Filippo D'Erasmo: arte è contaminare vissuto e immaginazione

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In foto, il cantautore Riccardo Filippo, in arte Filippo D'Erasmo

In foto, il cantautore Riccardo Filippo, in arte Filippo D’Erasmo

Filippo D’Erasmo inizia da bambino a suonare qualsiasi oggetto gli capiti tra le mani, componendo melodie strampalate. Inizia a scrivere le prime canzoni nel 2009 e successivamente si appassiona alla produzione musicale, ma soltanto nel 2018 decide di esordire con un progetto solista. Pubblica infatti a dicembre il singolo Monica sulla spiaggia di Follonica, prodotto da Luca Grossi (Sintomi di Gioia, Ave Quasar). Il 20 settembre esce il secondo singolo Anna e a dicembre il singolo Norimberga.

Il 2020 si apre per lui con la pubblicazione dell’EP d’esordio, dal titolo Canzoni part-time. Il titolo gioca su un periodo in cui Filippo si è trovato a vivere la sua vita diviso tra il lavoro, la musica, la propria relazione e quella sensazione di non essere mai al posto giusto e da cui, alla fine, è riuscito a uscire.

Uno si aspetta che ti chiami Filippo e invece il tuo nome di battesimo è Riccardo. Partiamo da questa ambiguità.

«Filippo è sia il mio cognome, sia una parte del mio nome d’arte. Mi piaceva l’idea di trovare un nome che contenesse una parte di me (Filippo), ma anche una parte romanzata e artefatta (D’Erasmo). Credo che così debba essere anche l’arte: deve radicarsi nel vissuto, nella verità, ma contaminarsi grazie all’apporto dell’immaginazione».

«Ridi di me, ti stendo senza fiatare, un serpente striscia ma se morde può far male», canti in uno dei brani contenuto nell’EP. Una storia di rivalsa, di opportunità infinite che ti offre la vita. Ti sei mai sentito dalla parte degli sconfitti?

«Diciamo che ho sempre simpatizzato per gli ultimi, per chi rifugge i canoni stereotipati dell’uomo o della donna alpha per abbracciare la propria singolarità e unicità. Io stesso sono quanto di più distante ci sia dallo stereotipo del macho e vado estremamente fiero del mio essere “strano”. Forse sono stato influenzato dallo storytelling dell’eroe che parte da una condizione di svantaggio, supera le difficoltà e poi ce la fa grazie alla sua forza di volontà, alla sua fiamma e forza interiore».

Canzoni part-time è un EP che non risulta puramente cantautorale ma lascia spazio anche a violini e suoni elettronici: quello che emerge è una contaminazione artistica molto evidente. Qual è il mondo sonoro che senti più vicino a te?

«Le influenze sono molte, non sono stato tanto lì a pensare: “Adesso faccio un disco simile a questo o a quest’altro”. Ho aperto le finestre creative e permesso alla musica di fluire. In ogni modo delle influenze consce o inconsce esistono. Scomodando i mostri sacri della musica italiana, ti dico su tutti De André per i testi e Battiato per la capacità di scrivere canzoni pop ma mai banali, per il gusto nella sperimentazione e nella contaminazione elettronica. Tra i contemporanei, sono stati e sono tuttora importanti per me Brunori Sas e Vasco Brondi per quanto riguarda i testi, i Baustelle per la stesura melodica e per gli arrangiamenti contemporaneamente vintage ed elettro. Di recente poi ho ascoltato molto il disco di Scarda: mi piace il suo modo cinematografico di raccontare, mi arriva molto».

In foto, la cover dell'EP del cantautore Filippo D'Erasmo, Canzoni Part-Time

In foto, la cover dell’EP del cantautore Filippo D’Erasmo, Canzoni Part-Time

Diversi nomi di donne hanno ispirato le tue canzoni, sono tutti casuali o c’è davvero una Monica sulla spiaggia di Follonica?

«I nomi sono di fantasia, per due motivi. Il primo è per proteggere le persone che stanno dietro alle canzoni. Il secondo è perché spesso, nello stesso personaggio femminile, ne confluiscono diversi: fatti reali di vari momenti del passato si mescolano a fatti che sono successi nella mia immaginazione, a immagini che provengono da film o da romanzi. Si sfuma il confine tra la realtà e l’immaginazione e, a volte, mi capita di nutrire dubbi anche riguardo la veridicità dei mie ricordi».

Cosa fa Filippo D’Erasmo quando non scrive canzoni?

«Pensa molto, forse troppo. Si interessa allo studio della mente e della persona umana e ha un lavoretto part-time in sanità, per sbarcare il lunario».

Come ti immagini tra dieci anni?

«Mi voglio immaginare a fare quello che sto già facendo ora, solo meglio, impiegandovi più risorse e più tempo, avendo la possibilità di arrivare a un pubblico più ampio, di collaborare con i migliori professionisti e artisti del settore. L’obiettivo di fondo rimarrebbe quello di oggi: scrivere canzoni in grado di emozionare o addirittura di cambiare la vita delle persone».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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