#SalToEXTRA: Altre forme di vita. La prima giornata

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Il #SalToEXTRA è stato inaugurato la sera di giovedì 14 maggio: vi raccontiamo gli incontri virtuali con Alessandro Barbero, Samantha Cristoforetti e Dacia Maraini

Il #SalToEXTRA è stato inaugurato la sera di giovedì 14 maggio: vi raccontiamo gli incontri virtuali con Alessandro Barbero, Samantha Cristoforetti e Dacia Maraini

Il classico e tanto atteso da tutti i lettori Salone del Libro, che ogni anno anima il Lingotto della città piemontese e attrae non solo autori di fama nazionale e internazionale, case editrici, librerie, ma anche scuole, insegnanti e lettori, quest’anno ha rischiato di non esserci. Questo maggio, tra le tante conseguenze dell’emergenza sanitaria da Covid-19, noi lettori abbiamo infatti rischiato di vedere sospeso anche questo tanto amato – quanto atteso – appuntamento.

E invece, contro ogni pronostico, gli organizzatori del Salone si sono rimboccati le maniche, lavorando giorno e notte per dar vita ad un’edizione eccezionale e virtuale del classico appuntamento, denominata per questo motivo #SalToEXTRA. Per non lasciare autori e lettori a bocca asciutta e per non rimanere in sospeso in questo tempo sospeso, il Salone ha assunto una nuova forma, con una maratona virtuale di quattro giorni, ospiti da tutto il mondo e innumerevoli incontri virtuali.

Alessandro Barbero: Conseguenze inattese. Su come l’umanità reagisce alle catastrofi

Il #SalToEXTRA è stato inaugurato la sera di giovedì 14 maggio con la breve ma incalzante lectio virtuale del professor Alessandro Barbero, docente universitario di Storia medievale, figura di spicco del panorama e del dibattito storico attuale, nonché autore di saggistica e narrativa, vincitore dell’edizione 1996 del Premio Strega, divulgatore e collaboratore di Piero Angela.

La diretta Facebook si svolge dal suggestivo ed emblematico Museo Nazionale del Cinema, ospitato all’interno della Mole Antonelliana, simbolo ed emblema della ricchezza culturale della città del libro. Lo storico ironizza sul titolo scelto per l’edizione 2020 del grande appuntamento, Altre forme di vita, rivelatosi, suo malgrado, sorprendentemente profetico, giustapponendovi il titolo che vuole dare alla sua lezione, che spinge lo sguardo sulle conseguenze inattese della pandemia in atto. E le epidemie, come quella che stiamo vivendo, diventano il leitmotiv della sua lectio.

Per quanto ipertecnologico e iperconnesso sia, all’uomo del Terzo millennio è ancora precluso prevedere il futuro: ciò che invece è concesso, e auspicato dallo storico, è il volgere lo sguardo verso la storia passata. Per ispirarci a trovare nuova forza di fronte ai tempi che stiamo vivendo, Barbero passa in rassegna la storia dei morbi che nel corso dei secoli ha colpito l’uomo, per riconoscere oggi che l’unica cosa che rimane è forse la nostra capacità di reagire alle catastrofi inaspettate in modo altrettanto inaspettato e positivo.


Di fronte alle devastazioni demografiche, economiche e sociali, l’uomo ha saputo nel corso dei secoli dar vita a profondi cambiamenti culturali, rifiutando ogni istanza di chiusura, aprendo frontiere, ricercando ogni volta nuove vie e ripartenze, assumendo atteggiamenti storicamente più aperti, lungimiranti, tolleranti.


Come la celebre pandemia di vaiolo passata alla storia dell’Impero romano come «peste antonina», o le grandi epidemie di peste narrataci dal Boccaccio nel Decameron e da Manzoni nei Promessi Sposi, il Covid-19 ha distopicamente colpito una società ricca e prospera, inserendosi nel corso di una storia occidentale che – secondo Barbero – dall’11 settembre può dirsi povera di grandi avvenimenti. Il denominatore comune delle grandi epidemie si trova nella generazione di una grande volontà di reagire e di cambiamento e può, secondo lo storico, essere la prospettiva che oggi possiamo adottare di fronte a questi tempi difficili.

Quando la peste è arrivata, imprevedibile, a sconvolgere e scompaginare economie e tessuti sociali e umani profondamente ricchi e articolati, dall’epoca di Marco Aurelio fino al Medioevo, l’uomo ha reagito imparando a saperle accettare e a gestirle con pazienza e gradualità, assumendo il controllo su di esse, rendendole sempre meno devastanti, fino alla loro scomparsa. Di fronte alle devastazioni demografiche, economiche e sociali, l’uomo ha saputo nel corso dei secoli dar vita a profondi cambiamenti culturali, rifiutando ogni istanza di chiusura, aprendo frontiere, ricercando ogni volta nuove vie e ripartenze, assumendo atteggiamenti storicamente più aperti, lungimiranti, tolleranti.

Ciò che rimane più impresso è indubbiamente come Barbero ha scelto di concludere il suo intervento: citando Gaetano Salvemini, l’intellettuale ed esule antifascista che, tornato in possesso della cattedra universitaria toltagli dal Regime, alla sua prima lezione del dopoguerra esordì con un «Come stavamo dicendo l’ultima volta…». Ci invita così a non a dimenticare questi tempi bui, bensì a fare nostra l’esperienza della pandemia, ma guardando avanti, ricercando nuove vie, anche dove ci sembra non ce ne possano essere, perché «la Storia non si ferma mai. Continuamente le società umane si modificano, continuamente cambiano i rapporti sociali».

Barbero ci sta comunicando con il linguaggio dello storico che anche a noi, oggi, è data la straordinaria possibilità di saper reagire positivamente, ripensare interi sistemi di valori, ritmi di vita, acquisire e mantenere al contempo la consapevolezza della caducità della nostra esistenza e dell’imprevedibilità delle catastrofi nella storia. Lungi dall’essere una boriosa lezioncina di storia, quella di Barbero è una diretta che tiene incollati allo schermo, un grande invito e una sentita esortazione ad imparare dai grandi del passato a «guardare avanti, ripartire, a ricominciare a non spezzare il filo delle cose importanti».

Samantha Cristoforetti e Valeria Parrella: le città invisibili. Da Calvino alla stazione spaziale internazionale

Non potrebbe essere più azzeccata di così la presenza (sebbene virtuale) al #SalToEXTRA di Samantha Cristoforetti, l’astronauta milanese che ha lavorato un anno a bordo della stazione spaziale internazionale, che ha con il suo intervento aperto le danze di questa edizione virtuale del Salone. È un dialogo virtuale sullo spazio e sul tempo la chiacchierata tra l’autrice partenopea Valeria Parrella e Cristoforetti, che ribatte alle domande della scrittrice con delle risposte da astronauta, alimentando un dialogo caratterizzato dalla proverbiale leggerezza di cui Italo Calvino parla nelle sue Lezioni Americane. Ed è proprio il paragone con Le città invisibili immaginate da Calvino ad introdurre e nutrire l’intervento: così come il Marco Polo dello scrittore sanremese viaggia in lungo e in largo con l’obiettivo di raccogliere il maggior numero di informazioni possibile per raccontare all’imperatore le città del suo vastissimo impero, che paradossalmente nemmeno lui conosce, l’astronauta diventa narratrice del suo viaggio nello spazio.

L’esplorazione raccontataci virtualmente al #SalToEXTRA da Cristoforetti è quella di un impero tutto particolare, che le ha regalato l’opportunità, dalla Stazione Spaziale Internazionale, di scoprire la Terra più di quanto le sarebbe invece accaduto restando quaggiù. La permanenza nello spazio le ha permesso di osservare le nostre città da lassù, una prospettiva in cui ricordano quelle fantasiosamente immaginate e architettate da Calvino.

Nello spazio, proprio come durante questo tempo sospeso – dice Samantha a Valeria – i punti di vista cambiano, le coordinate spazio-temporali si rimescolano, la dicotomia tra lontano e vicino si ripensa. È proprio questa opposizione, che in realtà opposizione non è, ad essere uno dei fili conduttori tanto dell’esperienza nello spazio quento di quella dell’isolamento e del distanziamento sociale. Samantha racconta di come, all’interno della Stazione Spaziale che ogni 90 minuti compie un giro attorno alla Terra, abbia potuto riconoscere l’esistenza di un dialogo continuo tra prossimità e lontananza, arrivando a sentire paradossalmente più vicini a sé popoli, culture e punti del pianeta con cui non aveva mai avuto contatti in vita sua.


Tra le nostre quattro mura domestiche, siamo diventati abitanti della nostra Stazione Spaziale, capaci di osservare e immaginare tutto ciò che ci circonda con lo stesso stupore e la stessa fantasia dell’astronauta o di Marco Polo.


Cristoforetti sembra così dare parola a ciò che noi, astronauti della quarantena, abbiamo provato in questi mesi di lockdown nel distanziamento sociale: fisicamente lontani, tra una Skype, una Zoom, un webinar, una lezione online, un evento culturale virtuale, una consegna a domicilio della nostra pizzeria preferita, un messaggio di quell’amico dell’Erasmus che non sentiamo da tanto e ci chiede, preoccupato, come stiamo, o semplicemente attraverso il silenzio di chi sappiamo ci sarà sempre e comunque, quando ci riabbracceremo, ci siamo avvicinati più che mai.

In isolamento, tra le nostre quattro mura domestiche, siamo diventati abitanti della nostra Stazione Spaziale, capaci di osservare e immaginare tutto ciò che ci circonda con lo stesso stupore e la stessa fantasia dell’astronauta o di Marco Polo. Cristoforetti riconosce poi che in isolamento, come chi parte per sollevarsi da terra e orbitare attorno al pianeta, l’essere umano è forzato a spogliarsi di tutto ciò che è inessenziale, a vivere all’interno del confine invalicabile dei «200 metri da casa» e dei suoi pensieri, in una nuova dimensione in cui, gradualmente, si fa largo nella quotidianità ciò che la pensatrice tedesca Hannah Arendt chiamava «l’irrilevanza senza peso degli affari personali». Nello spazio, così come in questi momenti di isolamento, siamo portati ad osservare ciò che ci è familiare con nuovi occhi e a immaginare (o inventare) città invisibili che ci circondano.

Cambiano le percezioni, le sensazioni, aumenta la capacità critica nel considerare che il nostro tran-tran quotidiano è solamente frutto di ritmi artificiali e che la nostra concezione del tempo storico, forse sbagliata, ci preclude di sentire quanto in realtà siamo vicini all’altro, nello spazio ma anche nel tempo. Come Alessandro Barbero, anche Samantha Cristoforetti esorta ancora una volta a riconsiderare il dialogo continuo tra il vicino e lontano, nel tempo e nello spazio, e a immaginare il tempo storico come qualcosa che – al di là dell’ipertecnologia della modernità – ci avvicina agli altri uomini, staccandoci dalla piccolezza dei microscopi dei virologi per viaggiare e pensare con nuovi metri di misura.

Una volta usciti da questo momento – perché ne usciremo – saremo cambiati? Certamente, risponde Cristoforetti, ma al contempo non ci saremo perduti niente. Torneremo dal nostro viaggio in isolamento come torna l’astronauta dallo spazio, come torna Marco Polo al Khan: cambiati, consapevoli di chi e cosa è essenziale e chi e cosa invece non lo è, pronti a rendere, forse, il mondo migliore. Per dirla con le celebri ultime battute de Le città invisibili: il nostro compito, in questa pandemia, è quello di «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’Inferno, non è Inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

Dacia Maraini: riflessione attorno alla solitudine e alla libertà in tempi di quarantena

È inizialmente nostalgico l’intervento virtuale di Dacia Maraini al #SalToEXTRA. La scrittrice toscana esordisce esprimendo tutta la sua profonda nostalgia e mancanza, quest’anno, per un festival «pieno di gente che ama i libri, che guarda i libri, che cerca i libri», dei proverbiali caos e confusione che regnano sovrani nel formicaio di stand, ospiti, dibattiti che accendono ogni maggio il Lingotto Fiere di Torino. Dacia Maraini non nasconde di sentirsi sola, lontana dal pubblico.

Proprio il concetto di solitudine, insieme a quello di libertà, è il cardine attorno al quale si articola il dialogo della scrittrice. Iniziando a immergersi nel tema dei libri e della letteratura, Dacia Maraini ricorda perché, soprattutto in momenti come questo, leggere è importante, che cosa produce la lettura in noi, perché dovremmo prediligere i classici, qual è la differenza tra informazione e formazione. Secondo la grande autrice, infatti, quello dell’isolamento può rivelarsi il momento ideale per un recupero del significato e del valore della lettura, motore della curiosità e dell’immaginazione – la stessa che l’astronauta Cristoforetti ci ha invitato a recuperare per osservare tutto con occhi diversi. Motore, poi, di un viaggio che, privato della possibilità degli spostamenti fisici, ci fa errare nel tempo e nello spazio.


Come ne Il compagno segreto di Conrad, l’interruzione dei rapporti sociali ha portato a un confronto con se stessi.


Sono i classici a permetterci di assaporare meglio quel senso di eternità, grazie ai loro contenuti universali, capaci di parlare agli esseri umani senza mai espletare la loro inesauribile funzione. Leggere – prosegue Maraini – ci permette anche di sviluppare la sottile ma essenziale capacità di distinguere l’informazione, che si fa con giornali, telegiornali, radio e tabloids, dalla formazione, che invece avviene sui libri, l’abilità – come sosteneva Eco – di saper eseguire un filtraggio su tutto ciò che leggiamo e ascoltiamo, per dar forma a una conoscenza che sia degna di questo nome.

Per la scrittrice, il libro che di più le ricorda la condizione dell’essere umano durante la quarantena è indubbiamente Il compagno segreto, il racconto di Conrad. Come in quest’opera dello scrittore inglese, un interessante dialogo tra un marinaio e il suo doppio, infatti, l’interruzione dei rapporti sociali, lavorativi e di amicizia ha portato a un confronto con se stessi, a una (ri)scoperta dei nostri doppi, ad un dialogo che possiamo rendere fertile e proficuo.

Nella conclusione al suo intervento, Maraini abbandona la riflessione attorno alla solitudine per esplorare quello della libertà, tanto misinterpretato e abusato in questi tempi difficili, fatti di decreti, divieti e sanzioni. Libertà, però – ci ricorda l’autrice – non è fare ciò che si vuole, ma un continuo confronto con le libertà dell’altro. Questo momento, in cui non possiamo vederci né sentirci vicini fisicamente, riflette infine la scrittrice, dovrebbe più di tutto farci comprendere la nostra intrinseca impossibilità di vivere soli. Quando manca l’altro, che è importantissimo, dovremmo tutti essere spinti verso una nuova e inaudita solidarietà, più umana di ogni ordinanza governativa, di ogni critica, di ogni polemica.

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Eleonora Panciroli

Eleonora Panciroli

Sono Eleonora, studio lingue, riempio il mio tempo ciondolando tra libri da leggere, film da vedere, posti da visitare, torte da sperimentare. Sono contesa tra due poli, il mare e la montagna. Sulla lista dei miei buoni propositi per l'anno nuovo c'è sempre un solo imperativo: innamorarsi, di qualcuno o di qualcosa.

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