Francesco Brodolini: le tracce di Luna nel lungo percorso di cambiamento di genere

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In foto, l'attivista transgender Francesco Brodolini

In foto, l’attivista transgender Francesco Brodolini

Recatevi davanti a uno specchio e osservate la vostra immagine riflessa. Cosa vedete? Ognuno, scorge se stesso con i pregi e i difetti da valorizzare o camuffare. Quest’analisi interessa soprattutto l’aspetto esteriore, ma se a essere riflessa è l’anima e la propria essenza non sempre si ha la sensazione di vedere ciò che ci si aspetta e i tentativi di celare sono vani. Allora, il proprio corpo biologico diventa solo un intralcio alla vera indole e si sente il bisogno di cambiare. Queste, le sensazioni provate da Francesco Brodolini, attivista trans romano di 32 anni, che alla tenera età di 5 anni percepisce le codine e le gonne incompatibili alla sua personalità e nel 2015 decide di intraprendere il suo lungo percorso di cambiamento di genere, che da Luna lo ha portato a essere se stesso e a scegliere il nome Francesco.

Solare, generoso, schietto e sincero, nella sua vita non sono mancate le difficoltà di una decisione così importante: prima personali, attraverso un lungo percorso interiore, e poi con ciò che lo circondava, ovvero una società in cui il pregiudizio predomina, spesso e volentieri, sull’empatia. La voglia di cambiare e di riappropriarsi di un corpo che lo facesse sentire in pace, però, era ed è più forte di tutto e tutti, tanto da sottoporsi ai complessi interventi di isterectomia e mastectomia.


Da poche settimane è uscito su tutte le piattaforme online Tracce di lei, un brano rap autobiografico, il primo in Italia a parlare di un percorso di transizione.


Oltre a dedicare il suo tempo all’attivismo, insegue anche un’altra sua grande passione, la musica: nel 2016 il suo primo brano, ancora nel corpo di Luna dal titolo La verità, mentre da poche settimane è uscito su tutte le piattaforme online Tracce di lei, un brano rap autobiografico, il primo in Italia a parlare di un percorso di transizione e che vuole sensibilizzare sul tema della diversità intesa come unicità. Da questo brano è nata l’idea di un contest su TikTok, in cui le persone possono fare una storia con il suo brano utilizzando gli hashtag #traccedilei e #francescobrodolini. I quattro video più belli vinceranno l’omonimo libro autobiografico.

Insieme alla musica, ha realizzato anche un altro suo grande sogno per il cinema, interpretando la parte di un uomo trans nel film Le strade del crimine di David Petrucci e prossimamente anche un libro, in uscita a fine agosto.

Con entusiasmo e sincerità Francesco, ci ha raccontato il suo percorso di nascita e rinascita.

In foto, l'attivista transgender Francesco Brodolini

In foto, l’attivista transgender Francesco Brodolini

Parlami della tua infanzia.

«Sono cresciuto con mia madre e i miei nonni, perché i miei genitori sono separati da quando avevo un anno. Sono cresciuto circondato d’amore e loro mi hanno trasmesso i valori essenziali che mi hanno permesso di andare avanti e rispettare chiunque avessi di fronte. Non è stata un’ infanzia semplicissima, considerando che più crescevo e più capivo di non riconoscermi nel corpo biologico femminile in cui ero nato».

Quando hai capito che l’universo maschile era parte di te?

«Già alla tenera età di 5 anni sentivo l’esigenza di esprimere me stesso. Ciò accadeva nelle piccole cose della vita quotidiana. Mi ricordo quando, alle elementari, mi recavo al bagno dei maschietti e non in quello delle femminucce. Oppure, quando mia madre mi vestiva, tentando di farmi indossare una gonna e mentre piangevo le dicevo che mi sentivo un maschietto».

Parlaci del tuo percorso di transizione.

«Il mio percorso inizia nell’agosto del 2015, quando una mattina mi svegliai piangendo dopo aver fatto un brutto sogno. Mi resi conto che non aveva più senso mentire a me stesso. Erano 9 anni che elaboravo la possibilità di un cambio di genere, ma avevo paura. Paura di far soffrire le persone che amavo. Ma quella mattina capii che avevo atteso a lungo, quindi contattai il SAIFIP (centro di Incoungruenza di genere di Roma), dove presi un appuntamento. Dopo pochi mesi ebbi la relazione psicologica per recarmi dall’endocrinologo e iniziare la terapia ormonale sostitutiva (testosterone). Ero felice della decisione presa. Cominciavo a vedere la barba sul mio viso, tanto attesa. Cominciavo a sentirmi sereno. Dopo due anni e due mesi ho affrontato l’intervento di isterectomia (rimozione utero e ovaie) e mastectomia dalla dottoressa Giulia Lorusso a Firenze. Dietro ogni traguardo mi è sputato un sorriso e mi sono sentito libero».


Le persone dovrebbero provare a essere più empatiche e utilizzare i giusti pronomi e articoli, per evitare di far stare male chi inizia un percorso di transizione.


La difficoltà più grande che hai dovuto superare?

«Il giudizio della società. Una società che non è capace di ascoltare e sentire. L’ignoranza si cura con il sapere, ma la cattiveria non puoi spostarla, poiché vive nell’indole di chi non conosce rispetto ed è privo di sensibilità».

Come hanno reagito le persone accanto a te a questo desiderio di essere te stesso?

«I miei familiari inizialmente erano scossi, tutti tranne mia madre che mi ha sempre sostenuto. Mi sono allontanato da molti amici/amiche, poiché non era semplice per me, soprattutto all’inizio, sentirmi chiamare con il nome anagrafico femminile (Luna) e vedevo la difficoltà di chi, per abitudine o per dispetto, faceva fatica a chiamarmi Francesco. Quindi mi sono allontanato senza dare molte spiegazioni. Le persone dovrebbero provare a essere più empatiche e utilizzare i giusti pronomi e articoli, per evitare di far stare male chi inizia un percorso di transizione. È rispetto!».

Hai concluso il tuo percorso?

«In questo momento sento di non aver concluso il mio percorso. Ho già preso un appuntamento per mettermi in lista di attesa per l’ intervento di falloplastica».

La scelta del nome Francesco ha un significato particolare?

«Chiesi a mia madre, Francesca, di scegliere per la seconda volta un nome, lei mi rispose che avrei dovuto farlo io e così per ringraziarla di avermi dato la possibilità di nascere come Luna e poi rinascere come un uomo, ho proiettato su di lei la mia stima e l’affetto che ci lega, chiamandomi Francesco».

Hai mai subito discriminazioni?

«Penso che per una persona trans sia più ricorrente subire discriminazioni. A partire dalle domande più frequenti (“Ah ma sei operato? Hai il pene?”) fino all’affermazione “Io ti chiamo Luna, perché sui documenti sei ancora una femmina”. Recarsi in posta per un vaglia postale e doversi sentir dire: “Mi scusi ma questo qui non è lei, ha rubato i documenti, ora chiamo i carabinieri!” e il dover vivere l’imbarazzo delle persone che mi guardavano stupite, nel sentirmi dire che avrei chiamato io i carabinieri perché quella persona per la legge ero io, anche se sui documenti figurava un nome femminile. Queste sono le frasi che mi sono sentito ripetere per due anni, prima che cambiassi i documenti. Queste sono le frasi che ogni persona trans vive. L’arroganza e la presunzione della società.

«Diciamo che però un vero episodio di discriminazione l’ho vissuto sul luogo di lavoro dall’area manager di un negozio dove lavoravo: “Anche se ora hai la barba ti chiamerò sempre Luna”. Ci sono persone trans che hanno subito episodi gravissimi di violenza fisica e verbale solo perché trans e tutto ciò deve finire. Spero che la legge contro l’omotrasfobia porti serenità e soprattutto maggior tutela».


È importante metterci la faccia, sfilare, posare, cantare, scrivere, dar vita alla parte più artistica di noi per affermarci in una società che purtroppo per molti anni non ci ha considerat*. Noi esistiamo e siamo visibili.


Pensi che nella società ci sia ancora confusione riguardo al cambio di genere?

«La società fa ancora confusione su orientamento e genere. Gli omosessuali non vogliono cambiare genere e possono amare una persona dello stesso sesso, mentre nella disforia di genere non ci si vede in quel corpo biologico e si cerca di mutare affinché la propria anima si rispecchi nel fisico. Quello che bisogna fare è informare e sensibilizzare».

C’è un pregiudizio che ti dà fastidio?

«Odio la parola pregiudizio».

La tua identità è stata elemento di intralcio nella ricerca di un lavoro?

«Inizialmente sì, poiché ero il primo ad avere paura. Ho trovato datori di lavoro straordinari e altri meno. Dipende sempre dalla professionalità».

Cosa consigli ai ragazzi che come te vivono lo stesso desiderio di essere se stessi e che, spesso, reprimono la loro identità?

«Siate voi stess*. Non reprimete la vostra felicità per il giudizio della società. Le persone parleranno sempre, quindi meglio vivere una vita da persone felici e serene. La vita è una e non bisogna sopravvivere».

Quest’anno il primo Pride della storia in rete. In che modo lo hai vissuto e partecipato?

«Mi è mancato il Pride nelle piazze italiane. Ho avuto modo però, come uomo trans, di partecipare al primo Pride online organizzato da Rosy Di Carlo di Diva e Lesbica, cercando di portare la mia testimonianza di vita per far comprendere che siamo esseri umani. È stata un’esperienza molto emozionante».

Una svolta importante è stata la recente notizia della modella Valentina Sampaio, la prima transgender ad apparire nella copertina di Sports Illustrated. Cosa ne pensi?

«È importante metterci la faccia, sfilare, posare, cantare, scrivere, dar vita alla parte più artistica di noi per affermarci in una società che purtroppo per molti anni non ci ha considerat*. Noi esistiamo e siamo visibili. Stiamo lottando per questo. Sono felicissimo per Valentina e spero che in futuro ci siano sempre più persone transgender che diamo voce alla lettera T che per molti anni è stata lasciata nel dimenticatoio della sigla LGB- T».

Quanto è importante per te batterti per la libertà di genere tua e di ognuno?

«È ossigeno. Grazie alle battaglie ci saranno sempre più diritti e uguaglianze. Sapere di essere da supporto e di donare forza e informazione a chi inizia un percorso mi rende felice. Sapere di sensibilizzare una persona che non conosce un percorso mi rende fiero di ciò che sto facendo. Ovviamente il percorso di transizione è soggettivo e ognun* lo vive a modo proprio, ma non dimentichiamoci che siamo esseri umani e il rispetto è alla base di tutto».


Luna è Francesco nella sua anima, essenza. È mutato un corpo, ma sono sempre io nelle mie fragilità, forza, dolcezza e onestà. Per questo in Francesco esistono tracce di Luna, perché Luna è Francesco e viceversa.


Una tua passione, la musica. Quando nasce?

«Nasce a 6 anni, quando alle elementari le maestre, alle recite scolastiche, ci facevano cantare. Crescendo ho cominciato a scrivere. Nel 2016 scrissi il primo brano La verità, ma ancora non avevo iniziato il percorso di transizione. Proprio per questo motivo smisi di scrivere, mi bloccai, non ero me stesso».

Musicisti preferiti?

«Ascolto ogni tipo di musica, dal rap al pop, ma ho un debole per Laura Pausini. Sono cresciuto con lei, seguendola ovunque, a qualsiasi concerto».

Parlaci di Tracce di lei, primo brano in Italia che parla di un percorso di transizione.

«Nasce dall’esigenza di urlare al mondo che io sono diverso da tutti, ma che tutti sono diversi tra di loro ed è proprio questo che ci rende unici. Volevo far comprendere che quando si parla di diversità includiamo ogni cosa. Io non sono diverso da un uomo biologico, perché sono un uomo trans nato biologicamente femmina. Io sono diverso e gli altr* sono diversi da me perché non siamo dei cloni. L’ho scritto nel momento in cui ho fatto pace con me stesso. È stato un riscatto che mi dovevo. Ringrazio il mio produttore Flavio di Palma che mi ha permesso di poter realizzare questo sogno».

Che tracce di Luna sono rimaste in te?

«Luna è Francesco nella sua anima, essenza. È mutato un corpo, ma sono sempre io nelle mie fragilità, forza, dolcezza e onestà. Per questo in Francesco esistono tracce di Luna, perché Luna è Francesco e viceversa».

Francesco sta a serenità come Luna stava a…

«Tristezza».


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Cosa rappresenta per te la diversità?

«Come accennavo prima la diversità non è negativa, anzi ci rende straordinari. La diversità è unicità».

Hai preso parte anche al film Le strade del crimine di David Petrucci, in cui sei un uomo trans. Com’è stato?

«È stata un’esperienza meravigliosa. Sono cresciuto molto artisticamente, grazie anche agli attori che hanno preso parte del film. Ho instaurato un rapporto bellissimo con Francesco Ferdinandi, un noto attore, che mi ha aiutato anche a gestire ansia e insicurezze. È stato stupendo potermi rapportare con attori di un alto calibro televisivo e teatrale. Ringrazio il regista David Petrucci per la grande opportunità. Le strade del crimine è prossimo alla distribuzione e io non vedo l’ora di poter farvelo vedere».

«In passato ho lasciato in stand-by molti sogni» hai dichiarato. Ad esempio?

«Il sogno di poter cantare ciò che scrivevo, il sogno di poter girare un film e diventare attore e ad oggi sono riuscito a realizzarli entrambi. Tutto si può e nulla è impossibile».

Come te lo immagini il futuro tuo e della società?

«Ho tanti sogni nel cassetto. L’uscita del mio libro, sono emozionatissimo. La voglia di sposarmi e di diventare papà, però, è il sogno più grande».

Sei felice?

«Ho paura di ammetterlo. Ho lottato tanto per esserlo. Posso dirti che in parte lo sono e quando realizzerò ciò che ho in mente, sia a livello familiare che lavorativo, lo sarò alla massima potenza. La felicità va coltivata giorno dopo giorno».

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Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

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