sapiens Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

Servirà qualcuno che ci legga, alla fine, di Carlo Zambotti, è stato un amore a prima vista. Aprendo il catalogo di Gorilla Sapiens Edizioni il mio occhio, non so come, è finito lì. Forse per la triste vicenda della casa editrice, non saprei dire. Trentasette racconti disposti in ordine casuale, senza riferimenti a tempo e luogo da poter seguire. Trentasette racconti che costringono il lettore a un’analisi del contenuto, non più della forma. Carlo Zambotti non si accanisce su inutili dettagli e sfrutta la forza del racconto breve fino alla fine.

Interessante è il fatto che Zambotti, insieme a Gorilla Sapiens Edizioni, pubblica per la prima volta questi racconti nel 2013. Di coerente, fra loro, ci sono solo l’assenza dello spazio e del tempo, mai davvero delineati. Per il resto, si potrebbe dire che Zambotti assume trentasette personalità diverse – compresa quella della mosca che attende la sua fine. Ogni racconto è diverso dall’altro: cambiano personaggi, punti di vista, narrazione e finale. Sono storie che si adattano alla vita del lettore come abiti su misura, desiderosi di essere indossati. Servirà qualcuno che ci legga, alla fine è a tratti cinica, a tratti sognatrice, realista e sfuggente. Muta in continuazione e spiazza il lettore che è costretto a staccarsi dal testo.


La quarta di copertina e le prefazioni sono un ponte diretto fra l’editore e il lettore: su questo ponte c’è l’autore, che migra da un polo all’altro, un racconto alla volta, per saldare e quasi consacrare questo rapporto.


Come ricorda la «prefazione normale» scritta per mano della casa editrice, i racconti sono ricchi di «intelligenza gentile», come sembra essere lo stesso Carlo Zambotti. L’autore si nasconde, a tratti scompare, lasciando ampio spazio alla sua opera: una volta in ombra, emergono i personaggi e le loro storie – come quella di Dentro la stanza, capace di mostrare con poche parole colori e polvere di una stanza dipinta un po’ di malinconia e solitudine. La quarta di copertina non mente: c’è un aspetto schizofrenico in alcune di queste storie, che forse è anche il meccanismo narrativo sul quale poggia le solide basi di Servirà qualcuno che ci legga, alla fine.

In foto, una delle illustrazioni presenti nel libro Servirà qualcuno che ci legga, alla fine, di Carlo Zambotti, edito da Gorilla Sapiens Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, una delle illustrazioni presenti nel libro Servirà qualcuno che ci legga, alla fine, di Carlo Zambotti, edito da Gorilla Sapiens Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

La quarta di copertina e le prefazioni sono un ponte diretto fra l’editore e il lettore: su questo ponte c’è l’autore, che migra da un polo all’altro, un racconto alla volta, per saldare e quasi consacrare questo rapporto. La lettura finisce così, con questo senso di appartenenza: come se quel qualcuno fossimo proprio noi.

Fra i racconti compaiono, come compagni di viaggio che si muovono sullo stesso sentiero, disegni di autori illustri che non sono citati direttamente nelle prime pagine ma che, ne sono certa, avranno il loro spazio dedicato sul sito.

Probabilmente a una prima lettura appariranno racconti senza senso, schizzi di inchiostro di una sfera impazzita. Servirà qualcuno che ci legga, alla fine non pone domande dirette e non vuole che gli vengano fatte. Racconta, parla, a tratti spiega e lascia guardare, nulla di più. La collezione di racconti è una coperta che narra la storia della vita degli altri, un quadratino alla volta. E sì, probabilmente servirà qualcuno che la legga, alla fine.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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