Pierdavide Carone: «Lucio Dalla, il sogno di Mina e gli errori che mi hanno fatto crescere»

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Dettaglio di un ritratto di Pierdavide Carone, realizzato da Virginia Bettoja

Dettaglio di un ritratto di Pierdavide Carone, realizzato da Virginia Bettoja

Dieci anni fa, Pierdavide Carone ha preso parte alla nona edizione di Amici di Maria De Filippi. È stato il primo artista a presentarsi in un talent italiano nelle vesti di cantautore e non di interprete. Nonostante i suoi ventidue anni, Pierdavide ha dimostrato sin da subito di avere una penna personale e riconoscibile, ironica, tagliente e intensa.

Oggi, a distanza di tempo, dopo un Festival di Sanremo al fianco di Lucio Dalla, tre dischi pubblicati e alcuni cambiamenti che hanno segnato la sua vita, è tornato con il singolo Forza e coraggio. Ed è proprio da qui che ho deciso di iniziare la nostra chiacchierata.

Pierdavide, Forza e coraggio arriva in un momento senz’altro delicato e particolare.

«Forza e coraggio parla di resilienza, quella cui ho dovuto far appello nel mio periodo di transizione, da Roma a Milano, da una major a una casa discografica indipendente, da una folgorante carriera giovanile a una più duratura fase matura. Ma come per tutte le canzoni fortemente personali, poi ti rendi conto, a un certo punto, che è una canzoni di tutti e per tutti».

Vorrei che quest’intervista fosse l’occasione per raccontare la tua storia artistica. Facciamo un passo indietro. Hai partecipato al Festival di Sanremo, nel 2012, al fianco di Lucio Dalla. Subito dopo sei tornato ad Amici Big, dove hai riscosso un buon successo. Ma poi cos’è successo?

«Dopo è successo che la mia ex etichetta ha smesso di credere in me, e di conseguenza io ho smesso di credere in loro, e tutto questo ha avuto degli strascichi anche legali che mi hanno tolto tre anni buoni, in cui non ho mai smesso di scrivere, ma in cui qualcuno ha smesso di pubblicarmi».

Accennavo al Festival di Sanremo 2012: hai cantato Nanì al fianco di Lucio Dalla.

«È stata l’esperienza più importante della mia vita fino ad oggi, al di là di Sanremo in sé, ma lavorare a stretto contatto con quello che forse è il più grande cantautore della storia della musica italiana. Mi ricordo di quando decideva per te cosa avresti dovuto ordinare al ristorante, per poi rubarti buona parte di quello che avevi effettivamente ordinato».


Credo che siano le brutte canzoni a compromettere la credibilità di un cantautore e, se anche sicuramente avrò scritto nella mia vita brutte canzoni, spero di essere stato abbastanza saggio da non pubblicarle.


Facciamo ancora un passo indietro: hai partecipato ad Amici e sei stato un vero e proprio pioniere, perché ti sei presentato come cantautore in un momento in cui i concorrenti erano perlopiù interpreti. Credi che un talent comprometta la credibilità di un cantautore? 

«È stata una buona esperienza perché mi ha reso molto popolare e ha fatto sì che molta gente potesse ascoltare la mia musica, la rifarei per il semplice fatto che ormai l’ho fatta e trovo un’inutile perdita di tempo pentirsi di ciò che si è già fatto. Credo che siano le brutte canzoni a compromettere la credibilità di un cantautore e, se anche sicuramente avrò scritto nella mia vita brutte canzoni, spero di essere stato abbastanza saggio da non pubblicarle. Qualsiasi pregiudizio possa aver subìto da chicchessia, non varrà mai quanto il postgiudizio di Lucio Dalla».

Recentemente hai festeggiato il decimo anniversario della pubblicazione di Una canzone pop, il tuo primo disco. Cosa diresti al Pierdavide degli esordi?

«Di non dare nulla per scontato e di lavorare ancora di più subito dopo un grande successo, e di non adagiarcisi sopra, perché dopo replicarlo in conseguenza di un insuccesso è molto più difficile e non è affatto detto che ci si riesca».


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Un post condiviso da Pierdavide Carone (@piercarone88) in data:

Ti piacerebbe scrivere per qualcuno?

«Sì, mi piacerebbe scrivere per Mina, l’ho scritto e detto diverse volte, ma temo che lei non legga o non veda le mie interviste. O meglio, spero che sia così, perché se invece lo ha fatto e non mi ha contattato, vuol dire che non le piaccio e questo mi spezzerebbe il cuore! (sorride, ndr)».

C’è una canzone che avresti voluto scrivere?

«Avrei voluto scrivere Cara di Lucio. La canzone mia di cui più vado fiero, invece, probabilmente è Basta così, anche se chiaramente la canzone più bella non l’ho ancora scritta…».

Veniamo a tempi più recenti: Caramelle, il brano proposto a Sanremo 2019 al fianco dei Dear Jack, ha subito un’esclusione che ha destato molto scalpore.

«È un’esperienza che insegna che anche un’esclusione può diventare un’opportunità, e il grande successo ottenuto dimostra che anche le commissioni sanremesi possono sbagliarsi. Nel nostro caso sicuramente lo hanno fatto».

In Forza e coraggio canti «Chi non inciampa mai non è mai saggio»: mi racconti quella volta che sei inciampato e ti è servito?

«Nel biennio 2015-2016 scrissi e pubblicai due canzoni più frutto di compromessi con le varie maestranze coinvolte derivati dalla mia grande voglia di pubblicare qualcosa che non dalla reale esigenza artistica di pubblicare qualcosa in cui credessi veramente. E infatti sono stati due clamorosi inciampi, che però mi sono serviti a “ricentrarmi” su me stesso. Il frutto di questo “ricentramento” è stato Caramelle, premiato dalle persone».

Domande a bruciapelo: Il primo disco che hai comprato?

«Erozero di Renato Zero».

Il primo concerto che hai visto?

«Amore dopo amore tour dopo tour, sempre di Renato Zero».

Il primo artista che ti ha permesso di avvicinarti alla musica?

«John Lennon».

Questa è senza dubbio una risposta che vogliono in molti: quando ci regalerai un nuovo disco?

«Non appena si potrà fare di nuovo una promozione in mezzo alla gente che sia nel contempo adeguata per l’album ma in sicurezza per la salute di tutti».

Termino sempre le mie interviste con questa domanda: qual è la parola più importante della tua vita?

«Armonia, perché è ciò che cerco attraverso la musica che scrivo e la vita che vivo».

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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