The Old Guard: gli Immortali arrivano su Netflix

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La squadra degli Immortali all'inizio di The Old Guard: da sinistra, Marinelli, Schoenaerts, Theron e Kenzari

La squadra degli Immortali all’inizio di The Old Guard: da sinistra, Marinelli, Schoenaerts, Theron e Kenzari

Il mito di Gilgamesh e della sua vana ricerca dell’immortalità sono antichi come la civiltà stessa. L’immortalità è da sempre vista come uno dei più grandi desideri dell’uomo, ma può essere davvero considerata una benedizione? The Old Guard, come altre opere prima di lei, va a esplorare il tema in modo effettivamente originale.

Il film, disponibile su Netflix dal 10 luglio 2020, è tratto dall’omonimo fumetto di Greg Rucka e Leandro Fernandez edito da Image Comics, a testimoniare come i cinecomics possano proporre storie ben più differenziate rispetto al luogo comune dei «film di supereroi».

Diretta da Gina Prince-Bythewood, la pellicola vanta un cast stellare e decisamente variegato: Charlize Theron, Matthias Schoenaerts, Luca Marinelli e Chiwetel Ejiofor sono nomi che ormai porterebbero al cinema chiunque, a cui si aggiungono gli emergenti KiKi Layne e Marwan Kenzari, che sanno mantenere alto il livello della performance attoriale. Un plauso particolare va a Harry Melling per essere riuscito decisamente a districarsi dalla saga di Harry Potter (il ricordo di Dudley è ormai lontano) e riproporsi qui come antagonista a tutti gli effetti.

The Old Guard presenta effettivamente dei supereroi, ma hanno tutti lo stesso potere: l’immortalità. Come Wolverine, riescono a rigenerare qualunque tipo di ferita, anche quelle causate da pallottole alla testa. I quattro immortali che conosciamo all’inizio sono insieme da quasi due secoli, ma le cose si complicano quando la loro presenza comincia a farsi sentire e allo stesso momento scoprono l’esistenza di un quinto immortale, una marine statunitense.

Limiti e pregi di The Old Guard

La squadra degli Immortali in una delle scene più d'impatto di The Old Guard

La squadra degli Immortali in una delle scene più d’impatto di The Old Guard

C’è decisamente molta carne al fuoco quando si tratta di trama, forse anche troppa. La scelta di evitare alcuni cliché come ad esempio la spiegazione di come il gruppo è venuto a crearsi può sembrare sensata, ma non lo è per due motivi: il primo, ci ritroviamo di fronte ad altri stereotipi narrativi (e.g. il nuovo membro che inizialmente non vuole far parte del gruppo); il secondo, è tutto troppo abbozzato.

Un solo aspetto sembra essere quello più approfondito: se un essere umano diventa immortale, cosa ci combina? Mentre vede tutte le persone intorno a lui/lei invecchiare e morire, cosa rimane a questo prescelto del genere umano? Si tratta probabilmente del tema più riuscito di The Old Guard: l’immortalità può essere tutt’altro che una benedizione.

La colonna sonora di questo film sa essere un ottimo accompagnamento, ma la vera vincitrice del comparto tecnico è la regia: Gina Prince-Bythewood non scherza e dirige dei combattimenti da Oscar, sfruttando appieno la fisicità del cast (Theron in particolare) e la preparazione impeccabile degli stuntmen.

In conclusione, possiamo definire The Old Guard come un prodotto che costituisce una buona introduzione, ma conta davvero troppo sui prossimi episodi e decide di delegare a loro approfondimenti che sarebbero stati decisamente più opportuni in questa prima pellicola.

Netflix

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Sara Sgarbossa

Sara Sgarbossa

Immaginate una ragazza (quasi) completamente persa nei suoi sogni, sempre alla ricerca di storie da ascoltare o raccontare, innamorata del teatro e del cinema, nerd riscoperta, e avrete come risultato me.

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