La Sehnsucht autentica degli AnnenMayKantereit

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Il gruppo musicale tedesco degli AnnenMayKantereit

Il gruppo musicale tedesco degli AnnenMayKantereit

Agli appassionati di cultura tedesca contemporanea come me, gli AnnenMayKantereit non suoneranno di certo nuovi. Il loro nome può risultare estremamente complicato da pronunciare per i neofiti della lingua teutonica, ma non c’è alcun bisogno di lambiccarcisi il cervello più di tanto: si tratta semplicemente dei cognomi dei tre fondatori, Christopher Annen, Henning Mey e Severin Kantereit, montati insieme come mattoncini di un lego a formare una di quelle tante parole tedesche monoblocco che spesso incutono timore. Eppure, il sound e le vibrazioni che emanano dalle loro canzoni sono in grado di suscitare emozioni inaspettate, al di là di ogni ostacolo linguistico.

Gli Annenmaykantereit nascono a Colonia nel 2011 e, anche se il loro primo album risale al 2013, è stato solo negli ultimi cinque anni che la band ha guadagnato popolarità sul panorama musicale tedesco. In modo particolare, sono stati i singoli Pocahontas, Barfuß am Klavier e Oft gefragt a consacrarli come gruppo del momento e a far loro raggiungere un pubblico sempre più ampio, in un viaggio che li ha visti passare dalla musica di strada al palcoscenico.

Il bello degli Annenmaykantereit è che, nonostante gli sia stato attribuito il genere indie-rock, sfuggono a ogni possibile classificazione e si lasciano definire solo dalle immagini che sono in grado di evocare con i loro brani. In un’intervista, loro stessi hanno descritto la propria musica come «ehrlich» e «handgemacht», ribadendo la propria intenzione di creare canzoni dotate di autenticità e immediatezza, come le cose fatte a mano di una volta.

Sehnsucht: quel desiderio inspiegabilmente irresistibile

Il gruppo tedesco AnnenMayKantereit in una foto di Martin Lamberty

Il gruppo tedesco AnnenMayKantereit in una foto di Martin Lamberty

Tratto distintivo di questo gruppo così unico è sicuramente la voce di Henning May, che, con le sue variazioni calde e sensuali, è sempre capace di trasportarci fino alle dimensioni dimenticate della nostra mente. Esiste in tedesco una parola del tutto particolare per descrivere la nostalgia: Sehnsucht, che a ben vedere si compone del verbo «sich sehnen» che rispecchia l’atto dell’anelare, del desiderare fortemente qualcosa – e del termine «Sucht», che esprime una vera e propria dipendenza. Quasi a voler implicare che la nostalgia altro non è che l’attaccamento morboso a un desiderio, spesso lontano e irraggiungibile.

Se vi è una parola calzante che può descrivere i pezzi indimenticabili degli AnnenMayKantereit, altra non può essere se non Sehnsucht. I loro testi fanno scoppiare il cuore di nostalgia, richiamando alla mente immagini familiari di cose mai vissute, risvegliando i ricordi di persone mai esistite o di momenti ormai sbiaditi. Il tutto anche grazie ai video fortemente originali che accompagnano i singoli, caratterizzati da scenografie che, con il loro minimalismo, diventano un inno alla semplicità.

Ho cercato di citare alcuni versi delle canzoni più belle di questi quattro ragazzi tedeschi, che sanno di risate, colazioni a letto e baci al sole mattutino ma anche di tristezza, giornate piovose e silenzi carichi di incomprensioni. Che si conosca o meno il tedesco, il mio invito è quello di premere play e di lasciarsi guidare dalle note, dalla voce di Henning May e dalle sensazioni che queste canzoni possono risvegliare.

Pocahontas

«Ich halt’ dich nicht fest, / Und lass’ dich nicht los. […] / Es tut mir leid, Pocahontas: / Ich hoffe du weißt das».

«Sono qui alla fermata e fa male rivederti ancora in questo modo». Quante volte abbiamo provato una sensazione del genere, incrociando qualcuno che non avevamo la forza di rivedere? Pocahontas descrive proprio l’imbarazzo di questo incontro, assieme all’incapacità di lasciare andare la persona amata nonostante una relazione non funzioni più.

Il peso delle parole non dette riecheggia nel ritornello e viene amplificata dalla rappresentazione degli oggetti dell’altr*, abbandonati alla rinfusa in giro per la casa: «Mi dispiace, Pocahontas: spero che tu lo sappia».

Oft gefragt

«Ich hab keine Heimat, Ich hab nur Dich: / Du bist zu Hause für immer und Mich».

«Ti chiedi spesso cos’è che mi divora, e io non volevo che lo sapessi». La difficoltà della comunicazione nelle relazioni emerge anche in questa canzone, in cui al senso di solitudine dato dai dubbi viene contrapposta l’immagine di un focolare accogliente: «Casa mia sei sempre e solo tu».

Il superamento dei silenzi e delle incomprensioni avviene nel riconoscimento dell’altr* come rifugio, come patria, come famiglia: «Io non ho patria, ho soltanto te: tu sei casa per sempre e per me».

Il richiamo alla sfera dell’intimità quotidiana è fortissimo nel video: la scena di una cena ripresa dall’alto può essere interpretata proprio come un tentativo di veicolare un senso di casa e di familiarità.

Barfuß am Klavier

«Und ich sitz schon wieder / Barfuß am Klavier. / Ich träume Liebeslieder / Und sing dabei von dir».

La musica non è ancora incominciata che già riusciamo a immaginare l’artista, seduto scalzo (barfuß) al pianoforte che, proprio lì, come già altre volte, sogna canzoni d’amore sulla persona amata. I verbi al passato descrivono azioni e ricordi di un tempo lontano, ormai irraggiungibile. La voce di Henning May racconta: «Assieme a te e solo con te sono rimasto seduto in silenzio» e richiama la dolcissima immagine di due esseri umani capaci di restare semplicemente distesi uno accanto all’altro («Tutte le mattine dopo, da te tu nud* nel letto e io scalzo al pianoforte»).

Capiamo che questa storia è ormai giunta al termine dagli ultimi versi, perentori: «Ma io e te esistevamo un tempo, e ora non più. Tu lì e io qui. Io e te è stato troppo poco». Nostalgia e rimpianti vengono qui trasmessi grazie a poche parole, densissime di significato, che rendono la canzone assimilabile a una poesia ermetica.

Du bist anders

«Du weißt ich kann das / Schweigen nicht so gut wie du. / Weil du mir nicht alles sagst, / Frag’ ich dich nochmal und du sagst nichts».

«Tu sei differente»: così si intitola questo pezzo che ci trasmette ancora una volta la difficoltà di parlare a cuore aperto con la persona che si ha accanto.

Il tema dell’incomunicabilità ci viene descritto così: «Tu non mi ascolti e sai che non sono così bravo a tacere quanto te. Perché tu non mi dici tutto, te lo chiedo ancora e non rispondi». Questi silenzi costringono l’altro a cercare di leggere quel qualcosa nel volto della persona amata, scatenando una serie di dubbi dolorosi.

Basterebbe soltanto aprirsi, parlare, senza ignorare i problemi, per risolvere ogni tristezza e far tornare il sorriso sulle labbra di entrambi.

Vielleicht, Vielleicht

«Und ich will, dass es für immer so bleibt. / Und ich glaube, das geht».

Con quest’ultima canzone arriviamo al mio pezzo preferito, un’apoteosi di semplicità e autenticità ricco di dolcezza e di speranza nel domani. La vita è una scommessa, è sempre tutto un forse (vielleicht), ma per gli AnnenMayKantereit l’incertezza può diventare leggera, facile (leicht), se si ha la fortuna di avere accanto la persona giusta.

È così facile essere sinceri con quella persona, perché capisce i nostri no e ci dà il tempo di cui abbiamo bisogno. Ogni momento diventa speciale accanto a lui/lei e tutto acquista uno stupore nuovo, persino il ritorno della prima neve. Anche lo scandirsi delle giornate assume un sapore diverso e la quotidianità non è mai banale: «Al mattino non posso non sorridere, perché i tuoi baci mi risvegliano, e mi rendo conto che è davvero facile perché a te basta così poco». Proprio per questo, l’artista riesce a sperare che, forse forse, questa storia durerà per sempre: «Perché tu vedi ciò che non mostro a nessuno, e posso raccontare a te ciò che taccio persino a me stesso».

Di questo singolo è da apprezzare anche e soprattutto il video, anch’esso caratterizzato da un minimalismo che non fa altro che far concentrare chi lo guarda sul testo: gli artisti sono ripresi come delle silouhette nel buio che si stagliano su un’ampia vetrata fronte mare. Proprio come il movimento del mare è capace di cullare i pensieri più tristi, così la loro canzone è un messaggio di speranza e di fiducia nell’amore che si nutre delle cose semplici e autentiche.

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Cristina Iorno

Cristina Iorno

Cristina ama le lingue come se fossero persone. O forse le ama perché, proprio con le persone, la mettono in contatto. Per mantenere viva la sua storia d'amore con inglese, tedesco e spagnolo, Cristina si serve di libri, viaggi, film, serie tv e canzoni. Dopo aver vissuto in Germania, Polonia e Spagna, e aver girato in lungo e in largo, si sente più che mai una cittadina del mondo. Crede nell'amicizia, nel valore della semplicità e nel destino, tant'è che Serendipity è una delle sue parole preferite. Ambientalista in erba, Cristina colleziona cartoline di tutti i posti che è riuscita a visitare e spera di raccoglierne presto da tutti i continenti.

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