Carmignani Editrice: nella regione di Dante l'editoria parla anche ai ragazzi

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Il logo della casa editrice Carmignani Editrice

Il logo della casa editrice Carmignani Editrice

Scrissi un post, tempo fa, cercando di attirare l’attenzione dei lettori e, soprattutto, degli editori indipendenti. Ricevetti una valanga di commenti, che si possono tradurre in tanti nomi case editrici. Tra questi è comparsa Carmignani Editrice, suggerita da un suo autore (l’ho scoperto dopo).

C’è fame nel mondo editoriale: talmente tanto è il bisogno di superare la soglia dell’invisibilità che si finisce per monopolizzare la scena, le letture suggerite e si lanciano nomi nella mischia per poi dire «Quindi che devo fare adesso?». Nonostante questa mia riflessione – azzardata, forse – ho scelto di concentrare l’attenzione su Micol Carmignani, l’editore.

Micol vuole essere chiamata editrice, ma io non riesco. Il suono di questa parola mi disturba come squeezy e come sindaca. Quanta difficoltà c’è nell’essere donna nell’editoria?

«La realtà delle piccole case editrici indipendenti si è progressivamente trasformata, lasciando sempre più spazio alle donne ai vertici decisionali». Da qui in poi appare però chiara che la difficoltà non è nell’essere donna, ma nell’essere vista come una donna capace. «Prima non era così: fino a sei, sette anni fa, l’editoria era un mondo culturale assai diverso. L’unica difficoltà che riscontro oggi è quella generalizzata, quella del maschilismo che si insinua in modo sottile ancora in molti nostri modi di vedere il testo e il libro».

Carmignani Editrice: superare il confine regionale


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Vincenzo Mirra è l’autore che si è lanciato a occhi chiusi, proponendo il suo editore. Come si arriva oltre il confine toscano? Come si fa a uscire fuori dal mare perennemente agitato? Per rispondere, Micol illustra la tipologia di lettore poco propenso al rischio e dedito di più alle parole trovate in rete.

«Purtroppo dico senza falsi idealismi che la qualità non basta. Lettrici e lettori italiani sono poco abituati a ragionare in libertà e provare case editrici nuove: vale sempre il giudizio di chi fa opinione, come se l’opinione di persone famose non fosse, in gran parte, soggettiva». Insomma, io non sono famosa. Non sono neanche una book blogger. Eppure le persone mi chiedono cosa leggere, mi chiedono cosa evitare. Mi chiedono se al prozio di 75 anni può piacere un determinato testo. È un rischio, dunque, farsi raccontare da qualcuno.

«Credo che la strategia migliore, almeno per quanto mi riguarda, sia iniziare a uscire dalla regione attraverso le “nicchie” tematiche. Eventi specifici di un certo settore, dove portare libri ad hoc. Alle fiere oltre Toscana do fiducia solo se inizio a costruire prima un “terreno di comunicazione” con persone che seguono i miei libri, altrimenti servono a poco. E un passo alla volta proviamo a farci conoscere. In tal senso, questo momento di stop ha bloccato molti progetti».

Carmignani Editrice: collane difficili

Per la prima volta, #dietrounlibro si occupa di una collana per ragazzi. Quanto è difficile coltivare nell’editoria questo genere rivolto ai giovani?

Micol spiega: «Io sento una grande responsabilità in quello che diffondo come editrice, perché bimbe e bimbi di oggi saranno donne e uomini di domani. È nelle loro mani che lasceremo la società. Ciò che leggono resterà spesso nella matrice della loro visione del mondo e del loro carattere. Per questo lavoriamo gomito a gomito con chi scrive per ottenere il meglio dei contenuti (messaggi costruttivi, positivi, consapevoli, non discriminanti), elaboriamo una grafica dei disegni e dei caratteri usati (più confortevoli per la lettura) per andare incontro alle vere esigenze dei piccoli».

Se non c’è un grande nome, però, sembrano quasi tutti libri da mercatino delle pulci. Quelli che i genitori riversano sui contenitori delle bancarelle, le stesse dove acquistai, a Gualdo Tadino, il mio primo Asimov. «È difficile far capire a chi legge loro i libri e glieli compra che il lavoro di noi piccole case editrici è spesso curatissimo nel dettaglio, quindi quell’euro o due in più che costa il nostro lavoro, rispetto ai libri stampati in massa dalle grandi case editrici, trova giustificazione in un prodotto differente. Oppure è difficile far capire che se non ci chiamiamo come il marchio più famoso non siamo di minor qualità. Questi sono degli scogli a volte insormontabili. Ma solo con gli adulti».

Carmignani Editrice: la collana Scrivere donna

Dettaglio della copertina di Concorso 8 marzo: mimose, rose e tante altre cose (Aa. Vv.), edito da Carmigliani editrice e inserito nella collana Scrivere donna

Dettaglio della copertina di Concorso 8 marzo: mimose, rose e tante altre cose (Aa. Vv.), edito da Carmigliani editrice e inserito nella collana Scrivere donna

Chiedere quale collana sia la più amata è una domanda che non si può fare, ma Micol riesce a trovare la sua risposta senza escludere il resto. «Sono affezionata a tutte le collane, perché sono come figlie tutte di pari dignità per me. La collana tuttavia che mi ha distinta fin dalla nascita è Scrivere donna, quella rivolta alle tematiche di genere femminile: diritti, storie di donne particolari, riflessioni sul genere, storia del femminismo.

«Questa collana mi ha messo a contatto con un pubblico di lettrici incredibilmente attento, sensibile e vicino al mio lavoro. Mi supportano, parlano di me alle amiche, leggono e regalano i libri della collana, seguono le iniziative; a volte mi criticano, ma sono sempre spunto per migliorarmi. Una sorellanza editoriale che è una continua scoperta».

Carmignani Editrice: lettrice contro editore

Quando si è lettore si presta attenzione ad alcuni aspetti e si rischia sempre di pretendere una certa qualità dall’editore. Ma quando si è anche editore, come si riesce a equilibrare qualità e prezzo?

«Il rapporto tra qualità e prezzo è per me importante per rendere più democratico possibile l’accesso alla cultura. Tutte le persone devono potersi permettere un libro che desiderano. Con questa ratio da lettrice, sviluppo i costi di copertina come editrice. Pertanto elaboro un prezzo che permetta di pagare il mio tipografo (locale), di sostenere il mio lavoro e i costi di mantenimento della casa editrice, ma anche di avere un margine per investimenti in nuovi eventi e libri sempre più interessanti e di qualità. Poi si coniugano le esigenze di costo con le scelte tecniche che mi permettono di stabilire un prezzo accettabile per una persona o una famiglia media: la stampa digitale ha ormai raggiunto dei livelli di qualità, anche sulla stampa a colori, di pochissimo inferiori alla offset. La qualità della carta di grammatura più utilizzata (per la narrativa e i libri per l’infanzia) ha prezzi accessibili».


Avete appena visto come un editore dovrebbe comportarsi davanti alla realizzazione dell’oggetto libro.


Poi arriva il dubbio. La paura di ogni tipografo, di ogni allestitore. Filo refe? Brossura a caldo? Quale più economica, quale più veloce?

«Laddove ci siano obblighi tecnici (come per esempio un cartonato) ho deciso di utilizzare la colla, perché permette a chi legge di risparmiare talvolta anche uno o due euro di copertina, a seconda della tiratura. Sarà meno elegante? Forse per i puristi del filo, sì. Ma in termini di resa al momento dell’utilizzo, la colla non lascia più quei fogli svolazzanti in giro, come accadeva un decennio fa: oggi i libri con brossura a caldo durano una vita.

«Sulla copertina cerco sempre soluzioni friendly: ho notato un inaspettato orientamento di piccoli lettori e lettrici verso le copertine cosiddette morbide. La plastificazione lucida o opaca la decido al momento, in accordo con il tipo di immagine di copertina. Infine, una piccola scelta strategica sul formato della carta che permette minor spreco, minor costo e una resa efficace: due soli formati. Il tascabile, un taglio dell’A5, e quello più adatto a libri illustrati o per l’infanzia, un taglio del B5».

Avete appena visto come un editore dovrebbe comportarsi davanti alla realizzazione dell’oggetto libro.

Carmignani Editrice: costi, sconti, legge

In foto, l'editrice Micol Carmignani, di Carmigliani Editrice

In foto, l’editrice Micol Carmignani, di Carmigliani Editrice

Sappiamo tutti come la crisi dell’editoria sia una piaga della nostra società. Con l’emergenza, la legge incompleta e la quarantena sembra essersi aperta una nuova voragine. O forse una nuova opportunità.

«Credo che lo sconto massimo del 5% sia una norma giusta (anche se imposta dall’alto e non da una auto-moderazione, ahimè) per frenare vari fenomeni: la forma mentis dell’acquirente per la quale non esiste un prezzo per il nostro lavoro, prima di tutto. Sempre la corsa al massimo ribasso, che per noi piccole case editrici è innaturale. In secondo luogo questo nuovo sconto moderato evita una sorta di fenomeno di dumping economico, per cui il nostro stesso prodotto è venduto dalla distribuzione concorrente a uno sconto tale che non ci permette di vendere in modo diretto».

Micol approfondisce la sua analisi rivolgendo lo sguardo anche verso il ruolo del fornitore e della scoperta della praticità – e forse dell’economia – che c’è negli ebook. «In pratica, nel sistema economico si insinua un parassita che paralizza il fornitore costringendolo ad adottare meccanismi che sono poco etici (perché, per sopravvivere, dovrei gonfiare il prezzo di copertina, cosa che non dà un’immagine onesta a chi lavora “nel piccolo”). D’altro canto, il Covid-19 ci ha messo di fronte alla necessità di volgere lo sguardo al mondo degli ebook: una sorta di quadratura del cerchio per chi vuol risparmiare, perché consente di avere lo stesso libro circa a metà prezzo. Io facevo ebook già da quattro anni ma, adesso, ho avuto lo sprone ad ampliare la distribuzione in tal senso».

L’intervista con Micol di Carmignani Editrice è una delle migliori e più complete che abbia mai realizzato. Spero così di poter, con questo progetto, contribuire a rompere almeno uno dei mattoni di questo grande muro invisibile che nasconde e divide l’editoria indipendente.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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