L’artista spagnola Paula Bonet sulle accuse di molestie: il nostro silenzio non vi proteggerà

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Ritratto della poetessa Audre Lorde realizzato da Paula Bonet. L'artista ha poi realizzato delle magliette riportanti la citazione «Il tuo silenzio non ti proteggerà» per tutte le donne che, prima della manifestazione dell'8 marzo dell'anno scorso, sono passate al suo laboratorio, La Madriguera

Ritratto della poetessa Audre Lorde realizzato da Paula Bonet. L’artista ha poi realizzato delle magliette riportanti la citazione «Il tuo silenzio non ti proteggerà» per tutte le donne che, prima della manifestazione dell’8 marzo dell’anno scorso, sono passate al suo laboratorio, La Madriguera

di Paula Bonet per El Diario
traduzione di Giulia Di Filippo

L’artista spagnola Paula Bonet commenta le accuse di molestie al cantante lirico Plácido Domingo partendo dalle parole della poetessa statunitense Audre Lorde. A febbraio, dopo aver rinunciato a ottobre 2019 alla direzione dell’Opera di Los Angeles e poco prima che il sindacato statunitense degli artisti d’opera arrivasse alla conclusione che il tenoreha portato avanti «una condotta sistematica di abusi sessuali e di potere» negli anni, in un messaggio rilanciato da Europa Press Domingo si è scusato con le colleghe che lo avevano denunciato.


A noi donne non interessa più stare zitte: ormai ci è indifferente risultare meno belle. Abbiamo imparato a convivere con qualche mosca in bocca perché sappiamo bene che il pericolo più grande è tenerla chiusa. «Il tuo silenzio non ti proteggerà», ci ricorda la poeta Audre Lorde. Abbiamo applicato i suoi insegnamenti alla lettera.

Abbiamo sviluppato anche una particolare abilità delle dita ignorata per lungo tempo, e abbiamo iniziato a sciogliere i nodi di quel groviglio nero, rigonfio, fetido e complesso che è stato fino a poco tempo fa la nostra esistenza. Per ogni nodo sciolto, un grido di vittoria. Per ogni nodo in meno, un pianto di dolore. Ogni piccolo passo che facciamo è sempre accompagnato da un briciolo di amarezza che mandiamo giù trattenendo il respiro, e che scende lungo la gola e si accumula e ci rimane dentro per ricordarci l’inerzia, il dovere di non lasciare che sia questa a imporsi, perché gli obiettivi raggiunti in questi anni possono scomparire con un rapido colpo di mano.

Con quelle stesse mani, simulando una carezza, ci hanno palpato il culo, il seno e le gambe. Con le loro lingue abituate a una certa logorrea, ad abitare il mondo con la comodità e la leggerezza dei tanti che siedono a gambe larghe sui mezzi pubblici, ci hanno leccato la faccia e il culo anche se noi non volevamo. Poi, con il sapore delle nostre vagine in bocca, le labbra che si incollavano al nostro collo e sussurravano parole che non volevamo ascoltare («Oh, sì, brava, così!»), hanno gridato cose peggiori. Avrebbero potuto camuffarle con argomentazioni autoritarie prese dal repertorio del patriarcato, ma è bastato sminuire la nostra parola per evitare che le nostre lingue (alcune delle quali, anche, sapevano di vagina) partecipassero al lavoro e al piacere di nominare e costruire il mondo.


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Qualche tempo fa, il nome del cantante lirico Plácido Domingo è stato sulle bocche di molte persone perché, anche lui, ha approfittato del suo genere e del suo prestigio per abusare di alcune donne. Pare che dopo una scopata il tenore canti meglio e, mi sembra ovvio, noi non possiamo che essere felici di accontentarlo perché è risaputo che le donne non possono vivere senza il suo meraviglioso getto (di voce).

È sempre più doloroso rendersi conto che il problema che ci troviamo ad affrontare è strutturale e che i comportamenti inopportuni che stanno venendo alla luce non sono casi isolati. Molti uomini si sono promossi a padroni assoluti del mondo ed è stato il contesto stesso ad applaudirli e a proteggerli anche quando ci hanno violentate o molestate. L’ostilità nei nostri confronti è insita in ogni movimento del patriarcato e le aggredite si vedono costrette a convivere con una vergogna e dei segreti che non le riguardano. Le cattive azioni che custodiscono con gelosia non sono le loro.

Leggo sull’Huffington Post: «Dopo aver finito, si è alzato in piedi e mi ha messo la mano sotto la gonna (Cantante 3)». Questa storia la conosciamo bene.

È bellissimo – e molto doloroso – sapere che stiamo capendo come il nostro silenzio non protegga noi, ma loro. «I comportamenti diffusi in altre epoche risultano inopportuni nella società di oggi», afferma Plácido Domingo. Queste parole non fanno altro che spingere timidamente contro una chiusa che non viene aperta da tempo e che trattiene un fiume di merda. Tutto fa pensare che, se continuiamo ad aprire la bocca, se continuiamo a farci entrare le mosche, se ci alziamo in massa e gridiamo i nomi che dobbiamo gridare, faremo cedere i cardini e lo sterco putrefatto cadrà con forza.


Paula Bonet è una scrittrice, pittrice e illustratrice spagnola. Con la pubblicazione del suo libro La sed si dichiara femminista al pubblico: un impegno, questo, che continua a portare avanti quotidianamente. Nelle sue opere, inedite in Italia ma molto conosciute in Spagna e in America Latina, affronta temi come l’aborto, le violenze sulle donne, la sororità.

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Giulia Di Filippo

Giulia Di Filippo

Classe ’94, Roma. Mi piacciono il viaggio, la letteratura, l'editoria, la traduzione, il buon vino e il cinema argentino. Più di tutto, mi piace lo spagnolo. Tra le altre cose, imparo come tenere in piedi una casa editrice e a ballare tango.

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