Voleva un «certo tipo» di ragazza nera

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L'attrice e modella Zendaya in una foto di Chantal Anderson

L’attrice e modella Zendaya in una foto di Chantal Anderson

di Raven Jenkins per ZORA
traduzione di Cristina Iorno

Era l’estate del 2011: stavo guardando un film della saga di Harry Potter (non chiedetemi quale, perché davvero non ricordo), quand’ecco una scena completamente superflua ai fini della trama. Harry è seduto in un ristorante e attira l’attenzione di una giovane donna nera. È alta, slanciata, con la pelle chiara e vaporosi capelli ricci del tipo 3C – insomma, il tipo che trovi nelle pubblicità di McDonald’s. Uno dei colleghi che mi aveva invitata a vedere questo film di Harry Potter non ha potuto astenersi dal commentare:

«Cavoli… Le ragazze nere di quel tipo sono davvero carine!».

Non sapevo cosa rispondere. Il fatto che avesse avuto il coraggio di dirlo proprio davanti a me mi ha fatto intuire che ovviamente riteneva che non ci fosse nulla di male in quell’affermazione.

«Ragazze nere di quale tipo?», gli ho chiesto.

«Beh sai, tipo… quel tono di pelle e quel colore di capelli tendente al marrone, con quei ricci vaporosi! Davvero carine!»

Questo è successo anni fa. Non ricordo esattamente la mia risposta, ma sono sicura che si avvicinasse molto a «E allora tutte le altre?».

La ragazza nera ideale

Da sinistra, Anika Noni Rose, Beyoncé Knowles e Jennifer Hudson in una foto promozionale per il film Dreamgirls (Bill Condon, 2006)

Da sinistra, Anika Noni Rose, Beyoncé Knowles e Jennifer Hudson in una foto promozionale per il film Dreamgirls (Bill Condon, 2006)

Non era la prima volta che sentivo qualcuno dichiarare il suo amore per una ragazza nera ideale, e sicuramente non sarebbe stata l’ultima. Lo noto con maggiore frequenza nei film. Donne come Zoe Saldana, Paula Patton e Zendaya interpretano spesso la fiamma del protagonista maschile bianco. Ho forse un problema con una qualunque di queste dive? Non necessariamente (fatta eccezione per Saldana, e per la farsa del suo biopic su Nina Simone). Semplicemente, trovo sorprendente che sembri quasi che Hollywood sappia esattamente chi chiamare quando un protagonista bianco ha bisogno di una fidanzata di colore. E quella persona tende a rientrare in alcune caratteristiche ricorrenti:

  • Pelle più chiara, spesso di etnia mista con un genitore bianco;
  • Capelli lunghi e lisci (o leggermente ricci);
  • Magra;
  • Eurocentrica.

È come dire: «Ingaggiamo una persona nera ma… non troppo nera, d’accordo? Vogliamo un nome importante, ma dobbiamo essere sicuri che potrà comunque piacere al pubblico dei bianchi».

Prendiamo ad esempio l’adattamento cinematografico di Dreamgirls del 2006. Ha come protagoniste Jennifer Hudson, Beyoncé Knowles e Anika Noni Rose nel ruolo delle Dreamettes. A mano a mano che l’intreccio si complica, il manager del gruppo si rende conto che la chiave per far sfondare le ragazze è piacere al pubblico dei bianchi. La loro attuale formazione, che prevedeva una formosa e chiassosa Effie White (Hudson) come voce principale, non poteva funzionare. Il manager mette al centro del gruppo Deena (Knowles), più magra, con la pelle più chiara e con la voce più acuta, e il gruppo decolla verso il successo.

Effie White era all’altezza (più che all’altezza) del pubblico nero originario delle Dreamettes. Amavano il suo carisma, il suo essere in carne, la sua pelle scura, la sua voce differente. Ad ogni modo, se il gruppo voleva sfondare, doveva dare alla gente (bianca) quello che voleva. Dovevano dar loro un concetto di nero ripulito.

Una netta distinzione

In foto, Eddie Murphy, nei panni di Norbit e di Rasputia, sul set del film Norbit (Brian Robbins, 2007)

In foto, Eddie Murphy, nei panni di Norbit e di Rasputia, sul set del film Norbit (Brian Robbins, 2007)

Voglio premettere che non sto sollevando questa questione per disprezzare la blackness delle ragazze di etnia mista o dalla pelle più chiara. So per esperienza che vedere messa in discussione la validità della tua appartenenza ai neri, a causa di fattori al di fuori del tuo controllo, è estremamente doloroso. Ad ogni modo, non possiamo ignorare il fatto che il concetto di nero che, per così tanto tempo, ci è stato propinato da Hollywood ha una prospettiva estremamente ristretta.

Spesso siamo viste da due estremi opposti. Ci sono le donne nere anziane nello stile di Mami di Via col Vento, che solitamente vediamo nel ruolo di governante o di cameriera. Spesso sono chiassose, impertinenti e sovrappeso, con un tono di pelle più scuro, presumibilmente la quintessenza dell’essere indesiderabili. Poi ci sono gli oggetti del desiderio: solitamente queste protagoniste hanno la pelle chiara e lineamenti eurocentrici, sono affabili, tranquille ed eleganti.


Il film non riguardava un povero ragazzo caduto vittima di violenze domestiche. Il film riguardava un povero ragazzo con la sventura di essere maltrattato da una donna che non è neanche sexy.


Se solo potessi richiamare un ricordo infelice, l’esempio più eclatante di queste caricature sarebbe il film Norbit (2007). Il film vede Eddie Murphie nel ruolo del personaggio eponimo, un ragazzo pacato che si ritrova incastrato in una relazione prima, e in un matrimonio poi, con l’insaziabile Rasputia (alias Eddie Murphy in costume da cicciona e con tanto di trucco prostetico). Il film segue Norbit fino al suo ricongiungimento con la fidanzatina della sua infanzia, Kate, dalla pelle chiara e dal cuore grande (interpretata da Thandie Newton).

Il film ha ricevuto una buona dose di reazioni negative, prevalentemente da donne nere. Sì, il punto della questione era che Rasputia era una donna tirannica, infedele e violenta, una donna con cui chiunque vorrebbe tagliare i ponti. In ogni caso, l’aggiunta di elementi come essere nera o essere sovrappeso ha creato un discorso completamente diverso. La promozione del film aveva slogan del genere: «Hai mai fatto uno sbaglio davvero grosso?», «Bravo ragazzo, grossi problemi!».

Il film non riguardava un povero ragazzo caduto vittima di violenze domestiche. Il film riguardava un povero ragazzo con la sventura di essere maltrattato da una donna che non è neanche sexy. Il corpo enorme, il naso piatto, la pelle scura e le pessime parrucche di Rasbuthia sono diventati parte di una caricatura. Se Rasputia fosse stata interpretata da un’attrice normale e se non avesse recitato con un po’ troppa esagerazione, il tono del film sarebbe stato completamente diverso. Ma poi ci saremmo ricordati che la violenza domestica è reale, e chi mai vorrebbe ricordare una cosa del genere, giusto?

Tu non ami le donne nere

Per qualche strano motivo, uomini e donne non-di-colore sentono sempre il bisogno di dichiarare quanto amino le donne nere. Ma ciò che non riescono a capire è che amare le donne nere va oltre l’amore per Beyoncé e Rihanna. C’è forse qualcosa di sbagliato nell’amare una delle due? Assolutamente no: sono delle artiste e delle imprenditrici fenomenali e mi piacerebbe moltissimo respirare la loro stessa aria un giorno. Ma la loro estetica grida: Eccezione alla Regola dei Bianchi. Nel senso, Beyoncé ha dovuto persino pubblicare Formation per ricordare a tutti di essere irrimediabilmente nera.

La frase «Amo le donne nere» è già abbastanza strana, tanto per cominciare: hai mai sentito qualcuno dire lo stesso per tutte le altre? Ma è ancora più strano quando la persona non lo pensa veramente. Amare le donne nere significa accettare che alcune di noi possono essere come Claire Huxtable e altre come Florida Evans. Alcune possono essere come Penny Proud e altre come Dijonay Jones. Alcune possono essere Joan, Maya, Lynn, Toni, Khadijah, Regine, Synclair, o Max. Davvero non importa chi, il punto è che tutte meritiamo lo stesso diritto a essere amate e apprezzate.

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Cristina Iorno

Cristina Iorno

Cristina ama le lingue come se fossero persone. O forse le ama perché, proprio con le persone, la mettono in contatto. Per mantenere viva la sua storia d'amore con inglese, tedesco e spagnolo, Cristina si serve di libri, viaggi, film, serie tv e canzoni. Dopo aver vissuto in Germania, Polonia e Spagna, e aver girato in lungo e in largo, si sente più che mai una cittadina del mondo. Crede nell'amicizia, nel valore della semplicità e nel destino, tant'è che Serendipity è una delle sue parole preferite. Ambientalista in erba, Cristina colleziona cartoline di tutti i posti che è riuscita a visitare e spera di raccoglierne presto da tutti i continenti.

1 comment

  1. Avatar
    Randolph Carter 12 maggio, 2020 at 07:35 Rispondi

    Trovo il tema dell’articolo molto interessante, ma non riesco ad essere categorico al riguardo: prima di tutto, dividere le persone in bianchi/neri mi pare già di per sé arbitrario; inoltre puntare il dito contro tale attrice o tal altra mi pare meschino, il problema non è Zendaya o qualunque altra attrice non abbastanza nera che ottiene una parte in un film; ultimo aspetto, se pesassimo la presenza nei film di mille categorie di donne (grasse, ispaniche, basse, alte) le troveremmo sottorappresentate.

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