La bifobia esiste. Ecco come riconoscerla

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La bandiera adottata dalla comunità bisessuale.

La bandiera adottata dalla comunità bisessuale.

La bifobia è la discriminazione subita dalle persone bisessuali. Essere bisessuale significa provare attrazione per più di un genere. Si tratta di un termine ombrello (scritto anche Bi+) che comprende altre etichette che le persone possono scegliere per sentirsi a proprio agio, come pansessuale o polisessuale. Sono piccole, importanti differenze da rispettare per riconoscere il sentire dell’altro. Spesso si nega l’esistenza della bisessualità in due modi diversi: o negandone l’esistenza (perpetrando quindi un comportamento bifobico), oppure pensando erroneamente che le persone bisessuali subiscano discriminazione solo quando si trovano in una relazione con una persona dello stesso genere (in questo secondo caso si ritiene sufficiente parlare genericamente di omofobia).

Oggi scopriremo perché la parola omofobia non è sufficiente a esprimere tutte le forme di discriminazione esperite dalle persone Bi+. La bifobia indica infatti quella specifica discriminazione verso chi è attratto da più di un genere. Purtroppo non è raro imbattersi nella bifobia anche all’interno della stessa comunità LGBT, forse proprio perché non se ne parla abbastanza. Cerchiamo oggi di rimediare rendendola protagonista.

Ma come si manifesta la bifobia? Quali discriminazioni coinvolgono direttamente e unicamente le persone bisessuali? Facciamo qualche esempio per riconoscere affermazioni e comportamenti bifobici e, magari, troviamo qualche spunto per rispondere.

I mille volti della bifobia

«Sei solo indecis*, prima o poi capirai se ti piacciono gli uomini o le donne» è una delle tante affermazioni discriminatorie nei confronti della comunità bisessuale.

«Sei solo indecis*, prima o poi capirai se ti piacciono gli uomini o le donne» è una delle tante affermazioni discriminatorie nei confronti della comunità bisessuale.

«Sei confus*, è un periodo difficile per te».

Questa affermazione serve a disconoscere la validità della bisessualità come orientamento sessuale. Le persone bi sono relegate in una cornice di confusione, come se si trattasse solo di una piccola sbandata. È importante ricordarlo: la bisessualità esiste, è valida, è un orientamento in cui possiamo rispecchiarci per tutta la vita, ed è bellissimo così.

«Sei solo indecis*, prima o poi capirai se ti piacciono gli uomini o le donne».

Questo pensiero molto frequente ci aiuta a spiegare la differenza tra omofobia e bifobia. Le persone bi non sono discriminate per l’attrazione verso lo stesso genere, la discriminazione riguarda espressamente il mancato riconoscimento di un’attrazione rivolta a più generi. È questa la peculiarità della bifobia.

«X era bisessuale, ma ora è in una relazione etero».

La parole etero, gay, lesbica e bi esprimono orientamenti sessuali, non relazioni. Una relazione può essere tra persone dello stesso genere o tra persone di genere diverso. Non esistono relazioni etero, non esistono relazioni gay. Se una persona bisessuale è in una relazione con una persona monosessuale (etero o gay) si può parlare di relazione a orientamento misto.


Mi rivolgo ancora alla comunità Bi+: non avete niente da dimostrare a nessuno. Non sono le esperienze, bensì la vostra autodeterminazione, a definire il vostro orientamento.


«Ma quindi hai avuto esperienze con persone di entrambi i sessi?».

Questa è una domanda di routine per tutte le persone bisessuali, spesso seguita da un’altra: «Hai avuto più rapporti con uomini o con donne?». Queste domande vengono fatte da persone bifobiche per decidere se validare o meno l’orientamento di una persona sulla base delle sue esperienze. Peccato che nessuno chieda mai a una persona etero di certificare le sue esperienze per essere creduta. Mi rivolgo ancora alla comunità Bi+: non avete niente da dimostrare a nessuno. Non sono le esperienze, bensì la vostra autodeterminazione, a definire il vostro orientamento.

«Non frequenterei una persona bisessuale perché ho paura del tradimento».

Da anni mi chiedo da dove nasca questo stereotipo delle persone bi che tradiscono e ancora non mi sono data una risposta certa. Di sicuro la rappresentazione mediatica non aiuta, visto che in film e telefilm i personaggi bisessuali spesso sono fedifraghi e iper-sessualizzati. Mi sembra davvero banale scriverlo, ma mi tocca: una persona bi ha le stesse probabilità di essere fedele di una persona monosessuale (etero o gay).

«Non frequenterei una persona bisessuale perché avrei paura di non poterla soddisfare pienamente».

Quando una persona bi si impegna in una relazione monogama non sta scegliendo un genere, sta scegliendo una persona. Forse nessuno la soddisferà mai pienamente, forse sì. Esattamente come per le persone etero o gay. Va bene così. Se sta con voi è perché vuole stare con voi. Meno paranoie, più amore.

«La bisessualità è binaria».

Qui siamo quasi oltre la bifobia, siamo all’ignoranza. Prima di continuare a parlare a vanvera, informati bene sulle definizioni. La bisessualità include potenzialmente tutti i generi, anche quelli fuori dal binarismo uomo-donna.


Per bi-cancellazione o bi-erasure si intende proprio la cancellazione dell’orientamento bisessuale.


«Bastano le parole etero e gay, non servono tutte queste etichette».

Le etichette servono a descriverci. Le parole etero e gay non descrivono tutto il mondo. Negare l’esistenza della bisessualità significa fare bi-cancellazione. Per bi-cancellazione o bi-erasure si intende proprio la cancellazione dell’orientamento bisessuale. Per esempio ogni volta che un* giornalista scrive “Legge contro l’omotransfobia” sta facendo bi-cancellazione. Oppure pensare che due donne che stanno insieme siano sicuramente lesbiche è bi-cancellazione. Oppure ancora dire «Oh, Marta, ora stai con un ragazzo, allora sei tornata etero». Tutte queste sono forme di bi-cancellazione.

«La bisessualità è essere un po’ etero e un po’ gay».

No. La bisessualità è un orientamento valido al 100%. Non esiste nessuna parte etero e nessuna parte gay, esistono intere persone bisessuali dai capelli alla punta dei piedi. La preferenza (anche forte) per un genere rispetto all’altro non rende una persona meno bisessuale. Le preferenze di genere fanno parte dell’esperienza bisessuale.

«Adesso dicono tutti di essere bisessuali perché va di moda».

La bisessualità era molto di moda ai tempi dell’Antica Grecia ma da secoli l’orientamento più di moda è l’eterosessualità, che gode del privilegio di non essere un reato in nessuna nazione del mondo e di avere la maggior rappresentazione mediatica. Direi che ci siamo anche stufati di questa moda dell’eterosessualità. Make bisexuality cool again.

La bifobia rivolta solo alle donne

«Lei non è veramente bisessuale, lo dice solo per far eccitare gli uomini» è un esempio dell'iper-sessualizzazione di cui è vittima la comunità bisessuale. Foto di Sharon McCutcheon su Unsplash.

«Lei non è veramente bisessuale, lo dice solo per far eccitare gli uomini» è un esempio dell’iper-sessualizzazione di cui è vittima la comunità bisessuale. Foto di Sharon McCutcheon su Unsplash.

«Allora ti piacciono i threesome! Ti va di farne uno con me e la mia ragazza?».

Questo tipo di bifobia è quello più frequentemente esperito dalle donne bi. Le donne soffrono molto spesso la feticizzazione da parte di uomini etero, i quali vedono nell’orientamento bisessuale un feticcio con cui giocare ed eccitarsi. La pornografia incoraggia questo tipo di oggettivazione delle donne bisessuali, rappresentate sempre al servizio del piacere maschile, anche quando hanno rapporti con altre donne.

«Lei non è veramente bisessuale, lo dice solo per far eccitare gli uomini».

Ancora una volta l’orientamento è feticizzato: la donna bi che fa coming out non viene creduta. Questo spesso scoraggia le donne a vivere pubblicamente il proprio orientamento.

«Bisessuale è un altro modo per dire ninfomane».

  1. Essere bi non vuol dire essere attratte da chiunque;
  2. non vuol dire voler andare a letto con chiunque;
  3. Non vuol dire andare a letto con chiunque!
  4. Non c’è correlazione tra orientamento e libido.

Sono quattro piccole nozioni, ce la possiamo fare.

«La mia ragazza è bisessuale ed è libera di avere rapporti con donne».

A volte agli uomini etero impegnati con donne bisessuali non interessa se le loro ragazze escono con altre donne. Quella che può sembrare una benevola concessione, purtroppo, altro non è che un’altra faccia della bifobia. Il sesso saffico non è considerato da questi uomini come un vero tradimento ma come un fetish al servizio dell’uomo. Essi non vedono la bisessualità come un vero orientamento ma come intrinsecamente legata al loro piacere. Queste donne meriterebbero invece di avere a fianco qualcuno che le faccia sentire valide e rispettate.

La bifobia rivolta solo agli uomini

«Non uscirei mai con un ragazzo bisessuale, non è abbastanza uomo» è uno degli esempi di bifobia che coinvolge gli uomini bisessuali. Foto di Hossein Rivandi su Unsplash.

«Non uscirei mai con un ragazzo bisessuale, non è abbastanza uomo» è uno degli esempi di bifobia che coinvolge gli uomini bisessuali. Foto di Hossein Rivandi su Unsplash.

«Non uscirei mai con un ragazzo bisessuale, non è abbastanza uomo».

Questo è un esempio di bifobia rivolta agli uomini bi. Alcune donne etero sono disturbate dal pensiero che un uomo possa essere meno virile se ha avuto rapporti con altri uomini. Questo è uno dei motivi per cui gli uomini bi faticano a fare coming out. Ma ora faccio un appello proprio a loro: volete davvero restare nell’armadio e rischiare di avere rapporti con donne bifobiche? Io spero di no. Le persone bifobiche non vi meritano.

«Lui dice di essere bisessuale perché si vergogna di ammettere di essere gay».

La bisessualità maschile è scambiata per l’anticamera rassicurante di chi non è pronto ad ammettere di essere gay, cosa che, secondo questi bifobici, sarebbe più grave! Si aggiunge quindi anche una componente di omofobia, oltre a non credere al sentire dell’uomo bi e a non riconoscere la bisessualità come orientamento valido. Voglio essere io a rassicurare: essere bisessuale non è più facile di essere gay. Provate a scorrere questa pagina e contare in quanti modi la comunità Bi+ è discriminata. Non ne varrebbe la pena!

Ho scoperto di essere bifobico, che faccio?

Se ti sei riconosciut* in una delle frasi qui sopra, niente panico. Prova a parlarne con una persona bisessuale e a farti raccontare come vive il suo orientamento. Conoscere aiuta a superare lo scoglio della diffidenza. Sono sicura che potrai diventare una persona migliore e a piccoli passi farai parte anche tu della battaglia contro l’omobitransfobia!

La rappresentazione contrasta bi-cancellazione e bifobia

Impariamo a esigere che i personaggi facciano coming out e che sia spiegata la giusta definizione di bisessualità. È una battaglia che vale la pena di portare avanti.

Impariamo a esigere che i personaggi facciano coming out e che sia spiegata la giusta definizione di bisessualità. È una battaglia che vale la pena di portare avanti.

Il primo problema della comunità bisessuale è l’invisibilità. La rappresentazione è importante, ma manca, e anche quando la rappresentazione c’è, spesso è negativa. Pensiamo per esempio ai personaggi Bi+ nelle serie TV. Di solito sono ragazze, iper-sessualizzate, molto spesso manipolatrici e fedifraghe. Inoltre quasi mai vediamo un personaggio Bi+ che si autodefinisce bisessuale. Gli uomini e i personaggi anziani sono rarità.

Negli ultimi anni la rappresentazione mediatica sta aumentando, ma non ci basta. Impariamo a esigere che i personaggi facciano coming out e che sia spiegata la giusta definizione di bisessualità. È una battaglia che vale la pena di portare avanti – ce lo dimostra il caso legato alla terza stagione di Big Mouth, una serie animata di Netflix sulla pubertà. Nell’episodio 3×08 Ali, una ragazzina pansessuale, sbotta con un sonoro «Bisexuality is so binary» per poi lanciarsi in una ramanzina transfobica piena di inesattezze. L’episodio non è passato inosservato e la comunità si è fatta sentire. Andrew Goldberg, uno dei creatori, ha ammesso pubblicamente l’errore: «Grazie alle comunità trans, pan e bi per averci ulteriormente aperto gli occhi su questi importanti e complicati problemi di rappresentazione», e ha concluso il suo bellissimo tweet di scuse dicendo: «Siamo in ascolto e non vediamo l’ora di approfondire tutto questo nelle stagioni future». Questo caso ci sia da esempio e ci dia speranza. Una migliore rappresentazione è possibile e noi dobbiamo pretenderla!

La rappresentazione mediatica, però, non è tutto. Abbiamo bisogno di più bandiere dell’orgoglio bisessuale ai pride e abbiamo bisogno di più coming out. Il personale è politico. Ogni bisessuale che vive allo scoperto e con orgoglio sta compiendo un passo avanti di visibilità contro bi-cancellazione e bifobia.

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Milena Vesco

Milena Vesco

Nata ad Alcamo, in Sicilia. Ha preso molto sul serio il fatto che "in principio era il Verbo" e si è laureata in Comunicazione a Bologna. Adesso studia Semiotica, lavora e fa tante altre cose. Ad esempio sfila un paio di collant al giorno, mangia mayonese e si impegna per diventare ogni giorno se stessa.

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