Erica Mou: «Questa è la fotografia più autentica del mio viaggio»

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Erica Mou in una foto di Virginia Bettoja

Erica Mou in una foto di Virginia Bettoja

Erica Mou è un’artista a tutto tondo, cantautrice di spessore, interprete delicata e, da poco, anche scrittrice. Nello scorso mese di marzo, infatti, ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Nel mare c’è la sete, ed è stata l’occasione per chiacchierare un po’ di libri, musica e futuro.

Erica, hai messo da parte la metrica e ti sei dedicata alla prosa. Partiamo proprio dal tuo ultimo progetto, Nel mare c’è la sete, il tuo libro d’esordio.

«Il romanzo è uscito da poche settimane per Fandango Libri. È la prima volta che mi approccio alla prosa, è vero, ma sognavo di farlo da tempo e comunque in questo libro non rinuncio a degli spazi in versi, dato che la narrazione è puntellata da piccole poesie che la protagonista compone nella sua mente. È la storia di una giovane donna che, in sole ventiquattro ore, deve compiere una scelta che le fa mettere in discussione tutta la sua vita».

C’è una tua frase che mi ha molto colpito: «Non avrò mai la pazienza di uno scrittore. Non sarò mai in grado di perseguire un’idea per centinaia di pagine». Quella pazienza, però, alla fine l’hai trovata.

«Scrivere il romanzo è stato liberatorio. È nato nell’anno in cui mi sono trasferita a Londra (città che, di fatti, è uno dei luoghi in cui la storia si svolge) e mi ha rigenerata. Se chiudo gli occhi e mi vedo nella mia luminosissima cucina di Islington con il computer e una tazza di tè sul tavolo, mi spunta un sorriso immenso sul viso. Avevo davvero bisogno di esplorare nuovi angoli della mia creatività».


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Non ti chiederò se ci siano differenze tra la scrittura di un disco e quella di un libro, perché suppongo che la risposta sia sì. Voglio chiederti, piuttosto, nell’uno e nell’altro caso, quando capisci di aver detto tutto quello che c’era da dire e dai il via alla stampa.

«Mai! Quando un libro e un disco vanno in stampa potresti continuare a riscriverli e a modificarli per tutta la vita. È impossibile lasciarli andare essendo sicuri al cento per cento di aver finito, non si finisce mai. Io mi fermo quando sento di aver scattato la fotografia più autentica del viaggio che sto facendo. Poi è chiaro che potrei continuare a ritoccarla per tutta la vita, ma allora rischierei di perderne l’essenza. Anzi, spesso è difficile non smarrirla nei tanti passaggi della lavorazione e sapersi fermare in tempo».

Parliamo ancora di libri, ma non del tuo, stavolta: frugando nel tuo passato, quali sono quelli che hanno accompagnato la tua crescita personale e artistica?

«L’isola di Arturo di Elsa Morante, Un uomo di Oriana Fallaci, Lo straniero di Camus, Tutti gli uomini sono mortali di Simone de Beauvoir, La noia di Moravia, Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale, I Sillabari di Parise, Lolita di Nabokov e mille altri!».

C’è uno scrittore o una scrittrice che ha un posto speciale nel tuo cuore?

«Valentina Farinaccio, scrittrice fantastica e mia grande amica».

Dettaglio della copertina del libro Nel mare c'è la sete, di Erica Mou, edito da Fandango Libri

Dettaglio della copertina del libro Nel mare c’è la sete, di Erica Mou, edito da Fandango Libri

Torniamo a te e alla tua carriera. Sei un’artista imprendibile, sempre divisa tra progetti diversi e inusuali. L’ultimo, per esempio, è stato il tour Grazie dei fiori, in cui hai omaggiato dieci donne straordinarie. Com’è nata l’idea di una tournée dedicata ad altre donne?

«Grazie dei fiori è un progetto che nasce insieme ad Arci Puglia e al mio manager. È stato un tour bellissimo in cui ho condiviso il palco con due musicisti eccezionali (MaJiKer e Flavia Massimo) e in cui ho sperimentato la fusione tra canzoni e racconti, che senz’altro riproporrò non appena potrò iniziare le presentazioni del romanzo in giro per l’Italia. Intanto la sto sviluppando online attraverso le letture cantate».

Il tuo ultimo disco, Bandiera sulla luna, è uscito sul finire del 2017. Quando tornerai alla musica?

«Presto. Ho tante canzoni nel cassetto. Purtroppo, questo periodo è complicato per pianificare, ma non vedo l’ora di pubblicare musica nuova».


Oggi rifarei tante cose in maniera diversa. Ma oggi sono diversa anche io.


Hai appena compiuto trent’anni, ma hai alle spalle una storia artistica invidiabile: cinque album pubblicati, un Festival di Sanremo, collaborazioni con il cinema, tante tournée e ora un libro. Guardandoti indietro, c’è qualcosa che cambieresti?

«Trent’anni appena compiuti, già! Mi guardo spesso indietro, ma è come se stessi leggendo il romanzo di un altro, in cui la mia gomma o la mia penna rossa non possono avere effetto. Oggi rifarei tante cose in maniera diversa. Ma oggi sono diversa anche io. Ecco perché il rimorso è sempre un gioco falsato, in cui è inevitabile perdere».

Hai di fronte a te una persona che non ti conosce, devi raccontarti attraverso tre brani del tuo repertorio: quali scegli?

«Oltre, perché l’ho scritta a sedici anni e segna l’inizio del mio cammino. Parla di ciò che ho sempre voluto cercare. Dove cadono i fulmini, perché mi muove qualcosa di profondo sempre e mi riporta alla bellissima collaborazione e amicizia con Rocco Papaleo. Racconta del posto da cui vengo e di dove voglio andare. A ring in the forest, perché è il primo tassello del viaggio che, con la musica, sto compiendo oggi. È una storia di tenacia, di connessione con se stessi e con gli elementi della natura».

Erica Mou in una foto di Virginia Bettoja

Erica Mou in una foto di Virginia Bettoja

Provo a metterti in difficoltà: tornare a Sanremo o far diventare Nel mare c’è la sete un film per il cinema?

«Facciamo così: se il film e la canzone sono bellissimi, trovo il modo di fare entrambe le cose. Se nessuno dei due mi convince, posso rinunciare a entrambi».

Guardiamo adesso in avanti. Termina l’emergenza Coronavirus hai a disposizione un biglietto aereo. Dove scegli di andare?

«Sto facendo la quarantena a Toulouse, dove mi sono trasferita da pochi mesi. Quindi scelgo di tornare subito in Italia a riabbracciare le mie nonne, mio padre, i miei amici. Poi di corsa nelle librerie e nei club a suonare e presentare il romanzo ovunque!».

A questo punto, prima di lasciarci, dovrei farti la mia domanda di rito, ovvero quale sia la parola più importante della tua vita. Siccome non è la prima volta che scambiamo quattro chiacchiere e conosco già la risposta (avevi detto «Vita»), oggi ti chiedo quella che ti appartiene meno.

«Abitudine».

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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