Folklore: l'album rivelazione di Taylor Swift

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La cover di Folklore, l'ottavo album della cantante Taylor Swift

La cover di Folklore, l’ottavo album della cantante Taylor Swift

Per quelli ormai abituati ad accostarla a canzoncine orecchiabili e a pensarla circondata da lustrini, gatti e rossetti rossi: sedetevi. Taylor Swift ha deciso di far uscire il suo ottavo album, scritto durante l’isolamento, senza praticamente alcun preavviso (e meno male). Folklore è stato un fulmine a ciel sereno, in tutti i sensi: registrato nella sua casa a Los Angeles e prodotto in remoto con la collaborazione di Aaron Dessner dei The National e Jack Antonoff, l’album è un tentativo artisticamente molto ben riuscito di avvicinarsi al genere indie-folk.

Chitarre acustiche, pianoforte e archi contribuiscono alla costruzione di un clima nostalgico. Le atmosfere sono malinconiche, delicate, intime, contemplative, a volte quasi eteree. Le ballate sanno di ritorno a casa, di pomeriggi trascorsi nel Tennessee, di primi errori e amori. Tuttavia, questi ricordi sono adombrati da un sentimento agrodolce che si chiede “Cosa sarebbe potuto essere?”, come nel pezzo d’apertura the 1. In questo album Taylor è se stessa più che mai: nella qualità dei testi e nella loro vulnerabilità, nell’intensità della sua interpretazione, nella costruzione dei personaggi di cui racconta le storie e nei sottili parallelismi con la sua persona.

cardigan, il singolo che, insieme al video, ha immediatamente accompagnato l’uscita dell’album, presenta degli arrangiamenti splendidi ed esprime quel senso di inadeguatezza sfatato da qualcuno di speciale che riesce a vedere in noi ciò che nessun altro è riuscito a vedere per lungo tempo. L’accento è posto sul ricordo di qualcosa di bello, poco importa che sia finito o meno («I knew you / Leavin’ like a father / Running like water, I / And when you are young they assume you know nothing»). A seguire c’è una storia divertente e potente al tempo stesso: the last great american dynasty è una sorta di biografia musicale dell’artista e filantropa Rebekah Harkness, che negli anni Sessanta è incappata in una reputazione non particolarmente lusinghiera. La canzone ricorda un po’ lavori precedenti quali Starlight o The Lucky One, ma qui il sottile paragone che Taylor traccia con se stessa è evidente, in particolare perché è stata proprio lei a comprare la casa sul mare di Rebekah («There goes the maddest woman this town has ever seen / She had a marvelous time ruining everything»).

exile, alla quale ha contribuito un graffiante Bon Iver, non ha bisogno di presentazioni. Personalmente mi sembra una versione più interessante e generalmente superiore alla ben più vecchia The Last Time. Nella canzone ci vengono infatti presentati i punti di vista contrastanti di due ex che si rivedono dopo essersi lasciati («You’re not my homeland anymore / So what am I defending now? / You were my town, now I’m in exile, seein’ you out»). my tears ricochet e mirrorball continuano a cavalcare l’onda malinconica della traccia precedente. Entrambe esprimono una forte fragilità: la prima si concentra sui temi dell’ipocrisia e del dolore a seguito di una manifestazione di amore arrivata teatralmente troppo tardiI didn’t have it in myself to go with grace / ‘Cause when I’d fight, you used to tell me I was brave / And if I’m dead to you, why are you at the wake?»). La seconda, invece, rimarca un meccanismo nel quale è piuttosto semplice imbattersi: quello di diventare una sorta di superficie riflettente delle personalità altrui. Inutile specificare che rompersi, poi, è questione di un attimo e rimettere insieme i pezzi risulta pressoché impossibile.

seven e august guardano rispettivamente all’infanzia e all’adolescenza. Taylor canta dell’estate, di tè servito con amici spaventati dai loro problemi familiari e del desiderio di risolvere situazioni troppo difficili nascondendosi in avventure immaginarie e fantasticherie («Pack your dolls and a sweater / We’ll move to India forever / Passed down like folk songs / Our love lasts so long»). Canta però anche di un’avventura estiva destinata a esaurirsi («Canceled plans just in case you’d call / And say, “Meet me behind the mall” / So much for summer love and saying “us” / ‘Cause you weren’t mine to lose») e ricorda, ancora una volta, uno dei lavori precedenti: Tim McGraw.


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La nona traccia, this is me trying, ci riporta al presente: in questo pezzo, Taylor riflette sugli errori commessi durante una relazione e sul tentativo di andare avanti («They told me all of my cages were mental / So I got wasted like all my potential / And my words shoot to kill when I’m mad / I have a lot of regrets about that»). Una ballad molto suggestiva con un ritornello rivolto all’ex, in cui si ripete il titolo della canzone, che sottolinea gli sforzi che si stanno compiendo per rimediare. In illicit affairs il tema cardine è quello di un rapporto nascosto, di un tradimento di cui la protagonista è consapevole e che la ferisce profondamente («And that’s the thing about illicit affairs / And clandestine meetings and longing stares / It’s born from just one single glance / But it dies and it dies and it dies / A million little times»). L’intensità del brano può essere notata anche attraverso i salti di ottava nelle strofe, che rimarcano delle parole precise.

Successivamente si cambia tono: gli arpeggi di una chitarra che ricordano Sufjan Stevens introducono invisible string, una canzone che tratta del famoso filo rosso che lega il destino di due persone ben prima della loro conoscenza. La prima strofa fa uso dei colori per comunicare le emozioni, così come già ci ha abituato la Swift in canzoni come Red o DaylightGreen was the color of the grass / Where I used to read at Centennial Park / I used to think I would meet somebody there / Teal was the color of your shirt / When you were sixteen at the yogurt shop / You used to work at to make a little money»). In mad woman una donna cerca di farsi valere ma viene sempre etichettata come una persona folle, un’esperienza che è spesso capitata a molte di noi («And there’s nothing like a mad woman / What a shame she went mad / No one likes a mad woman / You made her like that / And you’ll poke that bear ’til her claws come out / And you find something to wrap your noose around»).

epiphany potrebbe essere definita quasi una ninna nanna per l’arrangiamento proposto; tratta invece del nonno della cantante e della sua esperienza in guerra nel 1942. La canzone potrebbe anche essere collegata agli ultimi eventi legati al Covid-19, visto il riferimento alle famiglie che hanno dovuto sopportare lutti e lunghe separazioni. betty segna un po’ il ritorno al country della Swift, soprattutto per l’armonica iniziale, ed è anche probabilmente collegata ad altre canzoni come august e cardigan – che viene anche citata nel testo – poiché il protagonista, James, cerca di farsi perdonare da Betty, la ragazza che ha tradito («Standing in your cardigan / Kissin’ in my car again / Stopped at a streetlight / You know I miss you»).

La collaborazione con Bon Iver non si ferma solo al duetto in exile ma è presente anche in peace, la penultima traccia, prodotta da Justin Vernon. L’intro musicale ricorda molto i brani del suo ultimo album (I,I). Quello che si chiede Taylor in questo brano è se il suo partner potrà accettarla ugualmente nonostante i suoi problemi («All these people think love’s for show / But I would die for you in secret / The devil’s in the details, but you got a friend in me / Would it be enough if I could never give you peace?»). L’album si chiude con hoax, una canzone malinconica in cui la cantante non riesce a staccarsi da una relazione tossica che viene paragonata a un inganno («Stood on the cliffside screaming, “Give me a reason” / Your faithless love’s the only hoax I believe in / Don’t want no other shade of blue but you / No other sadness in the world would do»).

In conclusione, l’album è potente e in grado di trasmettere sentimenti in modo profondo e raffinato; la musica non è solo accompagnamento ma è un mezzo efficace per veicolare l’animo dell’artista. L’influenza folk del nuovo produttore e la capacità narrativa dell’autrice consentono di raggiungere un pubblico più vasto. Da ascoltare durante un temporale estivo sotto le coperte o in fuga da spiagge affollate.


Articolo scritto da Melissa Vitiello e Matilde Mancuso.

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