Libertà di stampa di Mark Twain: se la via di fuga è vendersi

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In foto, la copertina del libro Libertà di stampa, di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, la copertina del libro Libertà di stampa, di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

Con Libertà di stampa di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni, ho deciso di aprire questo articolo che sarà suddiviso in due parti. La prima, dedicata al testo in quanto tale; la seconda invece alle riflessioni che scaturiscono dalla lettura.

Libertà di stampa, così come proposto da questa casa editrice, non prevedere nessuna prefazione. Non c’è modo di conoscere eventualmente le linee guida di Mark Twain. «Giornalista, scrittore e umorista americano»: questo è ciò che ci viene detto dell’autore nella quarta di copertina. Libertà di stampa si apre istantaneamente al lettore con una riflessione, intitolata Il privilegio dei morti: sulla libertà d’espressione.

Di cosa parliamo quando parliamo di stampa

In foto, l'indice del libro Libertà di stampa, di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, l’indice del libro Libertà di stampa, di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

Questa rivisitazione del titolo di un’opera di Carver torna sempre utile quando è necessario spingerci qualche passo oltre. Libertà di stampa non è un romanzo, ma una raccolta di riflessioni nella quale Twain osa raccontare cosa accade veramente quando si crede nella libertà di stampa. La traduzione proposta mantiene vivo il sarcasmo e il senso di amara arresa consapevole che Twain ha sempre avuto.

Con il testo d’apertura è già chiara la sua posizione: solo i morti hanno vera libertà di espressione. Non c’è opinione pubblica che possa arrecare danno a un morto, non c’è famiglia che possa subire ripercussioni. Così, già da pagina 8, il lettore ha ben chiaro di cosa stiamo parlando:

A volte sopprimiamo un’opinione per ragioni che ci fanno onore, non onta, ma più spesso lo facciamo perché non possiamo sostenere l’amaro costo di dichiararla. […] Il risultato naturale di questa condizione è che, consciamente, o inconsciamente, prestiamo più attenzione ad accordare le nostre opinioni con quelle del nostro vicino e a mantenere la sua approvazione, piuttosto che a esaminarle con scrupolo per vedere se siano giuste e fondate.Mark Twain, Libertà di stampa

Libertà di stampa: il decadimento dei principi

L’intero testo resta fedele a questa condizione. Quella che viene definita libertà in realtà non esiste nella pratica, ma solo nella teoria. Tutti i riferimenti di Twain sono arricchiti da note a piè pagina e da fatti realmente accaduti allo scrittore che ricorda, comunque, di non fidarsi di nessuno, neppure di noi stessi.

Dodici articoli che rimarcano la condizione dell’America al tempo di Twain, dalla corruzione politica all’acquisto della carta stampata non più libera, passando attraverso il concetto di censura per arrivare sempre allo stesso punto: l’opinione pubblica.

L’assenza di fonti

In foto, la quarta di copertina del libro Libertà di stampa, di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, la quarta di copertina del libro Libertà di stampa, di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

Per quanto sia stata una lettura interessante sotto ogni punto di vista, resto perplessa per quanto riguarda la fonte. La prima edizione di Piano B è del 2010, la stessa che mi ritrovo io fra le mani. Le traduzioni sono di Robyn Dale, Alessandro Miliotti e Andrea Guarducci. Non ci sono però riferimenti sull’edizione scelta per la traduzione o su chi si sia preso l’onere di lavorare sull’aspetto grafico.

Sappiamo che molti scritti di Twain vennero pubblicati postumi solo grazie alle sue stesse dichiarazioni nel testo e mi sorge spontanea una domanda: si tratta di una svista o della volontà di non manomettere l’integrità del lettore suggerendo punti di vista o visioni «di parte»? Perché la condizione che Piano B Edizioni vuole evitare è proprio l’obbligo di incastrarsi nella stessa opinione pubblica che Twain mette alla gogna.

Libertà di stampa: a ogni libro la sua carta

In foto, la costola del libro Libertà di stampa, di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

In foto, la costola del libro Libertà di stampa, di Mark Twain, edito da Piano B Edizioni. Foto di Ylenia Del Giudice

Siamo sempre più abituati alla carta interno sui toni dell’avorio, che non disturba la lettura e fa sentire il lettore accolto fra l’inchiostro. Qui, invece, Libertà di stampa è proposta su una carta bianca, rigorosamente ecologica della nota cartiera Fedrigoni. Il peso delle parole lo si percepisce tenendo il libro fra le mani: Piano B Edizioni sceglie una 100 gr (tipicamente si usa una usomano tra i 60 e gli 80 gr) di una tonalità di bianco particolare, che non acceca durante la lettura e che mette in risalto l’inchiostro nero.

La copertina – come detto nelle storie su Instagram – non prevede plastificazione perché è una 300 gr. Stucco Acquerello Gesso, quindi ruvida, porosa e resistente quasi come il cartoncino. La rilegatura a caldo, seppur tipica dell’editoria, resiste alle pieghe.

Ok il prezzo è giusto

Mi è tornata in mente la Zanicchi, con quella sua ruota dai numeri per orbi. Per quanto riguarda la collana Elementi, quella di Libertà di stampa, è bene notare come il prezzo di copertina quasi scompaia. Si vede, ma non è la prima cosa che cade all’occhio. Non si confonde ed è nota la cifra: il libro, accessibile a tutti, non deve essere giudicato solo in base al suo costo.

Libertà di stampa: l’articolo 21

In foto, i primi 8 articoli della Costituzione della Repubblica Italiana

In foto, i primi 8 articoli della Costituzione della Repubblica Italiana

Qui è dove finisce la recensione della libertà di stampa secondo Twain e inizia l’elaborazione della domanda che sorge spontanea dopo aver letto il testo: cos’è la libertà di stampa?

L’articolo 21 della Costituzione italiana, consultabile da tutti, si apre con: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Chiunque può dire ciò che vuole, come vuole. Umberto Eco lo aveva reso noto in una sua celebre frase che si trova facilmente sui profili Facebook di buoi che dicono cornuti agli asini.

Lo stesso articolo 21, dopo aver specificato che non esiste censura e che si può render noto il finanziatore del mezzo di comunicazione, culmina con: «Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni». Quindi siamo liberi di distruggere la vita di una persona attraverso il frutto del mezzo di comunicazione, ovvero l’opinione pubblica.

Non è l’opinione pubblica a guidare l’informazione ma è l’informazione che genera l’opinione pubblica, che poi regala un feedback alla stessa informazione – o, più che altro, al mezzo attraverso cui l’informazione viene trasmessa.

L’Ordine dei Giornalisti

I giornalisti, così come la libertà di stampa, devono essere necessariamente liberi e indipendenti da ogni possibile influenza e controllo da parte di politica ed economia.

I giornalisti, così come la libertà di stampa, devono essere necessariamente liberi e indipendenti da ogni possibile influenza e controllo da parte di politica ed economia.

Così come chiunque può consultare online la Costituzione, chiunque può anche ricercare informazioni direttamente rivolgendosi all’Ordine dei Giornalisti. Ho trovato un documento del 2018 (quasi recedente, dunque) curato dal professor Roberto Mastroianni, che si riferisce ai media come strumenti che «svolgono la funzione sociale di costruzione della coscienza collettiva; devono assicurare informazioni complete, varie, critiche, attendibili e degne di fiducia».

Ecco come dovrebbe formarsi, semmai, l’opinione pubblica: su qualcosa degno di fiducia. Quello che accade, invece, è che fra le mani ritroviamo solo un pugno di titoli che creano sgomento, rabbia, invidia e che spingono, tra bias cognitivi e archetipi, a dare il via a un circolo vizioso di mala informazione. Linkiesta prova a fornire un materiale corretto e alla portata di tutti, ma è evidente che non piace nel mondo social.


Crederò veramente nella libertà di stampa quando un giornalista potrà scrivere ciò che pensa del suo giornale. Nel suo giornale.

– Guy Bedos


Ci sarebbe da chiedersi per quale motivo giornalisti – o giornalai – abbiamo perso sempre più credibilità in questo nostroPaese e, probabilmente, la risposta è qui, nell’evidente differenza fra teoria e pratica.

Questo perché i giornalisti, così come la libertà di stampa, devono essere necessariamente liberi e indipendenti da ogni possibile influenza e controllo da parte di politica ed economia. Perché si parla di controllo? Provate a rispondere a questa domanda: finanziereste mai un mezzo di informazione o un giornalista che prima o poi svelerà tutti gli scheletri del vostro armadio? Questo è ciò che succede se una figura politica diventa finanziatrice di una testata.

Libertà di stampa: l’attualità di Mark Twain


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Un post condiviso da Ylenia Del Giudice (@atrocitahyde) in data:

Nonostante Mark Twain abbia raccontato la condizione dell’America in pieno sviluppo, con più giornali che abitanti, restano comunque riflessioni applicabili al nostro sistema. Sempre il professor Mastroianni rende noto come l’antenato della nostra attuale Costituzione, ovvero lo Statuto Albertino del 1848, all’articolo 28 fosse propenso al controllo dei giornali: «La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi». L’abuso dell’informazione resta comunque una forma di controllo, la stessa che in questo periodo si è stati costretti ad applicare per il dilagare di informazioni frettolose, indiscrezioni e teorie complottiste.

Circa cento anni dopo lo Statuto Albertino, nel 1949, la Costituzione tedesca elaborò, con una certa precisione, l’articolo 5: «Ognuno ha diritto di esprimere e diffondere liberamente le sue opinioni con parole, scritti e immagini e di informarsi, senza essere impedito, da fonti accessibili a tutti. Sono garantite la libertà di stampa e d’informazione mediante la radio e il cinematografo. Non si può stabilire alcuna censura. Questi diritti trovano i loro limiti nelle disposizioni delle leggi generali, nelle norme legislative concernenti la protezione della gioventù e nel diritto della persona al suo onore». Noi italiani ci siamo persi qualche passaggio nel corso degli anni, probabilmente.

Libertà di stampa: corruzione e omicidi

Lifegate, nel 2019, ha raccolto accuratamente i dati riguardanti il World Press Freedom Index, spiegandone anche il contenuto. Lo stesso che, in inglese, è possibile consultare su Reporters Without Borders. Muoiono così giornalisti ogni giorno e qualcuno muore anche nel tentativo di difendere i nostri diritti all’informazione. La corruzione non è solo fra persone, ma è soprattutto fra media e social media, nello specifico. Parole e messaggi contraffatti da chi ne governa l’andamento, come succede in diverse parti del mondo.

Per concludere, dunque, come insegna Mark Twain: «I giornalisti onesti ci sono. Solo costano di più».

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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