Paola & Chiara: perché è ancora necessario parlarne

0
In foto, le sorelle Paola e Chiara Iezzi, del progetto Paola&Chiara

In foto, le sorelle Paola e Chiara Iezzi, del progetto Paola&Chiara

Sì, avete capito bene: oggi vi parlerò di Paola&Chiara, al secolo Paola Iezzi e Chiara Iezzi, le due «sorelline del pop», le “reginette dell’estate”, le «cantanti di Vamos a bailar». Quelle che, insomma, si è sempre fatta una gran fatica a chiamare cantautrici. Perché? Me lo sono sempre chiesto anch’io. Forse, mi dico, perché sono sempre state profondamente, imprescindibilmente e orgogliosamente pop, nei testi, nei suoni, nell’immagine.

Eppure sono autrici di tutti i brani che hanno proposto in diciassette anni di carriera, prima di mettere fine al loro progetto, nel 2013, in seguito alla pubblicazione di un disco, Giungla, oggi ancora fortemente attuale. Giungla, che ha avuto l’onere di chiudere una carriera di successi sensazionali e abissi avvilenti (e inspiegabili), è il perfetto sunto della loro storia: un disco pop, con venature elettroniche, atmosfere latine e sfumature rap. Un progetto completo, eterogeneo, eppure perfettamente centrato, sapientemente prodotto dalle due sorelle milanesi e da Nicolò Fragile. Un lavoro, questo, che ha ben riassunto diciassette anni di canzoni, trasformazioni e ostinate prese di distanza dalla monotonia, dalla trasandatezza e dal cattivo gusto di certo pop che ha inevitabilmente tolto lustro al genere, facendone il fanalino di coda di tutti gli altri. E allora perché si fa così fatica a dire che Paola&Chiara sono clamorosamente brave?

Paola&Chiara, cosa significa essere pop?

Paola e Chiara Iezzi in una foto promozionale per il loro ultimo album come duo, dal titolo Giungla

Paola e Chiara Iezzi in una foto promozionale per il loro ultimo album come duo, dal titolo Giungla

Paola&Chiara non esistono più, è vero, ma ha ancora senso parlarne. Anzi, oggi più che mai, è necessario farlo. Il motivo è presto detto: essere pop non significa appartenere a un genere musicale perché il pop, di fatto, non lo è. Essere pop – e Paola&Chiara hanno dimostrato di averlo compreso bene – significa maneggiare la musica in un certo modo, darle una certa forma, che prevede l’utilizzo di tutti i mezzi con cui un artista si esprime: le parole, i suoni e gli arrangiamenti innanzitutto; poi l’immagine, la grammatica visiva, tutto ciò che permette alla musica non solo di essere ascoltata, ma anche guardata.

Essere pop, inoltre, significa abitare un’epoca, conoscerla nel profondo, darne una lettura personale e, nel contempo, collettiva. Significa restituire – attraverso l’arte, in questo caso la musica – le parole, i suoni, il gusto di un momento preciso. Significa fermare qualcosa che se ne va. Paola&Chiara, quindi, hanno utilizzato il pop nel modo che è più consono a un genere che è (o, meglio, dovrebbe essere) innanzitutto sperimentazione, quindi ricerca, ed evoluzione. A scanso di equivoci, è necessario chiarire che Paola&Chiara sono due musiciste che hanno sperimentato sul serio, in quanto non solo autrici dei loro brani, ma anche, spesso, arrangiatrici e produttrici. Se c’è un filo conduttore che unisce i dischi che hanno pubblicato, è proprio la costante volontà di mettersi in discussione e di lasciarsi trascinare dalla curiosità e dall’istinto.


Ogni disco di Paola&Chiara è la somma di quelli passati, anche quando ha un aspetto del tutto inedito. I loro album sono la conseguenza di una ricerca che non conosce il proprio approdo, ma che impara a riconoscerlo di volta in volta.


La musica d’autore, per sua natura, è senza tempo. Il pop, invece, è qui e ora; nonostante questo, se è ben fatto, può durare. A tal proposito, un pregio Paola&Chiara è quello di aver creato dischi che non portano i segni del tempo passato; non sono invecchiati, non suonano mai obsoleti. Prendiamo il caso di Television, l’album di Vamos a bailar per intenderci, che recentemente ha compiuto vent’anni: se fosse uscito il mese scorso, nessuno avrebbe pensato a un nostalgico revival. Questo è possibile perché il loro pop non è mai stato mera imitazione di un’epoca, non si sono accodate a un sentire comune, ma hanno sempre fatto un lavoro di ricerca, di studio, di interpretazione. Ogni loro evoluzione non è nata dalla volontà di impressionare il pubblico – nonostante certa critica l’abbia pensato e, per tale motivo, le abbia snobbate – ma, piuttosto, da un sentire intimo, da un bisogno personale, dalla necessità di assecondare la noia. Paola&Chiara, insomma, uguali a se stesse non lo sono state mai, eppure sono sempre state riconoscibili.

Tuttavia, anche su questo punto, certa critica (e un certo pubblico impreparato al loro pop) ha avuto da ridire: Paola&Chiara vengono infatti tacciate di non avere personalità. Eppure sarebbe bastato ascoltare i loro dischi per intero, osservare con attenzione le loro evoluzioni, guardare il “progetto Paola&Chiara” (perché da quel Sanremo del 1997, quando sono salite sul palco dell’Ariston con Amici come prima, Paola Iezzi e Chiara Iezzi sono diventate innanzitutto un progetto) e comprendere che la loro discografia, sebbene non abbia mai seguito una traiettoria del tutto lineare, rappresenta un percorso coerente, è una verità in divenire, quindi non conclusa, che si esprime nella forma che le è più congeniale a ogni tappa. È come se ogni cosa, appresa negli anni, si sommasse alle altre e tutte insieme cercassero un’armonia capace di contenerle tutte. Sì, perché ogni disco di Paola&Chiara è la somma di quelli passati, anche quando ha un aspetto del tutto inedito. I loro album sono la conseguenza di una ricerca che non conosce il proprio approdo, ma che impara a riconoscerlo di volta in volta.

I dischi di Paola&Chiara

La vittoria di Paola & Chiara a Sanremo nel 1997

La vittoria di Paola&Chiara a Sanremo nel 1997

Nel 1997, come accennavo poc’anzi, poco più che ventenni, sono salite sul palco di Sanremo e hanno sbaragliato ogni concorrenza: cantavano all’unisono, vestite esattamente allo stesso modo, con la faccia pulita e gli occhi dell’una puntati in quelli dell’altra. Proprio in quell’anno, reduci da una lunga gavetta al fianco di Max Pezzali – di cui sono state coriste – hanno pubblicato l’album Ci chiamano bambine, un disco fatto di ribellione e conflitti, per niente accondiscendente, che spazia dal pop melodico al pop-rock. L’anno dopo, in seguito a un altro Sanremo, stavolta decisamente meno fortunato, hanno proposto Giornata storica, che rappresenta a tutti gli effetti la prima sterzata del duo milanese: nuovo sound, stavolta di matrice celtica, e nuovo look, decisamente meno docile e adolescenziale. Da segnalare l’ultima traccia del disco, Soldati, in cui – col solo ausilio di un violino, un violoncello e una fisarmonica – Paola&Chiara hanno omaggiato le vittime dell’attentato di Omagh, alla cui memoria è dedicato l’intero progetto discografico: un brano intenso e commovente, uno dei più riusciti e forse meno noti della loro carriera.

Poi il 2000 e un boato che ha stravolto e segnato la loro storia artistica: Vamos a bailar. Il brano, come un manifesto programmatico («Ora è tempo di essere nuova immagine»), ha messo in chiaro le cose: Paola&Chiara sono cambiate un’altra volta, non sono più due ragazzine, sono diventate due donne consapevoli, emancipate, spregiudicate. Hanno smesso di cantare all’unisono e hanno iniziato a mettere in mostra le loro peculiarità: da una parte Chiara, introversa, sensibile, con una voce vibrante e un’estensione da capogiro, dall’altra Paola, estroversa, imprevedibile, con un timbro intenso, capace di toccare profondità mai azzardate prima: due voci complementari, due personalità diverse, due sorelle innamorate del cambiamento. Due musiciste, soprattutto, fedeli al bello.

Cambia la loro immagine, diventano sensuali, i loro videoclip le incoronano icone di bellezza ed erotismo. Qualcuno storce il naso un’altra volta: “Mostrano il corpo per vendere più dischi”, dice; “Si spogliano perché non hanno talento”, fa eco qualcun altro. Ma loro vanno avanti per la loro strada, si danno al pop latino e regalano al pubblico un disco raffinato, intimo, per certi versi malinconico, che parla di rinascita: la loro scrittura è perfettamente a fuoco, il loro stile è riconoscibile, Paola&Chiara sono diventate quelle che conosciamo, oppure quelle che molti hanno creduto di conoscere. E mentre qualcuno ha iniziato a etichettarle come le “reginette dell’estate”, loro hanno scelto di cambiare un’altra volta.

La cover dell'album Festival, del progetto Paola&Chiara

La cover dell’album Festival, del progetto Paola&Chiara

Nel 2002, è stata la volta di Festival, un disco che portava con sé una pesante eredità: era il successore di Television, che aveva venduto un milione di copie, aveva rappresentato la consacrazione per le sorelle di Milano e l’inizio della loro carriera fuori dai confini del nostro Paese. Cosa fare, dunque, per aggirare l’ostacolo? Semplice: non cavalcare l’onda del successo e assecondare, di nuovo, la volontà di cambiare.

Festival è un album nato dopo un viaggio in America, partito da New York – che allora sanguinava ancora per la caduta delle Torri Gemelle – fino a raggiungere il Brasile e l’Argentina. Festival ha il sapore dell’America Latina e mescola con estrema naturalezza sensualità e spiritualità, atmosfere oniriche e altre più intimiste. L’album mostra tutte le facce di Paola&Chiara: si passa con disinvoltura dal brano Kamasutra, un elogio all’erotismo e alla sessualità, ad Arrivederci, addio, una preghiera laica di grande impatto. Nel 2004, poi, è la volta di Blu, in cui Paola&Chiara rimescolano le carte e realizzano un disco che richiama prepotentemente gli anni Ottanta, tra musica nera, elettronica e chill out. Sono lontani i tempi del rosso di Festival, un disco caldo, corposo, intensissimo: Blu è elegante, sognante, rilassato, e la loro immagine è nuova, più chic, ma sempre sensuale.

Nel 2007, le cose cambiano ancora: Paola&Chiara abbandonano le major discografiche, si mettono in proprio e rischiano un’altra volta con un progetto, Win the game, scritto e cantato (quasi esclusivamente) in inglese: l’album – autoprodotto – è profondamente dance-pop. La loro immagine è glamour e sono tra le prime, in Italia, ad affacciarsi al mondo del web come lo intendiamo oggi, ovvero un’enorme piazza virtuale in cui la voce di ognuno può avere una grande risonanza. Diventano le regine di MySpace, coinvolgono i fan nella scelta del titolo e si lanciano in una sfida che appare impossibile: cambiare un’altra volta, e stavolta radicalmente, senza nostalgia del passato. La prova è stata egregiamente superata. Poi è stata la volta di Milleluci, un album che ha segnato l’ennesima rivoluzione: il suono, stavolta, è pop-rock, influenzato da atmosfere britanniche e da sonorità hip-hop ed R&B. Milleluci è sfaccettato, imprevedibile, trascinante.


Paola&Chiara hanno il merito, mai riconosciuto – o, meglio, riconosciuto a fatica – di aver dato lustro al pop nostrano. Hanno saputo rispettare il pop e darne una lettura personale e riconoscibile, ma sempre con un piglio internazionale.


E poi Giungla, l’ultima fatica discografica delle sorelle Iezzi: una sintesi, come dicevo in apertura, della loro storia artistica, che è stata stratificata, inafferrabile, non etichettabile, sebbene si sia realizzata all’interno di un territorio, quello del pop, di alta qualità. In mezzo ai progetti condivisi, Paola e Chiara hanno trovato il tempo di lavorare alle rispettive carriere come soliste: nel 2007 Chiara ha pubblicato Nothing at all, un brano dal sound internazionale e ricercato; Paola, invece, nel 2009 ha realizzato Alone (Io mi perdono nella versione italiana), un pezzo black, con venature soul e R&B, che mostra il volto adulto e consapevole di una artista che – a differenza della sorella, che oggi ha definitivamente abbandonato la musica – realizza hit pop di grande impatto.

In definitiva

Paola&Chiara hanno il merito, mai riconosciuto – o, meglio, riconosciuto a fatica – di aver dato lustro al pop nostrano. Due artiste intelligenti, curiose, inquiete, in costante evoluzione, fedeli al bello ma mai all’idea che il pubblico aveva di loro. Hanno indagato il pop in ogni sua sfaccettatura, da quello celtico a quello latino, dal pop-rock all’elettro-pop. Sono state ribelli, provocanti, sensuali, spudoratamente sexy, sfidando un paese che guarda con stizza una donna che non rinnega la propria femminilità e il proprio corpo. Sono state lungimiranti, all’avanguardia, attente alla cura di ogni dettaglio. Hanno saputo rispettare il pop e darne una lettura personale e riconoscibile, ma sempre con un piglio internazionale. In un’Italia che accoglie con ingordigia quello che arriva da oltreoceano e tratta con sufficienza quello che viene fatto nel proprio territorio, Paola&Chiara sono state un’occasione sprecata.

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi