Conoscere gli altri attraverso la scrittura

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Dal profilo instagram di @yuuy_books

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Quando eravamo piccoli, nella mia classe delle medie c’era una compagna che diceva di voler fare la psicologa da grande. In questo modo, sosteneva, avrebbe potuto «farsi i fatti degli altri». A dir la verità, all’epoca la trovavo una motivazione abbastanza convincente; pensandoci adesso, non risulta neanche così assurdo. Il desiderio di scoprire dettagli sulla vita di chi non si conosce bene si manifesta, ad esempio, quando scrolliamo all’infinito il diario social di qualcuno per saperne di più sul suo passato. Lo «stalking» virtuale, però, non è l’unico modo per curiosare nelle esistenze altrui. E no, non sto parlando neanche delle professioni nell’ambito della psicologia, che mi auguro vengano scelte per ben altri motivi.

Intervistando artisti musicali e personalità dello spettacolo, ma anche fotografi e influencer, si arriva a capire una verità. Basta fare le domande giuste per sapere tutto il necessario; basta ascoltare con attenzione le risposte per togliersi dubbi e poi soddisfare anche la curiosità dei lettori. Non solo, infatti, attraverso la scrittura si può imparare a conoscere gli altri ma, al contrario, anche gli altri possono imparare a conoscere chi scrive grazie alle sue parole.


Studiare il linguaggio è soprattutto importante per quell’insieme di pattern comportamentali che ci appartengono e ci fanno muovere all’interno di un gruppo, di una società, in un certo modo.


«Attraverso la scrittura di una persona si scopre tantissimo. Innanzitutto si capisce qual è il tono di voce; si comprende cioè che cosa traspare proprio dall’uso della parola scritta quindi dalla scelta delle singole parole, degli aggettivi, dei verbi, dei sostantivi, anche dall’ordine che viene dato a queste parti», ha spiegato Alice Avallone, coordinatrice del College Digital Storytelling della Scuola Holden. «È una cosa che già facciamo con WhatsApp, ad esempio, ma anche banalmente con le email. Ciò chiaramente funziona meglio se conosciamo chi c’è dall’altra parte dello schermo. Questo perché riusciamo ulteriormente a interpretare se il linguaggio che sta utilizzando gli appartiene o meno; se è frutto di un’alterazione nervosa del momento oppure di una gioia improvvisa».

«Studiare il linguaggio è soprattutto importante per mappare i modi di dire, le parole condivise, tutti quei segnali che sono relativi alla cultura; quell’insieme di pattern comportamentali, cioè, che ci appartengono e ci fanno muovere all’interno di un gruppo, di una società, in un certo modo. È chiaro che, così, non si può sapere se chi scrive è una brava persona o meno, se ha dei precedenti o meno e via dicendo, ma si può intravedere quali sono le sue attitudini e quanto è il peso dei riferimenti territoriali e l’attaccamento alle radici».


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La scrittura, tra l’altro, può renderci riconoscibili anche attraverso altre modalità. Grazie al riciclo creativo abbiamo la possibilità di dare nuova vita ai nostri scritti: dai vecchi appunti del liceo alle cartoline troppo datate passando per gli inutili bigliettini che accumuliamo negli anni.

YUUY è infatti un progetto che ha lo scopo eco friendly di raccogliere questo e molto altro. I materiali di scarto delle persone evitano così di diventare l’ennesimo sacco di rifiuti che danneggia l’ambiente; vengono invece trasformati in simpatici quadernini, incredibili block notes o nuovissime agende dall’aria vintage. Dopo avergli fatto recapitare (gratuitamente!), tra le mille altre cose, i poster di Brad Pitt della me dodicenne e le dediche dei miei compagni delle elementari, mi sono incuriosita. Le ho quindi chiesto che cosa si prova a spulciare nella vita delle persone attraverso quest’attività.

«Mi scappa ogni tanto qualche sorriso aprendo gli scatoloni, perché ciascuno interpreta gli scarti a modo proprio», ha risposto la creatrice di YUUY, Federica. «Ma in realtà do molta più importanza al come una persona si pone nei confronti di questo progetto rispetto al cosa trovo nelle scatole che ritiro».

Resta quindi (giustamente) al primo posto la missione green; in qualche modo questa si connette anche al minimalismo… e ne sa qualcosa Marie Kondo. Sicuramente anche lei, quando rovista negli armadi di chi le chiede aiuto per il decluttering, scopre nuovi mondi fantastici.

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Gaia Giovannone

Gaia Giovannone

"Mi sento vivo solo se sfilo la stilo e scrivo"

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