La vita come antagonista: il racconto di Disarmo

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In foto, il cantautore Claudio Luisi, in arte Disarmo

In foto, il cantautore Claudio Luisi, in arte Disarmo

«Ma come hai creduto di essere più intraprendente di quanto la vita non fosse con te?». Così scriveva Claudio Luisi, in arte Disarmo, alla fine del 2019 nel testo del suo brano Antagonista. Per quanto la canzone cantasse appunto l’imprevedibilità della vita, sicuramente l’artista non si aspettava che di lì a un paio di mesi la vita ci dimostrasse tutta la sua intraprendenza mettendoci di fronte alla drammatica situazione d’emergenza causata dall’epidemia di Covid-19.

Antagonista è il singolo che fa seguito all’uscita di Pillole 2D, il brano di fine gennaio in cui Disarmo analizzava le storie d’amore (finite) ai tempi delle storie Instagram. In questo nuovo pezzo, il cantautore piemontese lascia temporaneamente da parte la tecnologia e si addentra in un’analisi quasi psicologica dei motivi che ci spingono a non abbandonare la nostra comfort zone, per poi essere spesso sorpresi dalla vita che a modo suo ci costringe ad abbandonare l’alveo delle nostre certezze.

Partiamo dal testo, perché la frase sull’intraprendenza della vita si è nel frattempo caricata di un significato tutto nuovo. Avevi in mente qualche episodio specifico quando l’hai scritta?

«Il testo è stato scritto molto prima dell’emergenza che stiamo vivendo, ma molte cose in questo periodo le vediamo da una prospettiva diversa ed è così anche per quella frase.

«Siamo testardi, torneremo a sentirci come se nulla potesse sconvolgere la nostra routine, ma attualmente ci troviamo confinati tra le mura domestiche e non basterà tutta l’intraprendenza del mondo per farci uscire».


Siamo costretti a essere pragmatici, concreti, e questo entra in rotta di collisione con i nostri sogni che non sempre sono realizzabili. Diventiamo malinconici.


Credi che la vita possa essere vista come un’antagonista?

«Certo! Applichiamolo appunto al momento che stiamo vivendo; per esempio prima della pandemia c’erano diverse cose che stavano prendendo una bella piega nella mia vita, ma come sempre è andato tutto a rotoli e così siamo qua a reinventarci per la milionesima volta, a riorganizzare in un qualche modo la nostra esistenza».

Hai riassunto il concept della canzone con tre parole: malinconia, pragmatismo e benzodiazepine. Ci spiegheresti meglio il rapporto di questi tre elementi con il brano?

«Le benzodiazepine sono l’antidoto di culto della società post-moderna: materialista, realista in maniera spregiudicata. Siamo costretti a essere pragmatici, concreti, e questo entra in rotta di collisione con i nostri sogni che non sempre sono realizzabili. Diventiamo malinconici».

Che relazione c’è fra Antagonista e i tuoi precedenti brani, in particolare Pillole 2D che è quello uscito più recentemente? Diverse facce della stessa medaglia o hai voluto provare qualcosa di completamente nuovo?

«Facce non troppo diverse della stessa medaglia. Trovo in realtà ci sia tanta affinità tra i due brani. Se invece parliamo dei brani ancora precedenti, allora parliamo di mondi sonori completamente diversi, ma in quel caso era un progetto formato da più teste. Da Pillole 2D in poi sono io».

Musicalmente quali artisti stavi ascoltando nel periodo in cui hai scritto Antagonista? Credi che qualcuno di loro abbia influenzato qualche elemento compositivo del brano?

«Se non ricordo male era periodo MGMT, ma non credo abbiano influenzato Antagonista più di tanto. Piuttosto credo di aver attinto ad ascolti molto precedenti, The Beatles in primis».

C’è un insegnamento o una riflessione che vorresti che gli ascoltatori di Antagonista facessero loro?

«Che gran parte dei nostri cosiddetti ragionamenti sono volti a confermare ciò che in realtà già sosteniamo!».

Come stai affrontando questo periodo di quarantena? Come trascorri le giornate?

«Ho imparato a fare degli ottimi gin tonic home made, sono ingrassato, mi sono annoiato e contrariamente a quanto hanno fatto altri colleghi io non ho scritto molto. Devo essere felice anche per scrivere cose tristi; se invece sono triste rischio di scrivere catastrofi».

Quali sono i progetti per il futuro, soprattutto nel medio periodo? C’è qualche album o EP in lavorazione o credi maggiormente nella strategia dei singoli, che ormai sta prendendo piede?

«Non c’è niente di stabilito per adesso. Mi piacerebbe chiudere un album entro il 2020. I brani ci sarebbero, ma più probabilmente ci arriverò per gradi, quando sarà il momento».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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