Blackfield: perché ascolto canzoni malinconiche?

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In foto, Steven Wilson e Aviv Geffen del duo Blackfield

In foto, Steven Wilson e Aviv Geffen del duo Blackfield

Don’t you forget what I’ve told you
So many years
We are hopeless and slaves to our fears
We’re an accident called human beings

Sembra un testo composto di recente, non è vero? Adatto a questo periodo storico. Invece si tratta di End of the Worlduna canzone composta nel 2006 dai Blackfield, un duo composto da Steven Wilson e Aviv Geffen, musicista israeliano. I Blackfield sono un duo che esiste da più di una decina di anni ma che ho scoperto solo di recente. Da quando ho ascoltato per pura casualità una canzone – non ricordo nemmeno quale fosse e come mi ci sono imbattuta – ho iniziato piano piano a indagare l’intera discografia.

Di punto in bianco mi sono trovata ad ascoltare le canzoni almeno una volta al giorno: mentre sono seduta alla scrivania a copiare gli appunti delle lezioni online, mentre lavo i piatti, cantando sotto la doccia o navigando sul web come questa mattina. All’improvviso mi è sorta la domanda che porta il titolo all’articolo: perché ascolto canzoni malinconiche?


Le canzoni dei Blackfield suscitano in me emozioni che non credevo di poter sentire, non avendo vissuto un’esperienza che mi abbia portato a provarle. Invece questi brani hanno la capacità di farmi percepire l’umanità dietro quella storia.


Perché è così che definirei le canzoni dei Blackfield: malinconiche. Il sound è molto variegato, d’altronde stiamo parlando di quel genio che è Steven Wilson, e rispecchia alla perfezione i miei standard musicali: se mi prendo un attimo, infilo le cuffiette alle orecchie e chiudo gli occhi, concentrandomi solo sugli impulsi musicali, mi sembra di ascoltare la perfezione. È qualcosa di difficile da definire a parole, ma sono sicura che ognuno di voi, leggendo queste parole abbia pensato a un gruppo o un cantante in particolare. In alcune canzoni il sound non è sentimentale per forza di cose, anzi sembra quasi contraddire il testo, creando un contrasto ancora più accentuato. Però di base sì, le canzoni sono nostalgiche, malinconiche, sentimentali.

E allora cos’è che provoca questa dipendenza? Una sorta di masochismo? In generale non sono una persona con un umore negativo, anzi, mi si riconosce spesso allegria ed entusiasmo, anche se mi sono sempre considerata una persona appena appena più nostalgica della media. A volte sperimento malinconia affacciandomi dalla finestra e osservando il tramonto, pensando alla giornata che si sta concludendo. Oppure quando il buio a metà pomeriggio scatena dentro di me una sensazione di tristezza indefinita.

Indagare le emozioni, indagare l’umanità: From 44 to 48 dei Blackfield

Il fatto, in primis, è che le canzoni dei Blackfield suscitano in me emozioni che non credevo di poter sentire. Non per incapacità, ma per non aver vissuto un’esperienza che mi abbia portato a provarle. Invece questi brani hanno la capacità di farmi immedesimare, di raccontarmi una storia, di farmi percepire l’umanità dietro quella storia. Per esempio, c’è una canzone che si intitola From 44 to 48, in cui viene racconta la vita con poche parole poetiche che fanno presa nelle spalle e le scuotono fino allo stremo. Non ho 40 anni, eppure le prime volte che ho ascoltato questo brano non ho potuto che piangere per la durata complessiva del brano.

Ed è questo che intendo quando affermo che hanno la capacità di farmi provare emozioni che non sapevo di avere.

In foto, Steven Wilson e Aviv Geffen del duo Blackfield

In foto, Steven Wilson e Aviv Geffen del duo Blackfield

Questo ci conduce al passo successivo: magari si tratta di una sorta di catarsi. Una migliore conoscenza di sé stessi che porta alla purificazione. La produzione di questo duo è malinconica e anche triste, ma testimonia l’intensità della vita, le incredibili sfumature che la accompagnano. È come la voce di un amico che ti sussurra che ti capisce. Ascoltando questo genere di musica non vengo attraversata da una profonda tristezza, anzi è uno scendere in una grotta che potrebbe essere fredda e scura, ma indossando l’elmetto con la luce e l’imbragatura. È riconoscere la vastità delle emozioni.

Naturalmente non sto cercando di convincere ad ascoltare questo genere di musica tutti i giorni, anzi ci sono periodi in cui anche io ascoltando solo le note iniziali potrei crollare in mille pezzi. Si tratta piuttosto di un tentativo di rispondere alla domanda iniziale e di riconoscere che le canzoni malinconiche non sono sinonimo di persone o personalità tristi, quanto di indagare determinati stati emotivi.

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Classe '93, amo i libri e ancora di più le biblioteche, suonare (o provarci) la chitarra; perennemente in viaggio, appassionata di filosofia, telefilm dipendente.

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