Safarà, l'editore indipendente da generi e appartenenza linguistica

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Il logo della casa editrice Safara Editore

Il logo della casa editrice Safarà Editore

Intervistare Cristina Pascotto, direttore editoriale di Safarà Editore, è stata una grande soddisfazione. Un incontro casuale, per parlare di L’autoritratto in blu di Noémi Lefebvre, si è così tramutato in una interessante conversazione sul piano tecnico ed emotivo.

Safarà Editore: fuori schema


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In una delle fiere mi sono ritrovata con un vostro libro in mano. Taglio trasversale, completamente fuori dagli schemi. Mi raccontate questa vostra scelta?

«Il taglio trasversale è nato per esprimere a livello di design la spina dorsale della casa editrice, che è nata come luogo di ricerca e di sperimentazione, aperta ai generi, ai linguaggi e alle ispirazioni più diverse. Quando esposi questa visione a Giuseppe D’Orsi – di cui stavamo per pubblicare il libro d’artista e che sarebbe poi diventato il nostro direttore creativo – mi disse: “L’unico modo è darci un taglio”. Con l’incoscienza e la follia degli inizi, il taglio divenne presto una realtà: il modello fu depositato e i libri divennero obliqui come il loro contenuto. Di recente si sono aggiudicati il primo premio nella categoria editoriale ai Creative Communications Awards di Los Angeles, e sono oramai il nostro simbolo distintivo».

I testi si piegano all’esigenza del lettore senza perdere forma. Come scegliete il supporto di stampa e allestimento?

«È una bellissima frase per introdurre questo argomento. La scelta dei materiali ha richiesto diverso tempo; Safarà aveva un progetto grafico preciso che è andato affinandosi nel tempo, ma che ha sempre rivendicato l’importanza dell’illustrazione come arte, quel portale che permette intuitivamente un primo accesso all’opera. Forma e contenuto dovevano quindi andare di pari passo, e trovare altresì un punto di accordo economico che permettesse alta qualità in un’edizione in brossura. Per l’interno abbiamo perciò optato per una carta usomano avoriata di ottanta grammi e, per la copertina, utilizziamo una carta plastificata opaca. Sono materiali che, a nostro parere, riescono a restituire il senso della qualità artigianale e insieme la leggerezza e la modernità di un tascabile. La quasi totalità dei libri è stata stampata da una storica tipografia della nostra città, Pordenone, che recentemente ha chiuso, lasciandoci decisamente traumatizzati».

Safarà Editore: un progetto che non esiste

In foto, Terreni di Oddný Eir Ævarsdóttir, uno dei libri editi da Safarà Editore. Dalla pagina Facebook della casa editrice

In foto, Terreni di Oddný Eir Ævarsdóttir, uno dei libri editi da Safarà Editore. Dalla pagina Facebook della casa editrice

Ci sono editori ai quali ricolleghiamo libri riconoscendo lo stile. Qual è il progetto editoriale che si riconosce in Safarà?

«Safarà non si riconosce né in un genere né in un’appartenenza linguistica. I libri di Safarà esplorano molteplici possibilità della letteratura e accolgono le ispirazioni più distanti, per questo motivo nel nostro catalogo è possibile trovare un’opera distopica e tipicamente novecentesca come Lanark, dello scozzese Alasdair Gray, un classico ritrovato come Onnazaka di Fumiko Enchi e romanzi dal forte taglio sperimentale come Una ragazza lasciata a metà. Tutte queste opere dialogano a un livello più profondo, che vuole invitare il lettore a esplorare, oltrepassando l’attaccamento a un genere».

Safarà Editore: la problematica della crisi

Crisi nel mondo editoriale: quando è iniziato questo processo secondo voi?

«Questa è senza dubbio una domanda molto complessa, che richiederebbe molto tempo. Per quanto mi riguarda, posso dire che il concetto di crescita in editoria è estremamente dannoso. Siamo cresciuti con il mito della crescita infinita come un concetto del tutto positivo, acritico, ma applicato all’editoria (e non solo) crea solamente infiniti danni. Quando le logiche della grande produzione e distribuzione sono state applicate al mondo dei libri si è consumata una rivoluzione epocale: numeri incalcolabili di libri vengono prodotti ogni anno per dare l’illusione di un mercato fiorente, solo per essere presto dimenticati con la piena consapevolezza di questo destino – e questo per fare in modo che in questa infinita girandola di novità rimanga qualcosa alla lunga e complessa filiera che alimenta malamente se stessa.

«Questo genera stagnazione e malessere, ed è la disfatta dell’editoria. Una casa editrice dovrebbe crescere essenzialmente in profondità, dovrebbe cercare di pubblicare pochi titoli in cui crede ciecamente, e cercare di vendere più copie possibili di quei titoli per i quali ha dato tutto, tenendo ben presente i numeri reali relativi alla lettura nel proprio Paese. I piccoli lo fanno già, ma i grandi non possono permetterselo, perché non possono uscire dalle logiche che stanno stritolando».

Safarà Editore: il costo del lettore

 

 

 

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Si parla, a proposito di crisi, di questa problematica del lettore di non avere più uno sconto così vasto. È giusto pensare solo al costo?

«Non credo sia corretto pensare solo al costo, il problema della crisi nel mondo della lettura va ricercata molto più in profondità. In Italia scarseggiano lettori e, purtroppo, nelle classifiche la nostra posizione ci restituisce l’immagine di un paese distratto, che sembra abbia perso attaccamento e passione per i libri come strumento di conoscenza di sé e del mondo. Come tutti, credo che politiche culturali a favore di un avvicinamento alla lettura andrebbero intraprese a ben più altre profondità, per fare in modo che si raggiunga la vita adulta con un solido rapporto con la lettura.

«Il problema del costo è relativo, spessissimo le persone più curiose e intellettualmente voraci hanno disponibilità limitate, specialmente nella nostra epoca. È un fatto come questi stessi lettori, i cosiddetti “lettori forti” che sostengono tutta la piccola editoria, siano davvero poco interessati al prezzo e mai si appellino al prezzo come motivo di rinuncia all’acquisto. Non credo sia un caso».

Safarà Editore: dietro un libro e uno schermo

Cosa c’è dietro un libro di Safarà?

«Dietro un libro di Safarà c’è moltissima ricerca e, pur sembrando scontato, moltissimo amore. Giungiamo a una pubblicazione dopo anni di lavoro dietro le quinte, che includono ricerca, investimento, traduzione, cura, per poi saltare verso l’ignoto. Questa è una spinta che solo l’amore può imprimere».

La comunicazione sui social è oramai un aspetto fondamentale, a quanto pare, della vendita. Come vi siete adeguati voi? Quale fra le tante strade avete scelto di non abbandonare?

«Safarà crede nella comunicazione sui social, rispetto ai quali ha un rapporto di fiducia: non siamo mai stati esperti del mezzo e ci siamo avvicinati in modo del tutto naturale, adattandoci alla sua naturale evoluzione. Siamo presenti su Facebook, Twitter e Instagram. Vi abbiamo trovato grandi lettori, curiosità e gentilezza, e siamo molto affezionati alla nostra piccola comunità che ci segue in questi canali. Non ne sopravvalutiamo il potere e, tuttavia, mai ci permetteremmo di sottovalutarlo».

Safarà Editore: sentirsi dire «compro il libro»

In foto, Chi è partito e chi è rimasto, di Barbara Comyns, uno dei libri editi da Safarà Editore. Dalla pagina Facebook della casa editrice

In foto, Chi è partito e chi è rimasto, di Barbara Comyns, uno dei libri editi da Safarà Editore. Dalla pagina Facebook della casa editrice

Il rapporto con i book blogger sembra sempre più la scelta più sicura. Le copie omaggio non sembrano pesare a nessuno. Ci si può stupire se una non-bookblogger sceglie di dedicare uno spazio all’editoria indipendente senza chiedere pacchi di libri?

«Quando incontriamo qualcuno con la consapevolezza del valore del libro, proviamo una grande felicità. Non si tratta certo di una copia risparmiata, bensì di un concetto molto più complesso: significa che quella persona conosce il lungo percorso che ha portato a quel libro e che, quando si rischia così tanto, la leggerezza non è un’opzione. Per cui credo che una simile eventualità possa effettivamente stupire, ma anche raccogliere la gratitudine incondizionata degli editori, che possono dire: “Questa persona sa!”. Essere compresi, per tutti, è un balsamo».

Safarà Editore: più libri o più qualità?

Si cerca spesso di pubblicare più libri per poter offrire una scelta più amplia e quindi non rischiare di cadere in un blocco. Come scegliete di muovervi in questo ambito?

«Per quanto riguarda la produzione dei libri, come ho avuto modo di dire in precedenza, credo che la sovrapproduzione sia un male assoluto. Se invece di numeri parlassimo di differenziazione del catalogo, non potremmo essere più d’accordo. Non solo – e non tanto – per distribuire il rischio, quanto perché l’editore è chiamato a captare le mille voci che trasformano la realtà in letteratura e la letteratura in realtà: queste sono per natura polimorfe, sfaccettate, imprevedibili, impossibili da catturare in una sola nota o frequenza. Che senso avrebbe il nostro lavoro, diversamente?».

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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