La scuola oggi non è una priorità: intervista a Eulalia Grillo

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 Il Ministero dell'Istruzione ha recentemente pubblicato le linee guida sulla riapertura scolastica di settembre 2020, dopo mesi di chiusura e didattica a distanza durante l'emergenza COVID-19. Immagine di Zehua Chen da Unsplash

Il Ministero dell’Istruzione ha recentemente pubblicato le linee guida sulla riapertura scolastica di settembre 2020, dopo mesi di chiusura e didattica a distanza durante l’emergenza COVID-19. Immagine di Zehua Chen da Unsplash

Il 26 giugno 2020 il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato le linee guida sull’apertura delle scuole a settembre 2020: le lezioni ricominceranno il 14, a eccezione della provincia autonoma di Bolzano dove inizieranno il 7. Il contesto in cui queste linee guida si mostrano necessarie è quello della ripartenza del sistema scolastico come lo si è sempre conosciuto, dopo mesi di chiusura e di sostituzione delle lezioni con la modalità della didattica a distanza (DAD), cui però non tutti gli studenti hanno potuto accedere in maniera continuativa (c’è chi non ci è riuscito affatto).

Per seguire le lezioni online c’era bisogno di una rete domestica e di un dispositivo che fosse utilizzabile dallo studente per tutte le ore previste dal nuovo assetto organizzativo scolastico – se il nucleo familiare comprendeva più figli in età scolare, la famiglia avrebbe dovuto disporre di più devices, dunque più risorse.

I problemi di classe hanno avuto un’incidenza maggiore durante il periodo della quarantena, e il diritto all’istruzione ne è stato un chiaro indice. Chiudere le scuole senza aver tutelato tutti gli alunni nel percorso della didattica a distanza ha acuito le diseguaglianze, oltre ad aver posto le condizioni per un rischio maggiore di abbandono scolastico.


Il rischio è quello che un approccio il più specifico possibile – calcolando punti di forza e fragilità di ogni situazione territoriale, se non addirittura da scuola a scuola – possa costringere quasi esclusivamente i presidi a fare i conti con la riapertura e le misure di prevenzione del virus.


La riapertura delle scuole viene presentata nel testo delle linee guida dalla Ministra Lucia Azzolina come un’opportunità per «trasformare le difficoltà di un determinato momento storico in un vero e proprio volano per la ripartenza e per l’innovazione». Il testo è stato elaborato rispettando le indicazioni di un documento redatto dal Comitato tecnico scientifico in costante aggiornamento, denominato Ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico e modalità di ripresa delle attività didattiche per il prossimo anno scolastico.

Le linee guida sono state delineate dopo una conferenza Stato-Regioni: queste ultime avranno una responsabilità nel coordinarsi con gli enti locali per organizzare la riapertura, tenendo presenti le esigenze e le differenze delle scuole nel contesto dell’istituzione di una «cabina di regia Covid-19». Il rischio, evidenziato da docenti e sindacati, è quello che un approccio il più specifico possibile – calcolando punti di forza e fragilità di ogni situazione territoriale, se non addirittura da scuola a scuola – possa costringere quasi esclusivamente i presidi a fare i conti con la riapertura e le misure di prevenzione del virus, per i quali sono stati stanziati, secondo il Decreto Rilancio, trecentotrentuno milioni.

Alle singole scuole (e quindi ai dirigenti scolastici) viene dato il compito di gestire l’organizzazione delle lezioni, nei quali rimane contemplata l’opzione della didattica a distanza in un’ottica di integrazione alle lezioni in presenza. Viene indicata la possibilità di creare gruppi di alunni provenienti dalla stessa classe o da classi diverse (anche di anni di corso differenti), di organizzare la frequenza alle lezioni in turni e di modificare i moduli orari scolastici, tenendoli al di sotto dei sessanta minuti. La parte dedicata al contrastare il diffondersi del Coronavirus risulta generica: non è previsto l’obbligo di mascherine, mentre gli studenti dovranno rimanere a un metro di distanza gli uni dagli altri e a due dagli insegnanti. Le linee guida prevedono l’utilizzo di spazi esterni, collaborazioni con biblioteche, cinema e teatri.

Risorse insufficienti e abbandono: il Governo non sostiene la ripartenza dell’istruzione

La divisione delle classi in gruppi porta con sé il rischio che questi vengano costituiti per omogeneità didattica, isolando i compagni svantaggiati e creando, probabilmente, più problemi che soluzioni. Immagine di Maximilian Scheffler su Unsplash

La divisione delle classi in gruppi porta con sé il rischio che questi vengano costituiti per omogeneità didattica, isolando i compagni svantaggiati e creando, probabilmente, più problemi che soluzioni. Immagine di Maximilian Scheffler su Unsplash

Le misure emanate dal Ministero sono ritenute troppo superficiali, confuse e orientate verso l’autonomia scolastica, che rischia di generare un pericoloso dislivello tra regioni e tra scuole. Docenti, personale ATA e famiglie ritengono che lo Stato non sia presente e che le risorse stanziate dal Governo per la riapertura delle scuole siano insufficienti (un miliardo di euro). I comitati di base della scuola (COBAS) parlano di almeno quindici miliardi necessari da investire adesso nell’istruzione, di recupero del patrimonio pubblico immobiliare da convertire in edifici scolastici, di estensione a tutto il territorio nazionale del tempo pieno (che sarebbe a rischio, se si procedesse per turni e ingressi scaglionati).

Gli smembramenti delle classi per la creazione di gruppi creano il sospetto che questi vengano costituiti per omogeneità didattica, così da isolare gli svantaggiati che avranno i compagni più bravi lontani da loro in gruppi che lavorano in modo diverso.

Il partito Possibile, già dalla chiusura delle scuole, ha documentato e denunciato lo stato di abbandono dell’istruzione in Italia sulle piattaforme della sua campagna Alla base la scuolaEulalia Grillo, portavoce nazionale per la scuola di Possibile, ha fatto il punto della situazione, rispondendo ad alcune domande.

Alla base la scuola: intervista a Eulalia Grillo

Il manifesto dell'associazione Possibile che mette al centro i problemi della scuola con l'iniziativa #AllaBaseLaScuola

Il manifesto del partito Possibile che mette al centro i problemi della scuola con l’iniziativa #AllaBaseLaScuola

Voler fare scuola uscendo dagli schermi è legato solo al fatto che la didattica a distanza è classista?

«No, anche se questo aspetto è dirimente. Oltre unmilioneseicentomila studenti sono rimasti esclusi dalla didattica a distanza e questo, nella Scuola della Repubblica, è un dato gravissimo. Poi c’è il fatto che la didattica a distanza esclude la prossimità fisica e filtra la relazione, la interrompe, la rende artificiale e la cura della relazione, specie coi più piccoli, è parte integrante degli apprendimenti, che non possono certo essere sviliti a una mera trasmissione di contenuti».

L’Italia ha un piano per la scuola che la veda prioritaria?

«Dopo mesi di silenzio, in cui di scuola non si parlava se non attraverso Decreti Ministeriali che ne prorogavano la chiusura, si è alzata sempre più forte una richiesta di presa in carico della “questione scuola” da parte di tutte le componenti coinvolte.

«Nell’ultimo mese, dopo lo sciopero unitario del Sindacati Scuola dell’8 giugno, hanno preso vita movimenti spontanei di genitori e insegnanti che sono scesi in piazza e hanno chiesto al Governo di occuparsi di scuola come priorità, senza relegare questo tema importantissimo a tavoli separati, visto che il tema della scuola si intreccia con tanti altri – trasporto, conciliazione dei tempi familiari con il lavoro, economia, sanità ed edilizia, per dirne alcuni.

«La Ministra Azzolina e il Presidente del Consiglio Conte, nella conferenza stampa di presentazione delle linee guida per la riapertura a settembre, hanno più volte ribadito che la scuola è al centro dell’agenda di governo, ma a queste dichiarazioni non seguono azioni concrete e sufficienti. Non si può infatti pensare che il miliardo in più che sarà stanziato possa bastare per far fronte alle necessità della scuola, sia in termini di personale che per l’adeguamento degli spazi».


Il Governo ha tastato l’opinione pubblica in più occasioni, lanciando proposte irrealizzabili dai canali social, salvo poi smentire il giorno dopo dicendo, in pratica, che avevamo capito male.


Qual è il worst case scenario, nel caso durante l’estate la gestione e la comunicazione diventino caotiche e non ci sia un piano coerente e preciso sulla riapertura?

«Spiace dirlo, ma la comunicazione caotica e la mancanza totale di un piano per la scuola sono state una costante sin dall’inizio della pandemia e con il partito Possibile lo abbiamo segnalato più volte. La Ministra Azzolina e il Governo tutto hanno tastato l’opinione pubblica in più occasioni, lanciando proposte irrealizzabili dai canali social (il plexiglas tra i banchi, le lezioni in presenza con metà classe collegata da casa, come se le due modalità didattiche fossero sovrapponibili), salvo poi smentire il giorno dopo dicendo, in pratica, che avevamo capito male. La Ministra lo fatto anche con le bozze delle linee guida, attraverso un tweet che accusava di mala interpretazione del testo, ma la versione definitiva è sostanzialmente uguale.

«La cosa peggiore che possa succedere è che, nelle scuole in cui non si trovino spazi alternativi o complementari, la didattica prosegua a distanza».

Gli studenti hanno bisogno di vedere che lo Stato, per una volta, mette i loro bisogni davanti a tutto, perché crede che serva cura per crescere i suoi futuri cittadini. Foto di AFP

Gli studenti hanno bisogno di vedere che lo Stato, per una volta, mette i loro bisogni davanti a tutto, perché crede che serva cura per crescere i suoi futuri cittadini. Foto di AFP

Perché la Ministra parla di non voler sdoppiare classi o di fare turni ma poi dice di voler «combattere le classi pollaio»? Che significa?

«Il 10 aprile, quindi in piena pandemia e con le indicazioni sanitarie sul distanziamento già chiare, la Ministra ha emanato la nota numero 487, che stabiliva l’invarianza degli organici 2020/2021 rispetto a quelli del 2019/2020 e dava indicazioni agli Uffici Scolastici Regionali perché dividessero le classi intermedie delle superiori qualora il numero degli alunni fosse maggiore di ventidue. L’applicazione di questa nota ministeriale ha comportato l’accorpamento di centinaia di classi sul territorio nazionale, con punte medie di trentadue-trentaquattro alunni al terzo anno delle scuole superiori.

«Sappiamo che sono numeri inaccettabili già in condizioni normali, come si può pensare di avere classi così numerose con le regole sul distanziamento dettate dal Comitato Tecnico Scientifico? Per sdoppiare le classi servono il doppio degli insegnanti: dove sono? Sarebbe bene che la Ministra rispondesse a queste domande e smettesse di fare proclami sicuramente d’effetto, mentre i provvedimenti concreti vanno esattamente nella direzione opposta».


Il timore, per come si è proceduto in questi mesi di silenzio e inattività, è che il Governo si stia ponendo come obiettivo solo quello di ripartire alla meno peggio, contando come sempre sull’iniziativa e il senso di responsabilità dei singoli, senza assumersi l’onere di dare indicazioni uniformi e di investire risorse che pure ci sono.


Quali sono i punti più problematici delle linee guida e qual è il quadro che viene offerto della considerazione della scuola da parte del governo?

«Le linee guida tracciano indicazioni estremamente generiche e spesso inapplicabili nelle singole realtà e delegano tutte le responsabilità ai singoli dirigenti scolastici che, con risorse del tutto insufficienti, dovranno trovare gli spazi per la “scuola fuori dalla scuola”: luoghi del territorio in cui allocare gli alunni e le alunne che resteranno esclusi dalla loro aula a causa delle regole sul distanziamento.

«Dove troveranno il personale docente – che non è certo sostituibile da figure che assolvano al solo compito di vigilanza – per far fronte alle nuove necessità, anche in caso di assenza improvvisa di un insegnante? Non è dato saperlo. I dirigenti scolastici non possono essere lasciati soli. La ripartenza della scuola a settembre è una magnifica opportunità per mettere mano in modo strutturale a tutti quei problemi che la pandemia ha solo evidenziato. Il timore, per come si è proceduto in questi mesi di silenzio e inattività, è che il Governo si stia ponendo come obiettivo solo quello di ripartire alla meno peggio, contando come sempre sull’iniziativa e il senso di responsabilità dei singoli, senza assumersi l’onere di dare indicazioni uniformi e di investire risorse che pure ci sono».

Di cosa hanno bisogno studenti, docenti e ATA?

«Il discorso sarebbe articolato e complesso, ma credo si possa dire, in sintesi, che hanno bisogno di una scuola che torni a essere un “organo costituzionale”, come diceva Piero Calamandrei. Lo Stato deve esserci per garantire uguaglianza di opportunità a tutti i giovani cittadini e cittadine ed è inaccettabile che le scuole che possono godere di maggiori risorse per via della loro posizione centrale o collocazione territoriale possano garantire una formazione migliore di quelle in cui le risorse scarseggiano. Anche per questo, con Possibile, ci siamo sempre opposti al progetto di autonomia differenziata, cui queste linee guida spalancano le porte.

«Studenti, docenti e personale ATA (ma anche educatrici ed educatori, che vivono quotidianamente la scuola e sono parte integrante del team di sostegno) necessitano di edifici sicuri, classi formate con criteri eterogenei e numeri che consentano di svolgere il proprio compito senza sentirsi continuamente in sofferenza per mancanza di spazi o di organico. Gli studenti hanno bisogno di vedere che lo Stato, per una volta, mette i loro bisogni davanti a tutto, perché crede che serva cura per crescere i suoi futuri cittadini.

«Docenti e ATA vorrebbero veder riconosciuta la propria professionalità non solo a parole e sorrisi, ma anche attraverso una retribuzione che li avvicini, almeno, agli standard europei, passo che, tra le altre cose, restituirebbe dignità sociale al loro lavoro.

«Gli studenti hanno inoltre bisogno di continuità didattica: se da settembre avremo duecentocinquantamila supplenti assunti dalle vecchie graduatorie d’istituto che in corso d’anno, con l’entrata in vigore delle nuove Graduatorie Provinciali, saranno sostituiti da altri docenti, è evidente che questo ricadrà negativamente su ragazzi e ragazze, che dovranno ricominciare da capo il percorso didattico e di conoscenza – e sappiamo bene quanto la relazione docente-studente sia fondamentale per gli apprendimenti e un importante riferimento per il consolidamento di una propria metodologia di studio».

Come si fa lezione in presenza cercando di contenere il virus?

«Ah, lo scopriremo a settembre. In generale credo che il buon senso debba prevalere, fuori e dentro le scuole. Non può essere credibile uno Stato che sembra rigido solo in ambito scolastico, mentre consente assembramenti sui mezzi pubblici, nelle discoteche e nei posti di lavoro. Il Comitato Tecnico Scientifico a fine agosto ci dirà quali precauzioni adottare a scuola, ma già il fatto di tornarci sarà il primo passo importantissimo, visto che una delle poche certezze che abbiamo è che non può esistere scuola senza la scuola».

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Susanna Guidi

Susanna Guidi

Romana, attivista per i diritti umani con un grande amore per la letteratura; vuole vivere in una casa piena di roditori ai quali dare nomi altisonanti. Qualcuno le dica che gli anni Ottanta sono finiti.

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