Storie di ordinaria emancipazione: il reggiseno, un male necessario?

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È lecito chiedersi: perché usiamo il reggiseno? Immagine di Sara De Blas (@salbedaras)

È lecito chiedersi: perché usiamo il reggiseno? Immagine di Sara De Blas (@salbedaras)

di Florencia Gamón per Escritura Feminista
traduzione di Giulia Di Filippo

Da che ne abbiamo memoria, ogni donna si è preparata mentalmente per cominciare a usarlo. Alcune di noi non vedono l’ora di comprare quello che sarà il primo di una lunga lista, mentre altre, all’inizio, rifiutano di indossarlo. Ma arriva un momento in cui non riusciamo a mettere piede fuori casa senza averlo messo. È lecito chiedersi: perché usiamo il reggiseno?


Arrivare a casa e togliersi il reggiseno: una sensazione di sollievo e liberazione immediata. La maggior parte delle donne sono d’accordo con questa affermazione e riconoscono che è una delle prime cose che fanno dopo una lunga giornata. L’ambiente privato della casa diventa uno spazio sicuro, in cui la società non può imporre nessun canone di bellezza ideale a cui invece tendiamo ad adeguarci una volta oltrepassato l’uscio.

Chiaramente, però, queste non sono considerazioni valide per tutte le donne del mondo. In alcune culture il reggiseno non esiste, mentre in altre, come la cultura occidentale alla quale apparteniamo, molte donne vedono questo capo di biancheria intima come un alleato, un elemento quotidiano, comodo e sicuro, che usano persino quando dormono.

Reggiseno: tra libertà di scelta e controllo femminile

Dalla sua prima comparsa, il reggiseno è cambiato più volte, adattandosi agli standard di bellezza di ogni epoca, ma sempre con l’obiettivo di alterare la figura femminile per farla corrispondere a canoni irreali e poco salutari. Immagine di Sara De Blas (@salbedaras)

Dalla sua prima comparsa, il reggiseno è cambiato più volte, adattandosi agli standard di bellezza di ogni epoca, ma sempre con l’obiettivo di alterare la figura femminile per farla corrispondere a canoni irreali e poco salutari. Immagine di Sara De Blas (@salbedaras)

A prescindere dalle diverse realtà che ogni donna si trova ad affrontare, è fuori discussione che il reggiseno ha un ruolo fondamentale nella nostra cultura, sia come parte essenziale del nostro abbigliamento di tutti i giorni sia in quanto dispositivo di controllo sul corpo femminile. Ma in che modo il reggiseno è diventato l’indumento che conosciamo oggi?

La sua origine può essere fatta risalire al III secolo d.C. quando, nell’antica Roma, le donne si avvolgevano il seno con bende di lino per fare sport. Secondo un
video della rivista InStyle
, è stato intorno al XVI secolo che venne lanciato il corsetto, diretto predecessore del reggiseno, usato per accentuare la vita e mettere in risalto il busto. Tuttavia, a causa dei numerosi problemi di salute che provocava (come, tra gli altri, lo spostamento degli organi, insufficienza respiratoria e deformazione muscolare) si cominciarono a cercare nuove soluzioni per sostituirlo.

Fu solo verso la fine del XIX secolo che nacque il reggiseno, che avrebbe poi sostituito il corsetto in maniera definitiva. A partire dalla Prima Guerra Mondiale, infatti, quando venne proibito l’uso del ferro nei corsetti per destinarlo alla creazione di armi, il monopolio di questo indumento finì per sempre: l’uso di materiali alternativi e la creazione di nuovi modelli generarono una varietà tale da consentire alle donne di scegliere liberamente il prodotto più comodo per ognuna.

Le ragioni per scegliere di indossarlo sono tante quante i tipi di reggiseno che ci sono al mondo, ma la maggior parte si basa spesso su un’idea di estetica, abitudine e modo di presentarsi. Immagine di Sara De Blas (@salbedaras)

Le ragioni per scegliere di indossarlo sono tante quante i tipi di reggiseno che ci sono al mondo, ma la maggior parte si basa spesso su un’idea di estetica, abitudine e modo di presentarsi. Immagine di Sara De Blas (@salbedaras)

Dalla sua prima comparsa, il reggiseno è cambiato più volte, adattandosi agli standard di bellezza di ogni epoca, ma sempre con l’obiettivo di alterare la figura femminile per farla corrispondere a canoni irreali e poco salutari. Nonostante non sia dannoso per la salute come il corsetto, il reggiseno presenta comunque alcune problematiche: per esempio, un uso continuo fa sì che il seno perda elasticità perché i muscoli, non più principale sostegno del petto, perdono forza.

Le donne con un seno abbondante scelgono il reggiseno con il pretesto di alleviare i dolori di schiena, ma è davvero l’unico motivo? Le ragioni sono tante quante i tipi di reggiseno che ci sono al mondo, ma la maggior parte si basa spesso su un’idea di estetica, abitudine e modo di presentarsi.

#liberoicapezzoli: quando si sceglie di non volere costrizioni

Nel 2019, l'attivista Carola Rackete venne fortemente criticata sulle pagine dei giornali italiani per la sua scelta di non indossare il reggiseno in pubblico

Nel 2019, l’attivista Carola Rackete venne fortemente criticata sulle pagine dei giornali italiani per la sua scelta di non indossare il reggiseno in pubblico

La scelta di non indossare il reggiseno stupisce moltissime persone e comporta una percezione negativa di chi si ha davanti. Questo si verifica in particolar modo nel caso di donne con un seno abbondante, perché l’assenza del reggiseno ne mette in risalto le forme rilassate e, soprattutto, i “terribili” capezzoli che tanto scompiglio provocano sui social. Succede spesso che diverse applicazioni eliminino subito post e foto in cui fanno capolino dei capezzoli femminili, un tipo di censura che non si verifica, invece, nel caso di capezzoli maschili.

I seni – e specialmente i capezzoli – rappresentano una delle principali forme di repressione del sistema patriarcale: sono consentiti solo nel porno, dove vengono sfruttati con fini sessuali. Neanche l’uso biologico del seno è ben visto: non è raro che una mamma venga criticata perché allatta in pubblico.


Le donne che invece percepiscono la femminilità come una costruzione artificiale, in linea con il “modello ideale di donna” e che considerano il reggiseno come un indumento che cerca di modificare i loro corpi con fini puramente estetici, perché continuano a indossarlo? Il reggiseno si comincia a usare molto presto, intorno ai dodici anni, all’inizio dello sviluppo del seno, e viene integrato in maniera automatica, diventando una parte essenziale del nostro abbigliamento quotidiano e del corpo stesso.

Risulta dunque fondamentale metterne in discussione l’uso e abituarsi all’idea secondo cui il corpo sarà sempre esposto allo sguardo critico di una società che cerca una perfezione che non esiste. Il reggiseno sarà un male necessario fino a quando le donne si rifugeranno nei canoni estetici che questo rappresenta. Un cambiamento di paradigma arriverà solo nel momento in cui abbandoneranno l’immagine di bellezza prestabilita, diventando padrone del nostro corpo.


Florencia Gamón è laureata in Giornalismo e comunicazione sociale presso l’Universidad Nacional de La Plata (Argentina). Si occupa principalmente di femminismo. Si considera un’astronoma mancata ed è fanatica degli Abba.

Escritura Feminista è una rivista digitale fondata tre anni fa a Buenos Aires e focalizzata sulla comunicazione da una prospettiva di genere. Nasce a partire dalla necessità di creare contenuti che contribuiscano alla trasformazione culturale, per creare una società organizzata secondo i valori di inclusività, pluralità e sororità.

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Giulia Di Filippo

Giulia Di Filippo

Classe ’94, Roma. Mi piacciono il viaggio, la letteratura, l'editoria, la traduzione, il buon vino e il cinema argentino. Più di tutto, mi piace lo spagnolo. Tra le altre cose, imparo come tenere in piedi una casa editrice e a ballare tango.

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