Aguaplano: il libro come forma d'arte e strumento di comunicazione

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Il logo della casa editrice Aguaplano

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L’ultima casa editrice indipendente prima della pausa di #dietrounlibro è AguaplanoL’ultima, per ora, non per importanza ma per complessità.

Parliamo di una casa editrice che offre servizi editoriali, che è officina del libro, che cura le sue pubblicazioni nello stesso modo in cui si sceglie come curare una mostra d’arte: a tutto tondo.

Aguaplano: l’ideale regolativo

Meno testi, più qualità. Cosa implica dal punto di vista editoriale questa scelta? A rispondere alle mie domande sono Raffaele Marciano, il fondatore di Aguaplano e Davide Pairone, che si occupa di comunicazione e progettazione editoriale.

«Senza dubbio implica una particolare attenzione al testo in sé e al catalogo nel complesso. L’equilibrio dei nostri conti si regge su un filo assai sottile che unisce le committenze, sempre di alto profilo (libri d’arte, saggistica accademica), e le bibliofollie del progetto, in cui perseguiamo l’idea di un’editoria di lunga durata. Titoli che resistano alle mode, che gettino luce su autori di valore rimasti in ombra, progetti di qualità che faticano a trovare spazio.

«Il nostro catalogo, dopo dieci anni di attività, è ormai generalista: arte, fotografia, saggistica, poesia, narrativa – recentemente anche infanzia. Più di cento titoli, pochissimi fuori disponibilità, nessun pentimento: ognuno di questi continua a meritare il nostro imprimatur, vale a dire il lavoro e l’investimento con cui li abbiamo portati in stampa, in libreria e poi nelle mani dei lettori. La soddisfazione più grande è vedere che, magari a distanza di anni, vengono riscoperti libri in cui continuiamo a credere».

Aguaplano: Glitch e il linguaggio da rinnovare


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Il primo impatto è quello di una casa editrice legata alla tradizione e alla cultura del bello, non in senso strettamente estetico. C’è però una collana dedicata all’idea del rinnovo: Glitch.

Qual è il linguaggio che si vuole rinnovare? «Il linguaggio della saggistica e della divulgazione spesso sembra incastrato fra due estremi: lo specialismo accademico – ovvero quei libri scritti per un pubblico ristrettissimo di addetti ai lavori – e, dalla parte opposta, l’appiattimento delle discipline (per esempio la filosofia, o la storia dell’arte) in territori ultra-pop, rimasticature, semplificazioni inaccettabili e inutili, quando non dannose. In rete, invece, a patto di voler scandagliare con attenzione social, blog e riviste, si possono trovare autori e testi efficaci, potenti, profondi ma allo stesso tempo rivolti a un pubblico trasversale e curioso, mai superficiale.

«Glitch si propone esattamente questo: valorizzare la saggistica di divulgazione senza abbassare il livello, trovando nel web un metro, una misura adatta ai tempi frenetici e frammentati della contemporaneità».

Aguaplano: officina del libro e casa editrice

Una casa editrice e un’officina culturale. Quale delle due forme si adatta meglio ad Aguaplano?

«Per rispondere a questa domanda sono necessarie una premessa e una precisazione. A Foligno, nel 1472, Johannes Numeister stampò l’editio princeps della Divina Commedia. Fino a non molti anni fa, prima della grande crisi del 2008, a Città di Castello c’era uno dei distretti della stampa più importanti d’Europa. L’Umbria è terra di cartai, miniatori, grafici e illustratori. L’intera filiera del libro così come lo conosciamo da oltre mezzo millennio è sempre stata egregiamente rappresentata in questa regione. Tutto ciò ha condizionato e condiziona, con pochissime eccezioni, la storia delle imprese editoriali del nostro territorio, che nascono quasi sempre dall’iniziativa di artigiani (oggi si direbbe professionisti) del libro.

«Aguaplano non è un’eccezione. Questa situazione – non unica in Italia ma certamente peculiare – ha determinato una condizione di ancillarità delle iniziative editoriali rispetto all’attività tipografica, con conseguenze facilmente immaginabili. In altri termini, dei numerosi soggetti attivi in Umbria come editori, un certo numero svolgono come attività prevalente quella di tipografo o di studio grafico. Anche sotto questo aspetto, Aguaplano per anni non ha costituito un’eccezione.


 

Questo piccolo patrimonio di credibilità, quest’idea di saper fare bene i libri, deriva proprio dall’esperienza dell’officina.


«Oggi possiamo ben dire che le cose sono cambiate: il peso specifico della vendita dei nostri volumi è maggiore rispetto a quello dei servizi per le altre case editrici e per la filiera del libro, il che si traduce nel costante consolidamento del marchio attraverso il progetto editoriale. D’altro lato coltiviamo il desiderio che Aguaplano continui a essere associato a libri realizzati con un’accuratezza non comune.

«Questo piccolo patrimonio di credibilità, quest’idea di saper fare bene i libri, deriva proprio dall’esperienza dell’officina. Questo, in fondo, è il nostro modo di intendere la coesistenza – anzi, la complementarietà – di casa editrice e officina del libro».

Aguaplano: una legge incompleta

Cosa succede quando un editore che lavora sulla qualità deve affrontare un cambiamento come quello della legge salva-librerie?

Da gennaio si è verificato un tripudio di post di lettori che inveivano contro questa legge. Da quando è entrata ufficialmente in vigore, esclusi i lettori, sembrano tutti entusiasti. Voi come vivete questo cambio di rotta?

«La riteniamo insufficiente, perché non incide sui veri nodi problematici del sistema italiano (la concentrazione del mercato nelle mani di pochi enormi gruppi editoriali, la partecipazione di questi stessi gruppi nella filiera della distribuzione e della vendita al dettaglio, il perverso meccanismo di anticipi e rese che affoga il mercato di novità impossibili da assorbire). Le librerie indipendenti sono un presidio fondamentale nella tutela della bibliodiversità e dell’editoria di progetto, quindi, in sé, ogni provvedimento che le tuteli è sacrosanto. Ma questa è una riforma a costo zero per lo Stato: senza soldi veri messi sul tavolo, tramite, per esempio, un meccanismo di deducibilità fiscale per gli acquisti off-line (come per i farmaci, per intenderci), temiamo che gli effetti saranno meno che blandi.

«Di sicuro è impossibile attendersi un abbassamento del prezzo di copertina: la percentuale che noi editori lasciamo ai distributori e ai librai stessi non cambia, quindi non possiamo intervenire a monte tagliando ulteriormente i nostri già risicatissimi margini».

Aguaplano: l’editoria oggi

Come vive l’editoria oggi? Qual è la sua condizione?

«Disastrosa, prima di tutto dal punto di vista dell’approccio politico e culturale al nostro sistema. Editori e librai sono visti come simpatici ed eroici pazzerelli che vivono un’utopia fuori dal tempo e dalle circostanze. In realtà la filiera editoriale vale più della filiera cinematografica, paga stipendi, fa sopravvivere famiglie. Quindi il nostro non è un ruolo simbolico ma è un nodo importante dell’economia».


 

L’emergenza sanitaria in corso scaricherà le sue conseguenze sui punti più fragili del sistema editoriale, composto in larghissima parte da lavoratori privi di tutele proprio perché se ne parla come di ‘vocazioni’, anziché di mestieri.


«L’emergenza sanitaria in corso scaricherà le sue conseguenze sui punti più fragili del sistema editoriale, composto in larghissima parte da lavoratori privi di tutele proprio perché se ne parla come di “vocazioni”, anziché di mestieri. Di contro, le grandi concentrazioni editoriali di cui sopra sapranno cavarsela: intanto perché sono too big to fail e, in quanto tali, accedono più facilmente a linee di credito o sovvenzioni. Poi perché, nel clamoroso cortocircuito fra produzione e distribuzione, il loro rischio d’impresa è inferiore rispetto ai piccoli e agli indipendenti.

«Per intenderci: sulle novità bloccate nei magazzini si pagano dei costi, sui resi si pagano delle penali, quindi c’è chi, anche in questo momento di emergenza assoluta, ha dei margini di guadagno. Sembra assurdo, ma è la conseguenza inevitabile di un sistema distorto».

Aguaplano: l’arte della carta dal gusto retrò

Alcune delle rilegature a filo refe utilizzate dalla casa editrice Aguaplano. Foto di Davide Pairone

Alcune delle rilegature a filo refe utilizzate dalla casa editrice Aguaplano. Foto di Davide Pairone

Non esiste una sola possibilità di stampa, di allestimento o una sola cartiera. In alcune circostanze, però, è necessario riflettere sull’obiettivo finale dell’oggetto libro. Quali sono, dunque, le scelte di Aguaplano?

«Non c’è una sola tecnologia di stampa, non c’è una sola carta, non c’è un solo tipo di allestimento tipografico. Siamo costretti – entro certi limiti – a variare e, anzi, ci piace variare. Coltiviamo il gusto forse un po’ retrò per alcuni materiali, per la stampa a caldo (si pensi alle copertine di Lapsus calami, la nostra fortunata collana di poesia), per la rilegatura a vista.

«Più del tipo di carta crediamo sia importante l’approccio. La stampa di tutti i nostri libri d’arte viene seguita dalla realizzazione delle prove colore all’avviamento in macchina e al controllo dei campioni. Per i volumi hardcover seguiamo sempre anche le fasi dell’allestimento delle cartelle e dell’incasso, a costo di spostarci fuori regione.

«Una menzione particolare meritano senz’altro le carte marcate Nettuno e Free Life Merida, il cartoncino riciclato Woodstock e l’altro a fine concettatura Oikos (operazione con la quale si prepara l’impasto della carta concettata, ovvero la carta dove appaiono fibre con tinta o tonalità differenti da quelle di fondo, ndr), la carta Symbol Tatami White per la stampa dei volumi fotografici».

Aguaplano: dietro un libro

Cosa c’è dietro un libro d’arte della Aguaplano?

«C’è molto lavoro. C’è molto tempo speso in redazione, un enorme impegno sugli apparati, numerose letture, alcune delle quali incrociate, sempre nei tempi molto ristretti dettati dalle scadenze tipiche del libro su committenza: l’inaugurazione di una mostra, l’apertura al pubblico di una collezione, il libro d’occasione.

«In redazione vige l’ideale regolativo di realizzare ogni volume seguendo maniacalmente i principi della buona tecnica editoriale, provando a spostare ogni volta il punto di equilibrio tra investimento – in termini di tempo speso per i controlli, l’accuratezza, l’attenzione – e sostenibilità economica. Non sempre è possibile, certo, ma crediamo sia sempre possibile coltivare questo atteggiamento. Poi le ore (spesso di notte) in tipografia, la scelta dei supporti – senza trascurare la necessità, sempre e comunque, di far quadrare i conti».

Aguaplano: amore a prima vista

 

 

 

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Parlando con Davide, mi sono ritrovata a chiedere qualche consiglio di lettura dal loro catalogo. Un attimo dopo leggo Una lunga fedeltà a Italo Calvino, di Giovanni Falaschi.

«È stato un libro inseguito a lungo. Sapevamo da anni di questo libro che Giovanni Falaschi aveva in mente; sapevamo della corrispondenza in gran parte inedita di Calvino; sapevamo che l’autore, studioso scrupolosissimo, era stato altrettanto attento a procurarsi a suo tempo le liberatorie e le condizioni per poterla pubblicare. Abbiamo colto al volo l’occasione quando si è presentata e, forse, abbiamo convinto l’autore proprio giocando sul nostro interesse – inserito nell’ordito di una amicizia ormai più che ventennale.

«Il Calvino di Giovanni Falaschi è un corpo a corpo di quest’uomo acuto e generoso con uno dei classici della letteratura italiana. Per questo motivo, abbiamo pubblicato il libro nella forma in cui l’ha pensato e l’ha proposto l’autore. Per noi è stato sin dal primo momento il diario di una straordinaria avventura intellettuale e, se vogliamo, anche un percorso, un metodo di critica letteraria. La camicia rosa di Calvino, l’introduzione-racconto che Falaschi dedica a sua figlia, è senz’altro tra le cose più belle che abbiamo dato alle stampe in dieci anni».

Aguaplano: le conclusioni dell’allestitore

Il colpo di fulmine è arrivato guardando alcune immagini dell’allestimento dei testi di Aguaplano. Una rilegatura che non ha nulla degli aspetti commerciali ai quali siamo abituati. Libri che quasi si fatica a sfogliare, per paura di manomettere l’oggetto libro, un po’ come avverrebbe davanti a un affresco da riscoprire con la tecnica del restauro.

Di Calvino non parlo mai, credo sia necessaria una certa esperienza e un certo bagaglio culturale che pochi hanno – e non si vantano di avere. Eppure ne vale la pena. Vale la pena mostrare quanta bellezza si nasconde dietro un libro di Aguaplano.

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Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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