Storie di ordinaria emancipazione: la masturbazione femminile

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Maggio è il mese della masturbazione, una pratica che per le donne è ancora un tabù. In quanto questioni politiche, c'è bisogno di parlarne apertamente. Foto di Sara De Blas (IG @salbedaras)

Maggio è il mese della masturbazione, una pratica che per le donne è ancora un tabù. In quanto questioni politiche, c’è bisogno di parlarne apertamente. Foto di Sara De Blas (IG @salbedaras)

della redazione de La tinta
traduzione di Giulia Di Filippo

Maggio è stato il mese della masturbazione, una pratica che per noi donne è ancora un tabù: se ne parla a bassa voce o con disagio e vergogna. Ma l’intimità e il piacere sono anche questioni politiche, c’è bisogno di accendere la luce e parlare apertamente di masturbazione femminile. Ce ne parlano le donne del collettivo di informazione argentino La tinta.


Ho imparato cosa vuol dire avere il clitoride durante l’adolescenza, usando il bidet. Chi avrebbe detto che, da quel primo contatto, avremmo costruito un rapporto che dura ancora oggi? Dichiaro il mio amore per il bidet. Sono passata per molte case e in altre ci ho vissuto, non ricordo i nomi delle vie ma, sì, ogni bidet su cui mi sono seduta. Perché, come in tutte le cose, ci sono schizzi e schizzi… Storicizzare il vincolo significa ripensare a più di quindici anni segnati da relazioni sesso-affettive temporanee, partner fissi, una gravidanza, un puerperio e una famiglia. Ma l’autopiacere è ancora la parte che preferisco.

– Juli, 33 anni


Già da alcuni anni si parla più apertamente di masturbazione femminile, nonostante il tema generi un certo disagio nella maggior parte delle donne. La quarantena ha fatto scoprire a molte di noi un terreno di nuovi vincoli erotici e desideri, restituendoci la dimensione delle parole e delle fantasie, restituendoci il nostro corpo. La masturbazione è andata in prima serata, con l’isolamento si è viralizzata ed è diventata di tendenza nelle nostre vulve.

Masturbati da sola, con la mano che conosce ogni centimetro, con un sex toy o con una app. Con il cuscino o contro il materasso. Mentre pensi a una scena sessuale che ti eccita molto o a qualcuno. Mentre guardi un porno. Mentre fai sexting, partecipi a una sex chat o sei in videochiamata. Mentre ti guardi allo specchio o ti filmi. Gemendo. Con musica o in silenzio. Con la luce spenta, nella doccia, nascosta, in un luogo pubblico. Arriva all’orgasmo o mantieni il plateau. Fa’ come ti pare, ma goditi te stessa.

Attivismi del piacere

In rete ci sono dirette, incontri, consigli, post, le nostre vulve sullo schermo, primi piani di come masturbarci. Incrementa il nostro autoconoscimento, dicono, allevia i dolori mestruali, rafforza il pavimento pelvico, migliora l’umore. Aiuta a dormire, ad allontanare lo stress, a evitare le infezioni vaginali, e la lista potrebbe continuare. Ma, soprattutto, la masturbazione fa provare piacere.

Noi che abbiamo più di trent’anni ai nostri tempi non affrontavamo l’argomento, non abbiamo fatto educazione sessuale a scuola[*] e, come dice la comica Noelia Custodio nei suoi sketch, mentre le fortunate che avevano la TV via cavo sono riuscite a imparare qualcosa dai film erotici dei canali a pagamento, il resto della generazione è stata rovinata dalle serie adolescenziali di Cris Morena e dalle telenovelas dell’epoca; se il destino era dalla tua, potevi riuscire ad allungare lo sguardo su una rivista porno passando dal giornalaio o frugando in camera di tuo fratello.


La mia è una storia triste. Credo di essermi toccata quando ero già grande, ho perso tempo per anni. Forse lo facevo ma ho smesso, ricordo però che mi toccavo dopo aver fatto un sogno erotico. Mi succedeva spessissimo da piccola. Ma mi sono toccata con consapevolezza solo a vent’anni.

– Mili, 27 anni


C’è un silenzio storico intorno alla masturbazione femminile, il patriarcato ha stabilito che il monopolio era degli uomini, un codice tutto maschile che, mentre dava più potere a loro, opprimeva noi. A scuola, parlo di almeno quindici anni fa, chi non ha mai assistito alla scena in cui i compagni raccontavano orgogliosi le loro seghe in gruppo, in bagno, a ricreazione, e gareggiavano a chi se ne era fatte di più?

Anche noi ragazze ci masturbavamo come loro, ma era un segreto e non ne parlavamo neanche tra di noi. I ricordi intorno al piacere diventano confusi ogni volta che ci obblighiamo a coltivare la memoria: la vergogna imposta, la colpa imparata e il peccato insegnato ancora ci perseguitano.


Mi ricordo di aver spiegato a una mia vicina come masturbarsi. Viveva davanti a casa mia ed eravamo grandi amiche. Oltre a farle capire come fare, mostrandole i movimenti sul mio corpo, le diedi un consiglio: puoi farlo subito dopo pranzo, quando i tuoi dormono. È un ricordo di cui mi sono sempre vergognata, l’ho dissotterrato con difficoltà e l’ho ricostruito in maniera confusa. Con il tempo ho capito che non riconoscevo di masturbarmi e che arrivavo persino a negarlo.

– Pau, 28 anni


L’ennesimo tabù della nostra storia patriarcale, la sessualità delle donne appartiene all’ambito privato e alla riproduzione. Fino a poco tempo fa non usavamo le parole «desiderio» e «piacere» perché anche queste erano monopolio maschile. Ancora oggi ci capita di ascoltare, nelle relazioni eterosessuali, che la masturbazione è una cosa loro o una pratica che noi donne non facciamo: «Se non viene lui, fagli una sega. Se non vieni tu, vestiti».


Mi masturbo da quando sono piccola, ma ho avuto il coraggio di dirlo solo da grande. Mi vergognavo di dirlo persino alla persona con cui uscivo. Per un periodo mi sono toccata pensando a Chayanne, il cantante. Adesso, invece, uso un vibratore.

– Melisa, 30 anni

Quando ero più piccola mi masturbavo spesso con il cuscino, fino a che non ho scoperto le virtù degli orsetti di peluche. Si usavano tantissimo, ma la mia fissa di collezionarli e appenderli sul muro li trasformava in una specie di galleria porno, un dispenser di sex toys d’epoca. Ne avevo uno preferito che avevo appeso accanto al mio letto, si chiamava Popeye; sì, sono etero persino quando mi tocco. Riuscii a parlarne per la prima volta a quindici anni con un’amica e fu una delle mie esperienze più liberatorie. Lei usava una bambola di pezza.

– Vero, 35 anni


Nelle conversazioni tra amiche, ora che possiamo parlarne, quando cerchiamo di fare memoria della nostra infanzia ognuna di noi racconta la sua storia di masturbazione, con la bicicletta, la punta di un tavolo, una sedia, sull’asse dell’altalena, a cavalcioni sulle spalle di qualcuno, con un’amica.


Mi ricordo una scena in particolare, stavamo bevendo qualcosa a casa prima di una serata quando un’amica quasi si mangia una che aveva detto ‘io non ho mai sentito il bisogno di masturbarmi’. Eravamo ragazzine, credo che la tipa non sia neanche riuscita a dire ‘masturbarmi’. Ammirai la sua uscita, ma in quel momento non ebbi il coraggio di dire che anche io mi masturbavo. Se c’erano un sacco di pregiudizi, inibizione e vergogna nella nostra generazione, figuriamoci prima.

– Vicky, 25 anni


Parlare di masturbazione femminile è un atto politico

Alla genitalità abbiamo tolto il velo e possiamo parlare ora delle vulve e delle loro molteplici identità. Foto di Sara De Blas (IG @salbedaras)

Alla genitalità abbiamo tolto il velo e possiamo parlare ora delle vulve e delle loro molteplici identità. Foto di Sara De Blas (IG @salbedaras)

Con i femminismi, c’è stata una rifocalizzazione sulle donne e il genere non binario, sulla sovranità dei nostri corpi e sul piacere. Guardare la vulva, imparare a distinguerne le parti, ad amarla, toccarla, a conoscerne il sapore. Alla genitalità abbiamo tolto il velo e possiamo parlare ora delle vulve e delle loro molteplici identità. Nonostante non ci siano ancora nomi più specifici e si continui a ricorrere all’idea della masturbazione femminile, abbiamo ampliato i contorni del linguaggio, l’abbiamo aperto a nuove interpretazioni perché siamo in un campo di invenzione creativa, come lo è il piacere.

Non ci masturbiamo perché siamo sole, senza qualcuno di fisso o temporaneo; ci masturbiamo perché ci va, per provare piacere, per esercitare l’autoerotismo fine a se stesso e anche per non finire a letto con la persona sbagliata. Come si suol dire, «la masturbazione non ti spezzerà mai il cuore».

Non gira tutto intorno alla penetrazione, scoprire il clitoride è stato rivoluzionario in ognuna di noi ma, soprattutto, è stato un evento chiave nella storia della sessualità. Il piacere è nostro, siamo soggetti desideranti, non lo dobbiamo a nessuno. Se con altre persone, meglio, ma prima veniamo noi.

Datti tempo, fantastica, toccati diverse parti del corpo, se puoi, crea atmosfera, pensa a cosa vorresti, esplora le zone che ti danno piacere, a pancia in su, a pancia in sotto, contro il materasso, con le gambe chiuse, come più ti piace. Con una stimolazione esterna, con penetrazione e/o toccandoti il clitoride. Divertiti e raccontalo. Diciamo addio alla vergogna e ai tabù.


[*] Nel 2006 in Argentina è entrata in vigore la legge di Educación Sexual Integral (ESI), volta a garantire a bambine, bambini e adolescenti il diritto all’insegnamento dell’educazione sessuale in una prospettiva integrale che comprenda aspetti biologici, psicologici, sociali, culturali, affettivi, etici e giuridici.


La tinta è un collettivo di informazione alternativa di Córdoba, Argentina. Tratta temi di attualità come politica, genere e femminismi, società, ma è anche impegnato sui fronti delle comunità indigene sudamericane e dei progetti di agricoltura sostenibile.

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Giulia Di Filippo

Giulia Di Filippo

Classe ’94, Roma. Mi piacciono il viaggio, la letteratura, l'editoria, la traduzione, il buon vino e il cinema argentino. Più di tutto, mi piace lo spagnolo. Tra le altre cose, imparo come tenere in piedi una casa editrice e a ballare tango.

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