Intervista a wLOG, il nuovo cantautorato dance

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In foto, il cantautore milanese wLOG

In foto, il cantautore milanese wLOG

wLOG è un atipico cantautore milanese che, dopo i singoli Un colpo solo e Indiani d’America, sta per pubblicare il suo primo EP. Il suo è un cantautorato un po’ strano che mischia elementi di itpop con altri dance: il fine è far ballare su note tristi, una festa malinconica ed esasperata, un cartone animato dal sapore rétro, di quelli per cui ci disperavamo se perdevamo una puntata.

La nostra chiacchierata risale a qualche tempo fa, durante il periodo più rigido della quarantena.

Come sta andando? Pensi che le persone siano più attente alla musica in questo momento?

«Da qualche anno ormai vivo in alta montagna. Certo, andavo a Milano tutte le settimane e vivevo anche la città.  Sono però in un certo senso abituato all’isolamento. L’aspetto più complesso da gestire è che mi trovo in mezzo all’epicentro del contagio, in Val Seriana. La musica è ovviamente il mio viaggio quotidiano, tra pezzi nuovi e la produzione dell’EP.

«Non so come definire il rapporto tra musica e persone. Una volta la quotidianità musicale passava attraverso i CD, gli stereo e, prima ancora, i vinili. Oggi cuffiette e ritmi di vita hanno relegato la musica a un compagno di viaggio “riempibuchi” temporale».

Segui la scena musicale indie? C’è qualche nome che ti sta particolarmente a cuore?

«Diciamo che sono un ascoltatore poliedrico. Ascolto di tutto, dentro e fuori l’Italia, del presente e del passato. Attualmente, nell’indie italiano, dico Gazzelle e Francesco De Leo».

Cosa c’è di diverso in wLOG, rispetto a tutti gli altri cantanti indie in Italia?

«Sto decisamente sperimentando suoni e sound. La struttura melodica della canzone rifugge il “già sentito” o richiami ad altre linee note. I testi, i concept, le metriche, le musiche, sono frutto di ispirazione personale e di approfondimenti intimi, spero unici».

Il cantautore milanese wLOG in una foto promozionale

Il cantautore milanese wLOG in una foto promozionale

 

Indiani d’America è un brano che parla del tuo passato?

«Indiani d’America certamente è parte del mio vissuto, ma credo fotografi anche un aspetto che tocca molti di noi. L’ingerenza degli ambienti esterni nella nostra vita è qualcosa che, purtroppo, riguarda tutti. Un’invasività spesso ipocrita. Un modo di essere prodighi verso gli altri che spesso maschera interessi materiali. Penso sia un tema sempre attuale».

Qual è la genesi di wLOG e quando smetterai di fare musica?

«Tutto è iniziato nella mia testa, cercavo una via di fuga e delle risposte. Intorno a me tutto cadeva a pezzi, ma ero troppo piccolo per difendermi e dentro di me è nata questa cosa. Ascoltavo musica, ma ne producevo altrettanta al mio interno. Ho anche pensato fosse un difetto del quale mi sono vergognato, un aspetto di me che nascondevo. Nel tempo ho imparato a gestirlo – anche grazie alle prime band scapestrate. Pubblicare mi ha fatto stare davvero bene, scrivo tantissime canzoni e sento di avere tante cose da dire. Credo che questa cosa finirà con me, non prima di me».

About author

Giulia Perna

Giulia Perna

Meglio conosciuta come @machitelhachiesto. Salernitana di nascita e bolognese per amore di questa città. Ha conseguito il titolo di Laurea specialistica in Comunicazione pubblica e d'impresa presso l'Università di Bologna. Si definisce "malinconica per vocazione". Da grande vorrebbe osservare le stelle. Crede nella forza delle parole, nella bellezza che spacca il cuore e nella gentilezza rivoluzionaria. Le piace andare ai concerti, mischiarsi tra la gente, sentire il profumo del mare e camminare sotto i portici.

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