Momo: alla riscoperta del tempo che ci lasciamo rubare

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Un dettaglio della copertina del libro Momo, di Michael Ende

Un dettaglio della copertina del libro Momo, di Michael Ende

Può sembrare strano e un po’ scomodo ammetterlo, ma è servita una pandemia per fare in modo che diventassimo più coscienti dell’uso che facciamo del nostro tempo. Il mondo intero si è fermato per alcune settimane di fronte a una crisi sanitaria internazionale causata da un microscopico virus e, con i ritmi rallentati che ci sono stati imposti, abbiamo dovuto fare i conti con le cause e le conseguenze del nostro vivere frenetico e rivalutare la bellezza della lentezza.

Il tema del tempo rubato e restituito è al centro di Momo (1973), un libro per bambini nato dalla fantasia dello scrittore tedesco Michael Ende (noto soprattutto per La storia infinita), che ho voluto leggere nell’ultimo mese di quarantena. Anche se parla di bambini e si classifica come letteratura per l’infanzia e l’adolescenza, Momo andrebbe letto soprattutto dai grandi, in quanto il messaggio di questo libro è di un’attualità sconcertante e si riallaccia al nostro nuovo modo di vedere il tempo dopo questa crisi.

La delicatezza e l’accuratezza del linguaggio usato da Ende (una cui parte va irrimediabilmente perduta nel processo di traduzione dal tedesco) sono esemplificate nell’incipit della seconda parte del libro, che ci guida dolcemente a conoscere Momo e, con lei, noi stessi:

Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il tempo. Esistono calendari ed orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che talvolta un’unica ora ci può sembrare un’eternità, ed un’altra invece passa in un attimo… dipende da quel che viviamo in quell’ora. Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.Momo, Michael Ende

Momo è una bambina speciale, un piccolo essere umano in grado di fare grandi cose: non ha famiglia, ma trova negli abitanti della città in cui vive tanti padri, madri e fratelli adottivi; non possiede nulla al di fuori di un cappotto da uomo troppo grande per la sua taglia, ma scopre di poter contare sul miracolo della condivisione per avere tutto ciò che le serve; non ha giocattoli all’ultima moda, ma dispone di un’immaginazione inarrivabile per giocare insieme agli altri bambini nel grande anfiteatro in cui ha stabilito la sua dimora. Ma, soprattutto, Momo sa ascoltare, una capacità che – ci racconta Michael Ende – non è certo da tutti. Momo sa restare da sola a pensare e la sua solitudine diventa occasione fruttuosa per fermarsi ad ascoltare il canto della terra nell’immenso delle notti stellate; ma sa anche ascoltare le persone che, oberate dai problemi e dalle preoccupazioni, si recano da lei per trovare conforto e consiglio.

Una bambina così piccola, capace di operare tante meraviglie nel quotidiano di chi le sta attorno, non può che essere d’intralcio all’operato dei terribili Signori Grigi, il cui arrivo in città stravolge per sempre la vita di Momo e dei suoi amici. Dietro la promessa di conservare il tempo nella loro grande Cassa di Risparmio, i Signori Grigi riescono a convincere i cittadini a risparmiare ore su ore di vita e a investirle nel loro modello di business, in modo da poterle utilizzare in futuro per fare finalmente ciò che hanno sempre sognato. Ma è un orribile inganno che, anziché far fruttare più tempo, prosciuga l’esistenza e impedisce alle persone di fare quelle cose che fanno stare bene nel presente, come le amicizie, i sogni e i divertimenti, in nome di una produttività frenetica che rende infinitamente infelici:

Nessuno si rendeva conto che, risparmiando tempo, in realtà risparmiava tutt’altro. Nessuno voleva ammettere che la sua vita diventava sempre più povera, sempre più monotona e sempre più fredda. Se ne rendevano conto i bambini, invece, perché nessuno aveva più tempo per loro. Ma il tempo è vita. E la vita risiede nel cuore. E quanto più ne risparmiavano, tanto meno ne avevano.Momo, Michael Ende

Uno scenario decisamente troppo familiare per la nostra generazione. Momo si fa carico della sofferenza dei suoi cari e, seguendo la tartaruga Cassiopea, arriva a incontrare l’amministratore del Tempo, Mastro Secundus Minutus Hora, per trovare un modo per allontanare per sempre i Signori Grigi dalla città. Attraverso gli occhi di Momo, Michael Ende ci mostra che le ore della nostra vita sono dei fiori meravigliosi e irripetibili, che sbocciano una volta sola e che costituiscono un tesoro prezioso di cui dobbiamo saper fare buon uso, prima che appassiscano.

Questa storia semplice ma allo stesso tempo incredibilmente calzante può aiutarci a tenere alta l’attenzione sul modo in cui utilizziamo il nostro tempo, a proteggerlo dalle insidie di chi, facendoci credere tutt’altro, vuole depredarci del valore degli attimi che abbiamo a disposizione nel corso della vita. Possiamo essere felici qui e ora – anche se possediamo solo un cappotto da uomo di seconda mano – se riusciamo a riconoscere la bellezza del presente, di quel momento in cui tutto è possibile, di quell’«ora delle stelle» descritta da Mastro Hora proprio a Momo:

Orbene, vi sono talvolta nella storia del mondo dei momenti speciali, in cui succede che tutte le cose e tutti gli esseri viventi, fino alle stelle più remote del cielo, siano in sinergia in un modo così unico che può accadere qualcosa che non sarebbe possibile né prima e né dopo. Purtroppo gli esseri umani generalmente non sono bravi a utilizzarle, così queste ore delle stelle passano spesso inosservate. Ma quando qualcuno è in grado di riconoscerle, possono succedere grandi cose nel mondo.Momo, Michael Ende

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Cristina Iorno

Cristina Iorno

Cristina ama le lingue come se fossero persone. O forse le ama perché, proprio con le persone, la mettono in contatto. Per mantenere viva la sua storia d'amore con inglese, tedesco e spagnolo, Cristina si serve di libri, viaggi, film, serie tv e canzoni. Dopo aver vissuto in Germania, Polonia e Spagna, e aver girato in lungo e in largo, si sente più che mai una cittadina del mondo. Crede nell'amicizia, nel valore della semplicità e nel destino, tant'è che Serendipity è una delle sue parole preferite. Ambientalista in erba, Cristina colleziona cartoline di tutti i posti che è riuscita a visitare e spera di raccoglierne presto da tutti i continenti.

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