LefrasiincompiutediElena si racconta nel suo Interno 29

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In foto, il cantautore Raffaele Quarta, in arte LefrasiincompiutediElena

In foto, il cantautore Raffaele Quarta, in arte LefrasiincompiutediElena

Romolo Dischi presenta Interno 29, album d’esordio de LefrasiincompiutediElena, progetto sospeso tra Roma e la Puglia e nato per «terminare quello che Elena non ha più raccontato a nessuno». Questo lavoro discografico mette in luce le caratteristiche principali dell’artista e dei brani in questione, che risultano essere sporchi e ribelli: una bomba a orologeria.

Lefrasi ha tracciato un vero e proprio viaggio da Roma a Lecce, un percorso tra sentimenti ed emozioni che si traducono in un lavoro con sonorità che strizzano l’occhio oltremanica. A parte Maree, troviamo poca elettronica: le sonorità sono figlie di influenze indie pop-rock anglosassoni. Passiamo dalla underground (per esempio Fiori e Camomilla) al mondo post punk di Ciglia e Neanche l’Emilia. In Lenzuola si avvertono invece le sonorità della Manchester degli anni Novanta.

Curiosità sull’album: non ci sono chitarre acustiche, e neanche fill di batteria o i piatti, per scelta.

Il tuo album si intitola Interno 29, come mai?

«Nonostante il concept iniziale, il titolo del disco è stata l’ultima cosa a cui ho dovuto pensare. Inizialmente avrei voluto si chiamasse LefrasiincompiutediElena: sono un nostalgico dei tempi in cui le band chiamavano il primo disco con il nome omonimo. Ma una sera, parlandone con un amico, ci siamo confrontati sul fatto che ormai è un periodo diverso. Oggi la musica, i dischi, vengono consumati in maniera liquida, digitale. Quindi, per farsi spazio nel caos delle pubblicazioni, bisogna fornire agli ascoltatori dei “punti di riconoscimento”: serviva un titolo immediato».

Sei un artista che ha già sperimentato diversi palchi, avendo fatto una gavetta non indifferente. Cos’è cambiato da quando hai deciso di iniziare a scrivere canzoni a oggi? 

«Nulla, regna sempre la solita povertà. Battute a parte, sono cambiati un po’ l’approccio artistico e, soprattutto, quello lavorativo. Avendo collaborato negli ultimi anni con tanti artisti (Blumosso, LA MUNICIPàL) e avendo passato un periodo notevole in diversi studi (oltre che nel mio, come produttore per altri artisti) ho rafforzato innanzitutto un concetto che ho sempre amato e seguito.

«Per me un disco non deve essere una compilation, un’accozzaglia di pezzi: deve avere un inizio e una fine, che può essere legato al sound, ai testi, alla storia. Ecco, è cambiato l’approccio per cui, anche nel momento della scrittura, cerco un equilibrio fra l’espressione artistica e la collocazione di un brano all’interno di un disco».


Penso che una canzone sia fatta non solo dal testo, dagli accordi o dall’arrangiamento, ma anche da quell’attitudine che ti ha portato a scrivere.


Quale brano dell’album senti che possa rappresentare al meglio ciò che sei e ciò che vivi quotidianamente oggi?

«Al momento forse nessuno. Penso che ciò accada mentre si scrive e si produce quel brano piuttosto che un altro, dopo si va avanti. Inevitabilmente si perde l’emozione (qualunque essa sia) primordiale che ti ha portato a scrivere quella determinata cosa e ne subentra un’altra. Quella per cui qualcuno si riconosce in quella canzone».

Se dovessi scegliere tre album significativi per te, quali sarebbero? 

«È una domanda complicata. Abbey Road dei Beatles: ogni volta che lo riascolto mi lascia senza parole. Le canzoni, la produzione, i suoni, penso sia il disco perfetto, anche se non ho un disco preferito dei Beatles. Sono tutti grandiosi, con canzoni grandiose.

«What’s the story morning glory degli Oasis, in quanto rappresenta il mio approdo nell’adolescenza ribelle. L’ho amato e lo amo ancora – Don’t look back in anger è stato il primo brano che ho imparato a suonare con la chitarra.

«Infine Una donna per amico di Battisti, ma solo perché contiene Prendila così. Anche qui, mi piacciono tutti i dischi che ha pubblicato per testi, produzione, suoni».

In foto, il cantautore Raffaele Quarta, in arte LefrasiincompiutediElena

In foto, il cantautore Raffaele Quarta, in arte LefrasiincompiutediElena

Come credi si possa evolvere il tuo percorso musicale in un futuro prossimo?

«Non lo so. Ci sono già delle cose in cantiere su cui sto lavorando. Ci lasceremo sorprendere».

Abbiamo ascoltato diverse sonorità disparate che contraddistinguono Interno 29. Da cosa ti sei lasciato ispirare nello specifico?

«Principalmente da una mia attitudine personale e artistica. Volevo tornare a un sound più sporco, non solo nelle sonorità ma anche nell’esecuzione stessa delle parti. Penso che una canzone sia fatta non solo dal testo, dagli accordi o dall’arrangiamento, ma anche da quell’attitudine che ti ha portato a scrivere. Quella è già una grande fonte d’ispirazione».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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