Non avere paura della tua comfort zone

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In una società perennemente insoddisfatta, uscire dalla comfort zone per dare una svolta alla propria vita è quasi un obbligo. Ma è sempre così vantaggioso? Foto di MUILLU su Unsplash

In una società perennemente insoddisfatta, uscire dalla comfort zone per dare una svolta alla propria vita è quasi un obbligo. Ma è sempre così vantaggioso? Foto di MUILLU su Unsplash

di Cynthia Bagué per Democresía
traduzione di Chiara Albertazzi

Qualche giorno fa ho assistito a una scena alquanto dantesca mentre camminavo per strada. Un giovane discuteva con il padre al telefono, a quanto pare l’avevano appena licenziato per essere arrivato più volte tardi al lavoro, o almeno così mi è era parso di capire. Il ragazzo teneva a stento il suo enorme cellulare attaccato all’orecchio perché aveva diverse buste appese ai polsi. Indossava una maglietta con su scritto «Magic happens outside of your comfort zone» e gridava contro il suo preoccupato interlocutore frasi che sembravano prese dal retro di una confezione di cereali, come «Raggiungerò ogni mio obiettivo» o «Ma che ne sai, papà, io ho una mentalità vincente a differenza di te». Quella persona mi è sembrata uno scherzo della natura, uno di quegli esempi da non seguire che, ogni tanto, se ci guardiamo intorno, la vita ci mette davanti a mo’ di avvertimento.

Quella della comfort zone è una questione che mi tormenta da tempo. Tutti odiano la comfort zone. Se la vita fosse una pizza, la comfort zone sarebbe l’ananas. La comfort zone è il Comic Sans della realtà millennial. È diventata il nemico comune, il nuovo olio di palma. Siamo convinti che sarà quello che ci definirà quando parleranno della nostra generazione nel suo insieme. Ammetto che io stessa in primis sono scappata a gambe levate ogni volta che lo spettro della comfort zone cominciava a fare capolino nella mia quotidianità, creandomi innumerevoli grattacapi, ansie e domande a cui nessuno sarebbe stato in grado di rispondere. Tuttavia, quest’anno, ho potuto constatare che la tanto demonizzata comfort zone è molto più vantaggiosa di quanto si creda.


Non devi per forza mandare tutto all’aria e ripartire da zero soltanto perché adesso è diventato una sorta di trending topic vitale.


Viviamo in una società che ci obbliga a saltare da un’aspirazione all’altra. Non sei nessuno se non lasci il tuo noioso lavoro d’ufficio dalle 9:00 alle 18:00, metti su una start-up e posti sui social 15 volte al giorno «I love my life / I love my job», tanto per fare un esempio. Il mondo ti ricorderà come una persona noiosa, grigia e mediocre se non fai quel salto di qualità; anzi, magari non ti ricorderà affatto. O almeno è questo il messaggio che i media, i social network e persino il boomer di turno di WhatsApp si impegnano a ripeterti giorno per giorno. «La magia accade fuori dalla tua comfort zone», «La vita inizia dove finisce la tua comfort zone», «La comfort zone è bella, ma lì non accade mai nulla», «Go big or go home».

Ecco, dunque, la mia scottante rivelazione: si dà il caso che io, nella mia comfort zone, sia molto felice. È lì che trovo la mia forza, faccio il pieno di energia e mi sento amata, capita e pronta ad affrontare tutto ciò che la vita ha in serbo per me. I mantra non funzionano per tutti allo stesso modo, magari quello che funziona al relatore della tua TED Talk preferita, potrebbe non fare al caso tuo.

E se invece la tua vita andasse bene così? E se invece ti impegnassi a migliorarla, sì, ma a poco a poco, con i tuoi tempi e le tue modalità? Devi sempre volere di più? Foto di Drew Beamer su Unsplash

E se invece la tua vita andasse bene così? E se invece ti impegnassi a migliorarla, sì, ma a poco a poco, con i tuoi tempi e le tue modalità? Devi sempre volere di più? Foto di Drew Beamer su Unsplash

Non devi per forza mandare tutto all’aria e ripartire da zero soltanto perché adesso è diventato una sorta di trending topic vitale, anche perché, se lo facessi, un giorno ti ritroveresti nella stessa situazione di prima e saresti punto e a capo. È come il cane che si morde la coda. Un circolo vizioso che, tra l’altro, fa vendere agende, custodie per il cellulare e tazze per anime in cerca di risposte. Non è di certo una novità lucrare sull’insoddisfazione perenne della nostra società, istigata nell’era digitale da ideali Made in Pinterest e dai discorsi motivazionali di guru che se ne infischiano dell’ansia che tutte quelle parole fuori contesto possono generare.

E se invece la tua vita andasse bene così? E se invece ti impegnassi a migliorarla, sì, ma a poco a poco, con i tuoi tempi e le tue modalità? Devi sempre volere di più? La tua vita è forse meno interessante se il tuo lavoro d’ufficio e le persone che ti circondano ti rendono felice? Chi decide cos’è una comfort zone e cosa non lo è? Forse il criterio per stabilirlo è l’instagrammabilità della tua vita?


L’unica cosa che otteniamo se non viviamo il presente è un buco enorme nello stomaco e un terribile mal di testa; un giorno ci guarderemo indietro e non ricorderemo neanche un momento felice.


Per la prima volta in vita mia, mi sento serena e in pace con me stessa. Non so come sia successo, immagino sia frutto di un processo interiore di gratitudine per quello che ho già e di fiducia in me stessa. Della gratitudine parleremo un’altra volta, ma il rumore mentale e l’insoddisfazione cronica («Dovrei trasferirmi in un altro Paese?», «Sto sprecando la mia gioventù?», «Dovrei mollare tutto e…?») che mi perseguitavano ogni giorno sono spariti e, al loro posto, c’è solo la certezza che, piano piano, godendomi la vita e impegnandomi, le cose cresceranno in modo armonico e in tutta la loro pienezza.

Fidarmi della mia comfort zone mi ha dato l’energia di cui avevo bisogno per creare e portare avanti nuove idee, per migliorare la mia vita privata e professionale. Mi ha fatto sentire serena e forte, protetta e tranquilla, pronta. L’unica cosa che otteniamo se non viviamo il presente è un buco enorme nello stomaco e un terribile mal di testa; un giorno ci guarderemo indietro e non ricorderemo neanche un momento felice. Un conto è volersi realizzare nella vita, un altro, invece, è trascurare del tutto le piccole cose, scambiate a volte per «mediocrità», perché troppo impegnati a chiederci se dobbiamo arrivare ancora più in alto.

Perciò, dico a te che stai leggendo, non avere paura della tua comfort zone. Il comfort non ti fa del male, ma ti ricorda che, qualunque cosa tu faccia, avrai sempre un posto dove poter tornare e curarti le ferite che il mondo ti infliggerà.

About author

Chiara Albertazzi

Chiara Albertazzi

Classe '98, studentessa di Mediazione Linguistica a Forlì. Abruzzese "forte e gentile" con un debole per Madrid. Amo perdermi nelle librerie, passeggiare in riva al mare, suonare la chitarra e fare imitazioni a tempo perso.

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