L'eros negli occhi di una illustratrice: Marta Danneo si racconta

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Self portrait, di Marta Danneo. Illustrazione realizzata in esclusiva per Parte del discorso

Self portrait, di Marta Danneo. Illustrazione realizzata in esclusiva per Parte del discorso

C’è un posto preciso dove mi sento libera e allo stesso tempo costretta: la mia mente. È un posto camaleontico, che a volte mi opprime e a volte rende giustizia alla mia creatività. La mia mente accompagna la mia mano mentre scrivo: da lì in poi nasce la parte più vera di me. Con le mie parole nascono, nell’immaginario, nuovi scenari e nuovi protagonisti. Mentre la mia mano scrive, la mano di un’altra donna disegna. E lo fa con ardore, frenesia e prontezza d’animo. Mi chiedo se anche la sua mente a volte faccia gli stessi scherzi che fa a me e, mentre scorro nel feed del suo profilo Instagram, mi rendo conto che – al di là delle mie domande – sicuramente c’è qualcosa che ci accomuna: l’esigenza di dire qualcosa.

Marta Danneo (su Instagram @shesgottadoit_) è un’illustratrice fuori dagli schemi: lei gli schemi li oltrepassa e li sorpassa tra una linea e l’altra, tra una carica erotica e l’altra. Sì, perché ciò che rende ancora più forti e decise le illustrazioni di Marta sono i messaggi che le attraversano. Marta disegna i corpi in tutte le loro sfumature, li rende protagonisti di una storia – che è la nostra storia – e attraverso i suoi disegni porta avanti messaggi femministi e inclusivi. L’arte di Marta è arte erotica, sensuale e prorompente.

Le ho fatto qualche domanda e ho lasciato che mi accompagnasse tra i suoi pensieri, le sue sfumature e le linee che traccia.

Quando guardo un’illustrazione penso spesso al momento in cui nasce. Noi accogliamo l’arte finita, ma cosa c’è all’inizio? Come nascono le tue illustrazioni e a cosa ti ispiri?

«Solitamente, se sono illustrazioni che nascono “per me”, le domande che ci sono dietro non sono mai troppe: disegno di getto, sulla base di quello che sento in quel momento. Sono ancora legata all’immagine dell’artista che si esprime per la necessità di manifestare il suo mondo interiore. Se invece si parla di lavoro, dietro c’è il selezionare con chiarezza il messaggio che si vuole trasmettere, un’attenta ricerca di fonti e infine sudare sui fogli. Tutto per me è ispirazione: da una mostra a un film, a una persona sul bus, ma anche il lavoro degli altri colleghi. I mondi altrui sono un’inesauribile fonte di riflessione».


Tutti gli artisti sono attivisti in un certo senso, cambiano le regole del gioco quando vogliono.


I soggetti che ritrai sono principalmente donne, ognuna con caratteristiche diverse. Donne che esprimono la bellezza della diversità. Come definiresti la diversità?

«Sarò banale, ma penso sia il patrimonio più grande che possediamo e allo stesso tempo il confine più sottile con il quale conviviamo. Spesso mi riconosco più nelle diversità delle altre donne che nelle affinità. È come avere sempre modo di scoprire un altro lato di sé; è un modo di darsi sempre una chance di apprendere, partendo dagli altri ma rivolgendosi comunque verso noi stessi».

L’erotismo e la sessualità attraversano i tuoi disegni e ne sono protagonisti. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

«Che posso essere libera, attraverso il mio corpo, con il sesso. Le donne sono da sempre discriminate per questo: o sei troppo santa o sei troppo troia (si può ancora dire?). Sto facendo pace con me stessa solo negli ultimi anni e il sesso e l’eros sono stati la chiave per aiutarmi a superare un tabù dopo l’altro: ad amarmi prima di amare, a emanciparmi e autodeterminarmi. Parlare del sesso mi assiste nel mio essere femminista. Mi rafforza e spero sempre che qualcuno possa riconoscersi in questo».


Le tue illustrazioni sono espressioni chiare di concetti molto importanti: autodeterminazione, diritto al piacere e al desiderio, abbattimento dei tabù. Quanto credi che l’arte possa contribuire alla decostruzione dei condizionamenti sociali?

«Lo credo in maniera estremamente decisa. Diego Rivera diceva che non esiste arte apolitica e penso che avesse ragione. L’arte è un mezzo di comunicazione per le masse, una merce di scambio all’interno del mercato – ed è anche ludica. L’artista è un individuo attivo, pregno del momento nel quale vive. Tutti gli artisti sono attivisti in un certo senso, cambiano le regole del gioco quando vogliono».

Immaginati spettatrice della tua arte: quale messaggio vorresti che recepisse chi ti guarda?

«Vorrei che si potesse sentire accolto e coinvolto, trasportato in un altro mondo dove ha occasione di sentirsi libero e felice. Spogliando i miei disegni da tutto quello che provo a metterci, vorrei solo essere capita e ascoltata e che gli altri possano percepire che c’è un posto sicuro per tutti noi. L’arte a me fa sentire libera ed è un diritto che spesso non tutti ci riconosciamo. Da questo l’essere liberi nel sesso, nell’estetica, nella vita politica e nelle nostre ambizioni e speranze».


Se sei donna devi superare il fatto che se un tuo collega è bravo tu devi essere eccellente e forse anche questo non basterà.


Il tuo nickname su Instagram (@shesgottadoit_, ndr) mi fa pensare alla forza di volontà: lei può e deve farcela. Quali credi che siano le difficoltà maggiori che oggi una donna deve affrontare per raggiungere i suoi obiettivi?

«Se sei donna devi superare il fatto che se un tuo collega è bravo tu devi essere eccellente e forse anche questo non basterà. Tutto ciò condito con la stanchezza e delusione che ci accompagneranno probabilmente per tutta la vita. Essere sempre un “di più” del quale non conosciamo il limite, come se dovessimo redimere un peccato. Nonostante tutto mi ripeto che ce la farò anche st(r)avolta, perché non mi avranno mai arresa: credo che questo possa valere per tutte».

C’è un personaggio che hai disegnato a cui sei particolarmente affezionata?

«Quel personaggio deve ancora vedere la luce, ma sta nascendo piano piano con me, prende sempre più forma nella nebbia. Dico solo: see you soon».

In questo periodo di quarantena, possiamo approfittare del tempo a disposizione per scoprire nuova arte: lasciaci il nome di un(‘)artista che secondo te dovremmo conoscere.

«Ce ne sono tanti, troppi e vorrei nominarli tutti – dai maestri a quelli che penso lo diventeranno. Come potrei però non nominare Paola Zanghì, illustratrice che stimo e ammiro molto, che ho avuto occasione di conoscere. Attivista e con una spiccata sensibilità per quello che le accade intorno. Una perla rara che dà speranza a quelle come me, che si stanno affacciando in questo mondo di squali».

About author

Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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