Il Digital Detox: disconnettersi per riconnettersi

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Niente Internet, niente schermi, niente applicazioni per almeno 24h: ecco in cosa consiste la sfida Digital Detox. Foto di Jonathan Kemper su Unsplash

Niente Internet, niente schermi, niente applicazioni per almeno 24h: ecco in cosa consiste la sfida Digital Detox. Foto di Jonathan Kemper su Unsplash

Sono le tre di un ordinario sabato pomeriggio e non hai idea di come sei arrivato così rapidamente a metà giornata. Ti eri preposto di essere produttivo questo fine settimana, ma tra una faccenda e l’altra hai controllato Instagram, Facebook, le notizie e le mail così tante volte che ti è rimasto davvero poco spazio nell’arco della giornata da dedicare a ciò che veramente poteva arricchirti o rilassarti. Dove sono andati a finire il tuo tempo, la tua concentrazione, la tua creatività? Non è difficile da indovinare: nel varco spazio-temporale del mondo digitale. Forse è arrivato anche per te il momento di iniziare a parlare di Digital Detox.

Ormai ce ne siamo accorti un po’ tutti: nella nostra quotidianità i social network e i media sono diventati mezzi di distrazione di massa, il cui uso sregolato spesso ci allontana dalla realtà anziché aiutarci ad averne una visione più completa e autentica. Gli strumenti digitali a nostra disposizione, come il televisore, il PC e lo smartphone, si sono trasformati in appendici del nostro corpo e uscire di casa senza l’uno o stare per più di 3-4 ore senza usare l’altro innescano meccanismi inevitabili di ansia e disagio, talvolta sintomo di una dipendenza patologica. Tendiamo a dedicare più attenzione a come la nostra vita viene presentata online che ai modi per poterla godere nel momento: basti pensare a tutti i video di concerti che siamo continuamente costretti a far scorrere tra una story e l’altra – non sarebbe meglio mettere giù quel benedetto smartphone e vivere quell’attimo con la band dei tuoi sogni, creando un ricordo che duri per sempre, anziché dedicare tutti i tuoi sforzi a pubblicare svariati video di 15 secondi, che tra 24 ore saranno già finiti nel dimenticatoio?


Niente Internet, niente schermi, niente applicazioni: solo tu e le migliaia di possibilità che ti si aprono davanti per vivere appieno le ore a tua disposizione.


Consacrarsi alla cura della propria vita online spesso significa sacrificare l’essere presenti e attenti nell’attimo fuggente, dimenticare la calma e la lentezza, perdere il contatto con il silenzio e l’introspezione del nostro io, così come farsi sfuggire l’unicità del momento con l’altro, o rinunciare a entrare nel flusso della creatività senza distrazioni. Eppure c’è una via d’uscita da questo digitale buco nero, che ci vuole sempre connessi e mai contenti, sempre alla ricerca spasmodica di nuovi stimoli e dell’attenzione altrui. Proprio come un vaccino prevede l’utilizzo di agenti patogeni di un virus per dare al sistema immunitario un nuovo strumento di difesa dal virus stesso, così l’appello alla disconnessione terapeutica si sparge e si muove soprattutto grazie al mondo online.

La sfida del Digital Detox consiste nell’abbandonare completamente tutti (o il maggior numero possibile de) gli strumenti digitali a nostra disposizione per un lasso di tempo che va da 24 a 48 ore, per recuperare il contatto con il mondo reale – sia esso quello della nostra interiorità o quello esterno.

Niente Internet, niente schermi, niente applicazioni: solo tu, le persone care con cui hai deciso di condividere questo momento di disconnessione terapeutica e le migliaia di possibilità che ti si aprono davanti per vivere appieno e senza distrazioni le ore a tua disposizione.

Resistenza dall’interno: il Digital Detox promosso su Instagram

Deve indubbiamente far riflettere che questo tipo di resistenza sia sentito soprattutto da chi ha fatto dell’iperconnessione il proprio modello di business. Foto di Kym Ellis su Unsplash

Deve indubbiamente far riflettere che questo tipo di resistenza sia sentito soprattutto da chi ha fatto dell’iperconnessione il proprio modello di business. Foto di Kym Ellis su Unsplash

Questa la proposta che prende piede su Instagram, su iniziativa di alcune influencer che si battono per un consumo responsabile e per uno stile di vita più consapevole, anche e soprattutto a livello di connessioni. Se può apparire paradossale che l’idea del Digital Detox provenga proprio da chi nei social network ha il suo pane quotidiano, come influencer e blogger, deve indubbiamente far riflettere che questo tipo di resistenza sia sentito soprattutto da chi ha fatto dell’iperconnessione il proprio modello di business.

L’impresa semi-titanica di convincere i follower a disconnettersi per almeno 24 ore e di vivere fino a due giorni nella pienezza della riflessione, del silenzio, della convivialità e della creatività, vede impegnate influencer come l’inglese Venetia La Manna (@venetiafalconer) e l’austriaca Rebecca Chelbea (@rebeccachelbea), che con una cadenza settimanale o quindicinale staccano la spina per un weekend e invitano il popolo del web a fare altrettanto. Nelle loro stories a favore del digiuno digitale, gli hashtag #DigitalDetox e #Offline48 accompagnano suggerimenti per vivere la disconnessione come un’esperienza di tempo ritrovato e non come il rischio di perdere di vista qualcosa di importante.


Che questo sforzo parta da una delle piattaforme che del nostro tempo hanno fatto un monopolio deve aiutarci ad apprezzare che le forme di resistenza iniziano proprio nelle pieghe dei sistemi che esse intendono de-costruire.


Le specifiche dei tempi e dei modi sono lasciate alle preferenze e alle esigenze del singolo, ma il senso è chiaro e lo scopo è unanime: spegnere il rumore degli apparecchi elettronici e dei social media per dedicarsi a riscoprire le attività gratificanti e costruttive che si possono realizzare nel quotidiano, anche senza Internet.

Venetia Falconer lo riassume nello slogan di tre parole «disconnect to reconnect», disconnettersi per riconnettersi: è la «joy of missing out», la gioia di tagliare fuori il resto del mondo con il suo marasma e le sue pressioni per dipingere, ascoltare vecchi vinili, mettere ordine in casa, meditare, fare giardinaggio, cucinare, ripescare album di foto dimenticati, leggere, scrivere, muoversi, o semplicemente godersi un buon caffè alla finestra in pace e serenità – il tutto in modo intuitivo e semplice, senza ricorrere alle miriadi di voci della rete che attraverso ricette, tutorial e consigli il più delle volte ci fanno concentrare sul risultato piuttosto che sul processo creativo in sé e per sé.

Il Digital Detox promosso da queste influencers può quindi essere letto come un esercizio di forza di volontà, a favore di una maggiore consapevolezza di sé e del microcosmo in cui si vive. Che questo sforzo nel nome del benessere individuale e della riconquista del nostro tempo parta proprio da una delle piattaforme che del nostro tempo hanno fatto un monopolio deve aiutarci ad apprezzare che le forme di resistenza iniziano nelle pieghe dei sistemi che esse intendono de-costruire. E magari può aiutarci anche a riconoscere che, nel 2020, il vero lusso è diventato poter essere finalmente disconnessi e irreperibili, sintonizzati con chi amiamo e riconnessi con ciò che ci fa stare bene.

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Cristina Iorno

Cristina Iorno

Cristina ama le lingue come se fossero persone. O forse le ama perché, proprio con le persone, la mettono in contatto. Per mantenere viva la sua storia d'amore con inglese, tedesco e spagnolo, Cristina si serve di libri, viaggi, film, serie tv e canzoni. Dopo aver vissuto in Germania, Polonia e Spagna, e aver girato in lungo e in largo, si sente più che mai una cittadina del mondo. Crede nell'amicizia, nel valore della semplicità e nel destino, tant'è che Serendipity è una delle sue parole preferite. Ambientalista in erba, Cristina colleziona cartoline di tutti i posti che è riuscita a visitare e spera di raccoglierne presto da tutti i continenti.

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