Il Futurismo è stato anche delle donne

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Il manifesto della donna futurista, risposta di Valentine de Saint-Point al movimento di Marinetti

Il manifesto della donna futurista, risposta di Valentine de Saint-Point al movimento di Marinetti

L’Italia di inizio XX secolo ha visto l’espandersi di un movimento che ha influenzato l’ambito letterario così come quello artistico, musicale e culturale del paese. Del Futurismo si parla più o meno al quinto anno di liceo: ci viene insegnato che i seguaci di tale movimento non si trattennero dall’esplorare le più variegate forme d’espressione nei campi della poesia, del teatro, del cinema. Il nome più famoso associato a questa potente corrente innovatrice è, ovviamente, quello di Filippo Tommaso Marinetti.

L’inizio del Novecento è stato un periodo altamente influenzato da vari stravolgimenti sociali, guerre, cambiamenti politici e nuove innovazioni tecnologiche. I futuristi non volevano più avere legami col passato, volevano guardare avanti e volevano farlo con estrema velocità, concentrandosi su un presente proiettato verso un futuro altrettanto luminoso e magnifico. Eppure c’è qualcosa che solitamente non viene citato, un dettaglio generalmente (ma non sorprendentemente) considerato apparentemente insignificante: a prendere parte a quel movimento nuovo, potente, dinamico, ci furono anche le donne.

Il Manifesto della donna futurista: conosciamo Valentine de Saint-Point

Valentine de Saint-Point, per esempio, non siamo in tanti a conoscerla. Scrittrice, poetessa e danzatrice di origine francese, Valentine si è dedicata con passione all’arte in molte delle sue forme. Fu la sola donna che scrisse Manifesti nel periodo futurista: nel 1912, in risposta a quello di Marinetti (che nel nono articolo proclama il disprezzo per le donne), Valentine pubblica un volantino che viene stampato sia a Parigi che a Milano.

Ne Il Manifesto della donna futurista si parla di un’umanità composta non da maschi o femminine ma da mascolinità e femminilità, tratti appartenenti a ogni essere completo. Le donne dovevano avere il diritto di essere libere e riappropriarsi dei propri istinti attraverso una forza energica e potente: la lussuria.


Le donne sono le Erinni, le Amazzoni; le Semiramidi, le Giovanne d’Arco, le Jeanne Hachette, le Giuditte e le Carlotte Corday; le Cleopatre e le Messaline; le guerriere che combattono con più ferocia dei maschi, le amanti che incitano, le distruttrici che, spezzando i più deboli, agevolano la selezione attraverso l’orgoglio e la disperazione, la disperazione che dà al cuore tutto il suo rendimento.

Manifesto della donna futurista, Valentine de Saint-Point


Dopo questo primo Manifesto sarà Marinetti stesso a invitarla a far parte della redazione del movimento futurista, dove avrebbe ricoperto il ruolo di rappresentante di azione femminile. Il tema del secondo Manifesto fu proprio quello della lussuria, uscito nel 1913 e dedicato a tutti coloro per i quali tale parola era ancora simbolo di peccato o vergogna. Il piacere venne definito forza creatrice esattamente come lo spirito: essendo gli esseri umani fatti di corpo quanto di anima, non sarebbe stato giusto reprimersi a concedere la libertà solo a uno dei due.

È possibile citare anche altri nomi legati al periodo del Futurismo: Benedetta Cappa, pittrice e scenografa che nel 1929 fu tra le promotrici del Manifesto di aeropittura, la fotografa triestina Wanda Wulz, la pittrice Leandra Angelucci di Foligno e una delle prime donne aviatrici, Olga Biglieri.

Il Futurismo è quindi stato fatto non solo di uomini, diciamolo, velatamente misogini e volenterosi di esplorare nuove forme d’espressione e rivoluzione, ma anche di donne che non vedevano l’ora di prender parte a un movimento incentrato sullo svecchiamento, su uno spirito rinnovatore che volevano contribuire ad alimentare nella speranza di riuscire a esprimersi più liberamente in ambito artistico quanto in quello sociale.

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Melissa Vitiello

Melissa Vitiello

23 anni, tra Napoli e Istanbul. "Voglio scrivere perché ho bisogno di eccellere in uno dei mezzi di interpretazione della vita", diceva Sylvia Plath.

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