Silvia Macaluso, la poesia in uno scontrino

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In foto, una delle opere dell'artista Silvia Macaluso, in arte MMarla

In foto, una delle opere dell’artista Silvia Macaluso, in arte MMarla

Silvia Macaluso ha poco più di vent’anni ma, come tanti giovani, ha voglia di esprimersi e, come pochi, lo fa con originalità. Il suo «tratto distintivo» è il supporto che usa per diffondere la sua arte, cioè degli scontrini.

È probabilmente l’oggetto più comune nella vita di ogni giorno ma, proprio per la sua volatilità, spesso viene buttato via senza neanche ricevere prima  un ultimo sguardo. Silvia invece l’ha scelto come mezzo di diffusione di un messaggio e della sua arte.

Ciao Silvia, presentati!

«Ciao, sono Silvia Macaluso, in arte “MMarla”. Studio Giurisprudenza, insegno tennis e cerco di essere un’artista. Ho iniziato a far conoscere la mia arte tre anni fa con la mia pagina Instagram e, con il tempo, sta diventando un lavoro: sto infatti iniziando a sviluppare i primi progetti».

Quali progetti?

«Ho una collaborazione con gli Zero Assoluto e delle copertine musicali per dei gruppi emergenti, ma non posso dire di più per ora. Sto lavorando anche con la moda, dovrebbero uscire delle magliette e delle felpe con le mie opere, ma con il Coronavirus è tutto bloccato, per ora».

In foto, una delle opere dell'artista Silvia Macaluso, in arte MMarla

In foto, una delle opere dell’artista Silvia Macaluso, in arte MMarla

Come stai vivendo il rapporto fra la tua arte e il coronavirus?

«Cerco di vederla positivamente: siamo sempre di fretta fra studio e vita sociale, invece con il lockdown ho avuto più tempo per dedicarmi all’arte e ho lavorato molto di più. Dovremmo andare in quarantena almeno una volta l’anno!».

Quanto ha influito la quarantena sui tuoi lavori?

«Sicuramente ha influito parecchio: avendo anche più tempo per ragionare, i temi sono diventati molto più malinconici. È stato come perdere due mesi di vita e questo si è riversato molto in quello che faccio».

Il tuo nome d’arte è MMarla, perché?

«Ho ripreso un personaggio di Fight Club, in particolare una frase. Marla viene definito il taglio sul palato che si rimarginerebbe se non lo stuzzicassi con la lingua, ma non puoi non farlo. Io mi ci sono rivista come persona, ma anche come artista. Cerco di stuzzicare il “taglietto sul palato” di un presente avvilente, anche parlando di piaghe sociali. Poi ho aggiunto la M dal mio cognome.

In foto, una delle opere dell'artista Silvia Macaluso, in arte MMarla

In foto, una delle opere dell’artista Silvia Macaluso, in arte MMarla

Riprendi spesso altre opere. Qual è il tuo rapporto con il resto dell’arte?

«Historia magistra vitae. Mia madre insegna Italiano e Storia e mi ha influenzato tanto. Mi chiamo Silvia per la poesia di Leopardi. In molte opere cerco di riprendere quello che leggo e di darne una mia versione, altre invece sono in contrapposizione. Cerco di unire presente e passato, rovesciando dei cliché».

Quale personaggio ti ha ispirato di più?

«Parlando del passato, Pirandello. Dopo averlo letto, ho smesso di dare dei nomi alle mie opere: darglielo sarebbe come porre dei confini mentali e obbligare le persone a vedere solo quello che vedo io, togliendo un’interpretazione. La vera libertà si raggiunge solo quando si perde il proprio nome».

Invece, un’opera moderna che ti ha particolarmente colpito?

«Ragazze interrotte. Mi ha insegnato che la perfezione è finta e che la vera perfezione è l’imperfezione, come il diastema fra i denti».

In foto, una delle opere dell'artista Silvia Macaluso, in arte MMarla

In foto, una delle opere dell’artista Silvia Macaluso, in arte MMarla

Le tue opere sono dipinte sopra scontrini o pagine di libri. Com’è nata questa idea?

«Per il compleanno di mia madre volevo farle un quadro ma, prima di provarlo sulla tela, ho voluto provare su un foglio e ho trovato solo uno scontrino. Poi più lo vedevo più mi piaceva: ho capito che uno scontrino poteva portare un messaggio importante e l’ho voluta portare avanti».

Invece qual è il rapporto fra ciò che studi e ciò che fai?

«Secondo me si può anche ragionare a compartimenti stagni, tengo le due cose distanti. Alla Sapienza però ho attaccato nelle varie Facoltà dei disegni, ma è il massimo che ho fatto».

Parli spesso di ironia, come mai?

«Non voglio essere pesante: cerco sempre di mettere ironia nelle mie opere, anche quando attacco ciò che mi infastidisce, come l’ipocrisia o le persone che non riescono a darsi un valore. Cerco di dire a chi mi guarda, a chi guarda le mie opere, di darsi un valore e di essere coerenti. È quello che penso sia la mia arte».

About author

Francesco Montagnese

Francesco Montagnese

Classe '97, Calabrese di nascita, ma romano d'adozione. Nel tempo libero scrivo poesie e suono il violino.

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