Crifiù, la lettura ideale nella quarantena per riflettere sull'essere umano

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In foto, Crifiu – Storia dell'uomo che visse in mezzo al mare, di Eugenio Leucci, edito da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, Crifiu – Storia dell’uomo che visse in mezzo al mare, di Eugenio Leucci, edito da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

Crifiù è la storia dell’uomo che visse in mezzo al mare. Avete presente quei libri che non si riescono a identificare immediatamente? Sarà un romanzo nascosto dietro una strana copertina? Sarà forse una favola?

Crifiù è una storia per bambini che, con molte probabilità, potrebbe essere una lettura gradita anche agli adulti. Eugenio Leucci, già scrittore di testi per la scuola e autore di Il collezionista di corpi e Vado solo a fare due passi, questa volta si propone con un testo differente, accompagnato dalle illustrazioni dolcissime di Federica Ferri.


Com’era arrivato laggiù quell’uomo? La cicogna se lo chiedeva spesso, ma sapeva aspettare. Sapeva che, come i fiori visti sbocciare nei paesi freddi, il cuore di un amico silenzioso prima o poi si apre: basta dare alla sua primavera il tempo di arrivare.

Crifiù, Eugenio Leucci


Eretica Edizioni ha scelto di pubblicare Crifiù perché, così come Chiedi al libraio la storia del caprone, porta al lettore storie impossibili da poter essere considerate reali.

Crifiù è un uomo che vive in mezzo al mare, su una piattaforma fatta di pedane di legno recuperate dove possibile. Un uomo che parla con gli animali in LIAS, ovvero il linguaggio internazionale degli animali selvaggi. Un uomo che non ha accolto gli animali, ma dai quali è stato accolto.

Crifiù: se l’acqua è simbolo di rinascita

In foto, una delle illustrazioni di Federica Ferri per il libro Crifiu – Storia dell'uomo che visse in mezzo al mare, di Eugenio Leucci, edito da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, una delle illustrazioni di Federica Ferri per il libro Crifiu – Storia dell’uomo che visse in mezzo al mare, di Eugenio Leucci, edito da Eretica Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

La trama di per sé è semplice e chiara ai bambini. Più complesso è il messaggio interno, il richiamo costante al concetto di acqua come possibilità di rinascita. L’acqua che lava via i peccati, quella dalla quale si è originato tutto: l’acqua come unico passaggio per arrivare dall’altra parte, qualunque essa sia. Ed è anche l’acqua che deve essere protetta, che sia mare, oceano, fiume o lago.

Crifiù è un uomo che ha rinunciato alla famosa «bustarella» e che ha sentito il dovere di rimediare a un errore. Un uomo che non riesce a vestire i panni del ricco senza morale. Per certi versi, un moderno San Francesco.

L’uomo che si ravvede può ancora cambiare le cose, senza necessariamente diventare martire. Crifiù è un invito al rispetto non soltanto delle scelte altrui, ma anche dell’ecosistema che quotidianamente viviamo. In questi tempi di quarantena, dove l’uomo si è ritirato come sabbia mangiata dal mare, l’acqua è tornata limpida, i parchi sono pieni di vita e perfino in città è possibile trovare uccelli che potevamo ammirare solo su qualche documentario.

Charles Mackay, giornalista e musicista del 1800, scriveva: «Il più piccolo sforzo non è perduto. Ogni piccola onda sull’oceano porta aiuto alla bassa marea o al flusso delle onde, ogni goccia di pioggia fa saltare qualche fiorellino, ogni lotta diminuisce il dolore umano».

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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