Arpeggio Libero, la casa editrice che nasce per gli esordienti

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Il logo della casa editrice Arpeggio Libero

Il logo della casa editrice Arpeggio Libero

Un pomeriggio mi arriva un messaggio che ha tutta l’aria di essere una catena. In realtà, però, è una richiesta di aiuto editoriale, un «potreste parlare di loro? Chiuderanno a breve»Ho chiamato l’editore di Arpeggio Libero durante l’ora di pranzo pensando che non mi avrebbe mai risposto, invece l’ha fatto. Ho iniziato a chiedergli della situazione, di quanto vero fosse quel «chiuderanno a breve». L’editore, Fabio Dessole, mi ha detto fra una risata e l’altra che chiuderanno come tutti, se si prosegue in questo modo. Lui, come tanti altri piccoli editori indipendenti.

Una cosa bella è successa, in quella prima telefonata: Fabio si è congratulato con me per il lavoro che faccio. Perché non va più di moda preoccuparsi di verificare la fonte. Accertarsi della situazione è essenziale, ma non lo si fa più. Ho lasciato Fabio chiedendogli di partecipare al progetto di #dietrounlibro. Ho acquistato due titoli e ho iniziato a scrivere le domande.

Arpeggio Libero: l’utilità degli allarmismi

Quanto sono utili i messaggi come quello che mi è arrivato? «Lo dice anche un appello dell’Associazione Italiana Editori: l’editoria italiana rischia di morire. Se le grandi case editrici, pur fra mille difficoltà, possono sperare di sopravvivere, per le medio-piccole il rischio di chiudere dovuto all’annullamento di Fiere, presentazioni, firma-copie e ogni altro tipo di eventi, è altissimo. Certi messaggi sono utili per cercare di risvegliare le coscienze e pensare che non tutto ciò che ci viene detto – anche i messaggi rassicuranti – corrisponde alla realtà».

Arpeggio Libero: nati per gli esordienti

Fabio mi scrive: «Arpeggio Libero è una piccola realtà editoriale nata dieci anni fa che oggi potrebbe essere spazzata via assieme a tante altre piccole realtà che vanno ad arricchire la “bibliodiversità” del panorama culturale del nostro Paese». A pensarci è una realtà che non auguriamo a nessuno. Poi mi sorge un dubbio. Editore e scrittore possono crescere insieme, ma è un rischio enorme pubblicare esordienti. Arpeggio Libero nasce per questo, per dare voce a questi loschi figurini che, inizialmente, nessuno conosce.

Ma è così necessario dar voce agli esordienti? In questo periodo mi sono capitati nei messaggi diversi scrittori che mi invitavano a scrivere come fossi una professionista. Io leggo, non scrivo. Iniziare a scrivere una qualsiasi cosa e renderla pubblica significherebbe vomitare su carta le migliaia di libri letti sino a oggi.

Arpeggio Libero: quali sono i costi di produzione?

«Il mantenimento di un magazzino costa: vedersi rese duecentocinquanta copie di un libro, magari anche rovinate, rappresenta una perdita»

«Il mantenimento di un magazzino costa: vedersi rese duecentocinquanta copie di un libro, magari anche rovinate, rappresenta una perdita»

«Oggi uno degli aspetti meno conosciuto dai lettori è quello dei costi della distribuzione» mi racconta Fabio, che prosegue: «Spesso nelle fiere incontro lettori che si lamentano perché i libri costano. Molti lettori ignorano che il 65% del prezzo di copertina se ne va lungo la filiera distributiva, mentre il restante 35% serve a pagare l’autore, fare l’editing, impaginare, fare la copertina, stampare e distribuire».

Per quanto riguarda il trasporto, l’editore riesce fare un quadro incredibilmente preciso: «I trasporti sono un altro costo ignorato. Amazon consegna gratis al lettore, ma alla casa editrice consegnare nei tre magazzini Amazon – anche solo un libro che poi ci viene restituito senza essere stato venduto – costa. Anche il mantenimento di un magazzino costa: stampare trecento copie di un libro perché l’autore ha deciso di fare presentazioni ovunque – anche dove non ha una minima possibilità di vendere – e vedersi rese duecentocinquanta di quelle copie un anno dopo, molte delle quali magari sono anche rovinate, rappresenta una perdita».

Cosa serve ad Arpeggio Libero sul piano della comunicazione? Fabio rovescia qui tutta la difficoltà che Arpeggio Libero riscontra in questo settore: «La possibilità di accedere a uffici stampa efficienti senza costi folli. Ammetto che la comunicazione è uno dei punti deboli di Arpeggio, siamo un’azienda familiare con risorse limitate e su questo, lo ammetto, siamo un po’ carenti».

Arpeggio Libero: la legge tutela?

Potranno le nuove disposizioni, seppur incomplete, tutelare l’editoria? Fabio mi risponde in modo schietto e diretto: «A mio avviso non servirà a nulla se non a togliere un po’ di capacità di acquisto ai “lettori forti”, che sono quelli sui quali la piccola e media editoria campa».


Si crede che Amazon sia il nemico, ma non si è capito che i nemici delle librerie sono spesso le librerie di catena.


Fabio prosegue analizzando anche il capro espiatorio di questi tempi moderni, ovvero Amazon: «Si pensa in questo modo di favorire le librerie perché si crede che Amazon sia il nemico, ma non si è capito che i nemici delle librerie sono spesso le librerie di catena. I commessi svogliati possono far passare al lettore la voglia di entrare».

Questo suo modo di vedere le cose, che rispecchia il mio, mi lascia spiazzata. Finora gli editori si sono dimostrati democratici, non hanno assunto vere posizioni se vogliamo o, per meglio dire, le hanno assunte con diplomazia. Arpeggio Libero è guidata da una voce che prende in analisi il mondo editoriale anche in qualità di editore-lettore. Mi racconta di un incontro ravvicinato proprio in una di queste catene. Non è la regola per tutti, voglio precisare. Ma è ciò che in qualche occasione capita – e che è capitato anche a me.

Arpeggio Libero: se il problema è anche il libraio


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Fabio riprende la sua analisi, che questa volta si spinge verso l’altra parte, quella dei librai. «Il secondo motivo per cui le nuove disposizioni non serviranno secondo me è imputabile a quei librai che non sanno fare i librai, che hanno perso la capacità di consigliare e guidare il lettore. Io capisco che con oltre sessantamila nuove pubblicazioni l’anno diventi sempre più difficile e non si possa certo scegliere tutto ma, se il libraio fosse ancora in grado di consigliare il lettore, ci sarebbero ancora molti lettori nelle librerie piuttosto che a digitare su una tastiera. Oggi proliferano blog e gruppi Facebook che si prodigano in consigli ai lettori e sono seguiti e ascoltati».

Questo suo ultimo commento mi mette in crisi. Nascono gruppi e blogger per mancata esperienza dei librai o nascono in sostituzione di una figura quasi estinta?

Arpeggio Libero: Mangiafuoco il distributore e la moda di Instagram

Chiedo allora: il rapporto obbligato con il distributore influisce? E, se sì, fino a che punto? «Indubbiamente il fatto che la distribuzione – intermedia e finale – sia in mano ai grandi gruppi editoriali (Messaggerie al gruppo Mauri Spagnol, IBS a Feltrinelli e la distribuzione di Mondadori) non favorisce né le librerie indipendenti né l’editoria piccola e media. È come confrontarsi con un gigante, e non conosco molte storie finite come quella di Davide e Golia».

L’ultima domanda che pongo a Fabio è questa: ho acquistato due libri e speso € 22,00. Cosa spinge, secondo te, i lettori a preferire testi conosciuti e pubblicizzati dai social? Mi risponde: «Credo che troppe volte, non solo in editoria, si confonda il marchio iperconosciuto come garanzia di qualità. C’è poi l’effetto “gatto spiaccicato”: quanti hanno acquistato la famosa trilogia di Cinquanta sfumature per pura curiosità? Quando si parla di qualcosa in continuazione è chiaro che si vende più facilmente. Un saggio di Burioni, pur confezionato in fretta e furia, sarà sicuramente più attraente della rivisitazione del mito di Faust scritto da un’autrice semisconosciuta».

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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