Dio è donna e si chiama Petrunya. Paura?

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In foto, Zorica Nusheva interpreta Petrunya nel film Dio è donna e si chiama Petrunya, di Teona Strugar Mitevska

In foto, Zorica Nusheva interpreta Petrunya nel film Dio è donna e si chiama Petrunya, di Teona Strugar Mitevska

Pochi mesi prima dello scoppio della pandemia è uscito nella sale italiane un film passato ingiustamente inosservato, perché a prima vista potrebbe essere considerato non esattamente “commerciale”. Uno di quelli che si teme siano poco comprensibili, troppo astratti. Invece, Dio è donna e si chiama Petrunya è un film assolutamente da recuperare, perché racconta il sessismo che pervade e intorbida questo mondo con una trasparenza disarmante.

Di una tale precisione non si è mai letto né sentito parlare da nessuna parte. Chi avrà mai documentato una tale visione rivelatrice? La regista Teona Strugar Mitevska, che però non si è limitata solo a guardare, bensì ha ripreso, diretto e diffuso la pellicola affinché chiunque potesse assistervi sui grandi schermi. Petrunya è arrivata in Italia a dicembre 2019, un mese iconico per noi: sarà una coincidenza?

Ma andiamo con ordine, cerchiamo di sciogliere questa visione e interpretarla usando parole chiare almeno quanto la metà dello stile di questo film così cristallino.

In foto, Zorica Nusheva interpreta Petrunya nel film Dio è donna e si chiama Petrunya, di Teona Strugar Mitevska

In foto, Zorica Nusheva interpreta Petrunya nel film Dio è donna e si chiama Petrunya, di Teona Strugar Mitevska

Dio è donna e si chiama Petrunya (titolo originale in macedone Gospod postoi, imeto i’ e Petrunija) prova in cento minuti la veridicità del titolo. Petrunya ha una laurea in Storia ma non ha un lavoro: un giorno, dopo essere stata rifiutata dopo un colloquio ed essere stata vittima di molestie da parte dello stesso direttore dell’azienda, s’imbatte nella cerimonia dell’Epifania, cui solo gli uomini possono partecipare. L’obiettivo della cerimonia è riuscire a recuperare in un fiume una croce sacra alla chiesa locale; il primo a recuperarla sarà benedetto e avrà un anno fortunato.

L’Epifania personale di Petrunya è iconica: sotto il ponte da cui stanno per lanciare la croce la vediamo mentre regge il busto di un manichino senza arti per poi lanciarsi anche lei alla ricerca della croce. La donna riesce a trovare per prima la croce e la tiene ben stretta a sé, fra i flutti della corrente del fiume e un’ondata di uomini furibondi e oltraggiati che la strattonano e la insultano per essersi permessa non solo di gareggiare, ma addirittura di vincere.

Il resto è un’immersione in apnea negli abissi della misoginia e del maschilismo interiorizzati e sistemici, e il fondo non si tocca mai. Neanche – e soprattutto – fuori dall’acqua, al commissariato di polizia in cui si svolge la seconda parte del film. Petrunya viene trascinata a ritmo sempre crescente in un vortice di uomini che la odiano e che vogliono la croce per sé, incuranti del suo diritto di averla. Del resto, per tutti gli uomini, Petrunya non ha diritti e neanche li merita, cercheranno in tutti i modi di farglielo capire: interrogatori umilianti e discorsi paternalistici, insulti e infine violenza fisica, cui lei si opporrà con stoica e razionale superiorità.

In foto, Zorica Nusheva interpreta Petrunya nel film Dio è donna e si chiama Petrunya, di Teona Strugar Mitevska

In foto, Zorica Nusheva interpreta Petrunya nel film Dio è donna e si chiama Petrunya, di Teona Strugar Mitevska

Con Dio è donna e si chiama Petrunya, Mitevska ci mostra la profondità e l’assurdità del maschilismo e della misoginia, che sono radicati ovunque, sempre in agguato fra la popolazione, nei commissariati, fra le autorità religiose e nella mentalità. Tutto ciò che basta a far uscire questo vortice è una donna che provi a scardinare i privilegi maschili per rendere di nuovo a tutte le persone il diritto a essere benedette, a essere considerate degne. Gli uomini, talmente fragili nelle loro convinzioni, si sentiranno minacciati e attaccheranno feroci e spietati.

Dio è veramente Petrunya: sola, in una Via Crucis al contrario, circondata da uomini che vogliono toglierle la croce che si è conquistata.

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Annalia Leone

Annalia Leone

Dal 1997 alla spasmodica ricerca delle parole esatte per descrivere tutto quello che mi passa per la testa. Più che altro castelli in aria.

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