Chiara Galiazzo, non è vero che nessun posto è casa sua

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In foto, la cantante Chiara Galiazzo

In foto, la cantante Chiara Galiazzo

Durante l’estate appena trascorsa, che è stata senz’altro inconsueta, Chiara Galiazzo ha scelto di pubblicare un disco. Niente di strano, direte voi. Eppure, a ben vedere, è stato un piccolo atto rivoluzionario, la sua personale ribellione a una vita di mode e discorsi vuoti senza una fine. No, non ha sfidato il reggaeton, ha scelto di viaggiare su un’altra corsia, perché Bonsai – Come fare le cose grandi in piccolo è un fatto intimo, che niente ha a che fare con il gusto corrente: non compiace, non alza la voce e non parla la stessa lingua degli altri.

Bonsai lascia il segno di una carezza, ma arriva addosso prepotente, disarmante, come un evento trascurato che poi si rivela indispensabile. E Chiara è pienamente a fuoco: è centrata, riconoscibile, profondamente sincera. Si è tolta di dosso l’onere di essere brava e le è rimasto il bisogno di essere autentica. Una necessità che, stavolta, è riuscita a soddisfare, perché Bonsai è un viaggio dentro la sua stessa vita, uno sguardo consapevole al passato, mai giudicante e nemmeno severo: è accogliente, non bellicoso, ciò che rimane di un’esperienza che, in quanto tale, è un anello che completa la catena.

Niente rabbia, quindi, nessuna rivendicazione, nemmeno un rammarico: Bonsai è un disco adulto, equilibrato, che racconta il percorso – non sempre facile né lineare – per arrivare alla felicità. Non una felicità qualunque, però, sia ben chiaro; una che sia la conseguenza di una conoscenza profonda di sé. Bonsai è un viaggio attraverso tutti i continenti dell’emotività: rivela piccole conquiste, ne racconta l’antefatto, è un album intenso e completo perché non sussurra, ma parla ad alta voce. Non urla, ma sa farsi ascoltare. Del resto, l’autenticità sa farsi ascoltare sempre.

Le canzoni di Bonsai

La copertina dell'album Bonsai, di Chiara Galiazzo

La copertina dell’album Bonsai, di Chiara Galiazzo

Bonsai si apre con L’ultima canzone del mondo, il manifesto del disco, perché ne rivela le intenzioni e la traiettoria: «Ho confuso la paura con il cambiamento / Non mi spaventa più / Non scapperò più», canta Chiara, confessando l’intenzione di esserci, pienamente e coscientemente, senza più temere di non essere all’altezza. Il viaggio di Bonsai continua con Non avevano ragione i Maya, che racconta la felicità di chi è sopravvissuto alla tempesta: brano elegante, leggerissimo, con un vissuto che non si trascina («Ho sentito dire che la felicità è un sistema complesso»). Poi tocca a Kamikaze, che svela il dolore di un addio o, per meglio dire, l’esito di quel dolore: Bonsai, infatti, non è il durante, è il dopo; non è l’istinto, è la saggezza; non è la traversata, ma il suo racconto («Ci si allontana sempre troppo senza fine né appello / A passi lenti ma di schiena / Come in un duello»).

Honolulu racconta l’indipendenza di una donna che non teme di cercarsi in uno specchio o fuori dalla finestra, perché si conosce e si rispetta («Non trovo divertente sembrare trasparente / Non vinco niente e scappo sempre»). In Bambola Daruma, invece, Chiara sembra rivolgersi alla ragazzina che è stata, alle fragilità che hanno tentato di comprometterne il destino, alla felicità che non significa imitare i sogni degli altri, ma difendere i propri («Se solo potessi attraverso i miei occhi / Farti vedere tutto quello che sei / Cancellerei in un colpo tutti i tuoi mostri e ti salverei / Sei già salva e non lo sai»). Ci siamo persi è la storia di una donna che non cerca di emanciparsi dall’amore, ma di un amore che non ha trovato il suo centro e non sa fare altro che sanguinare («In questa casa non so più che fare / Comprerò un chiodo, ci appenderò il cuore / Perché lasciarlo andare con te è uguale»). Non faccio niente (per dimenticarti) è la conseguenza di un rapporto concluso, quando il dolore è ormai addomesticabile e resta la certezza che è stato necessario provarlo («È fondamentale toccare il fondo / Per un istante ridarsi lo slancio / Ora so che il “per sempre” è solo il mio presente»).

La vita che si voleva, brano di disarmante bellezza, è il culmine del viaggio, la vetta da cui si guarda ciò che è successo e da cui ci si spiega la traiettoria e tutte le sue deviazioni («È andata come poteva andare nonostante tutte le paure e tutto il mio coraggio / L’amore che ho tenuto dentro e quello che ho sprecato invano / C’è chi dice che col tempo imparerà a cadere / All’odio preferisco il bene per me stessa e chi ne vorrà godere»). Pioggia viola, in duetto con J-Ax, allevia il carico di tutto il percorso e porta con sé un importante insegnamento: «Essere felice è una fatica».

Ecco, Bonsai è un disco che parla della felicità, non della sua ricerca, della sua rinuncia o della sua conquista. Non è una felicità in divenire, non è persa e non è stanca. La felicità che racconta Chiara Galiazzo è sinonimo di conoscenza e rispetto (di sé, innanzitutto), di meticolosa attenzione ai dettagli che fanno il tutto. È, in buona sostanza, una scelta faticosa, ma presa in piena coscienza. Insieme agli autori Dario Dardust Faini, Mahmood, Federica Abbate, Cheope, Danti, Roberto Casalino, Alessandra Flora, Alessandro Raina, Davide Napoleone, Valeria Palmitessa, Gianclaudia Franchini, Piero Romitelli e al produttore Katoo, al secolo Francesco Catitti, Chiara ha confezionato un disco di spessore, senza ricorrere a nessun tipo di sensazionalismo per farsi ascoltare.

Qualche tempo fa, cantava Nessun posto è casa mia, ma credo che l’abbia trovato. Quando i riflettori hanno smesso di essere accecanti, Chiara ha percorso la strada che le ha permesso di ritrovarsi, usando una sola arma, quella dell’autenticità. Non è facile spogliarsi di ogni cosa, ma ci è riuscita. Bonsai, del resto, ne è la prova.

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Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

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