Valeria: gioie e dolori di una Millennial a Madrid

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Le protagoniste della serie TV Valeria, prodotta da Netflix

Le protagoniste della serie TV Valeria, prodotta da Netflix

Una domanda di Carmen alle amiche Lola, Nerea e Valeria irrompe nell’atmosfera di un’ordinaria serata tra ragazze: «Vi ricordate quando credevamo che a trent’anni avremmo avuto tutto ciò che volevamo?». Le luci sfavillanti di Madrid fanno da sfondo alla scena che presenta le quattro protagoniste della nuova serie spagnola di Netflix, disponibile sulla piattaforma streaming dallo scorso 8 maggio.

Davanti a un numero indefinito di birre iniziamo a conoscere gioie e dolori di queste giovani donne alla ricerca della propria realizzazione personale e professionale, ad approcciarci alle loro disavventure nella giungla della capitale spagnola, a simpatizzare con i loro sogni e desideri. Potrebbe sembrare una banalissima telenovela, una di quelle che hanno il potere di incollarci allo schermo fino all’ultimo istante per vederne il finale, ma alle quali non ci leghiamo mai davvero: invece, Valeria è molto più di una serie comico-romantica dai toni auto-ironici e frizzanti e dagli episodi concatenati in modo incalzante. È il ritratto di una generazione che quotidianamente deve fare i conti con le innumerevoli sfide economiche e sociali del terzo millennio, facendosi foriera di rivoluzioni epocali e trovandosi a dover ripensare i modelli relazionali che le sono stati tramandati.

Valeria è la fotografia di ciò che significa essere millennial, sempre in bilico tra precarietà lavorativa, instabilità relazionale, difficoltà economiche e sogni di carriera infranti. Valeria conquista e attrae dal primo episodio per la scenografia semplice ma genuina, per le vicende accattivanti e soprattutto per i personaggi (femminili e non) con cui è davvero difficile non identificarsi se – come Valeria, Nerea, Lola e Carmen – si appartiene alla generazione Y.

Millennials: una generazione in bilico

La locandina della serie TV Valeria, prodotta da Netflix

La locandina della serie TV Valeria, prodotta da Netflix

Con il termine Millennial o generazione Y si è soliti riferirsi ai nati tra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, ossia alla schiera dei trentenni-o-quasi che negli anni Venti del Duemila iniziano a fare i conti con la vita adulta. È la generazione che più di ogni altra vive le conseguenze della recessione economica iniziata con la crisi del 2008 e presenta caratteristiche culturali e sociali ben diverse e assai più variegate rispetto alle generazioni precedenti. A più riprese durante la serie vari personaggi di Valeria si autodefiniscono millennial e le loro storie riflettono in modo divertente e sfaccettato lo stile di vita di questa generazione.


Queste quattro giovani donne si muovono con allegria e consapevolezza tra le vicissitudini della vita da trentenni.


Valeria (Diana Gòmez) ha ventisei anni, vive a Madrid con suo marito Adri (Ibrahim Al Shami J.) e si ritrova a un bivio della sua vita: deve scegliere se dedicare il suo tempo a un lavoro noioso ma necessario o alla stesura del suo romanzo. Dopo aver provato diversi impieghi, Valeria si vede costretta a mettere in pausa temporaneamente il suo sogno e a lavorare come sorvegliante museale per mantenersi. Per spostarsi per la capitale, Valeria si appoggia agli Uber e al trasporto pubblico e, nei tanti momenti di massima indecisione, si affida alle massime sulle targhette del Yogisintea.

Neanche Carmen (Paula Malia) se la passa troppo bene: nonostante la sua carriera sia ormai più che avviata in un’agenzia di marketing, trovare un appartamento in affitto a un prezzo sostenibile si rivela per lei un’impresa titanica, e si ritrova in mano le chiavi di un monolocale striminzito e carissimo.

Lola (Silma Lòpez), invece, l’appartamento lo condivide ancora, ma riesce a conciliare benissimo la sua professione di interprete con l’amore per la corsa e con i tanti match di Tinder. È la festaiola del gruppo e, in un modo o nell’altro, coinvolge sempre le altre tre nelle sue avventure – fatta eccezione per qualche bidone a causa di Sergio (Aitor Luna), un uomo sposato con cui Lola ha una relazione clandestina fatta di sesso senza implicazioni sentimentali.

Una delle difficoltà maggiori dei millennial è proprio quella di lasciare la casa dei propri genitori per diventare indipendenti: Nerea (Teresa Riott) lo sa benissimo. Non solo è legata ai suoi dal praticantato come avvocata che sta svolgendo presso lo studio di famiglia, ma sa anche che se rivelasse ai suoi genitori di essere lesbica finirebbe in mezzo alla strada. Talvolta per Nerea diventa difficile confidarsi persino con Carmen, Lola e Valeria, perché sente che avrebbe bisogno di qualcuno capace di comprendere le difficoltà che comporta essere membro della comunità LGBT+.

Queste quattro giovani donne si muovono con allegria e consapevolezza tra le vicissitudini della vita da trentenni. Tra audio interminabili di Whatsapp e messaggini pieni di emoji che scorrono sullo schermo, Netflix ci fa entrare nella vita di Valeria per mostrarci cosa significa oggi essere giovani adulte.

Femminismo e diritti come missione quotidiana

Una delle locandine promozionali della serie TV Valeria, prodotta da Netflix

Una delle locandine promozionali della serie TV Valeria, prodotta da Netflix

Uno degli aspetti che mi ha maggiormente colpita di questa serie è la capacità di inserire il discorso sui diritti umani nella sfera del quotidiano senza renderlo pesante. Argomenti come il #MeToo, il femminismo e il benessere sessuale femminile diventano una tematica da affrontare anche con leggerezza, magari davanti a qualche tapas all’ora dell’aperitivo. Valeria e le altre scelgono di parlarne così, con una birra in mano, le olive sul tavolo e con l’apertura al confronto come ingrediente speciale.

L’importanza dell’attivismo assume un valore particolare soprattutto per Nerea, che sceglie di dare una mano a un collettivo LGBT+ grazie alle sue conoscenze di avvocata e alle sue competenze comunicative. La possibilità di interfacciarsi con altri membri della comunità le apre nuove prospettive, e nasce la necessità di offrire un sostegno valido alle giovani vittime di bullismo omofobo. 

Dal punto di vista dell’emancipazione femminile, è da elogiare lo spazio dedicato al piacere sessuale. Oltre alle numerose scene erotiche in coppia, sono da notare diversi momenti di autoerotismo, ripresi con l’unico fine di rivendicare la lenta e faticosa conquista di uno spazio, quello del corpo della donna. Senza vergogna, senza mezzi termini, senza fronzoli inutili, semplicemente così: Valeria vuole farlo e lo fa, perché è un suo bisogno e un suo diritto che per troppo tempo, in quanto donne, è stato negato.

La relazione è comunicazione

Una delle foto promozionali della serie TV Valeria, prodotta da Netflix

Una delle foto promozionali della serie TV Valeria, prodotta da Netflix

Ultima tematica di questa serie è la relazione di coppia. Probabilmente poche cose al mondo possono risultare intricate come i rapporti tra persone, specialmente se si parla d’amore. A complicare un momento già difficile della vita di Valeria, arriva il giovane architetto Victor (Maxi Iglesias). La chimica tra i due porta alla luce una crisi matrimoniale taciuta e faticosamente trascinata tra Valeria e Adri, che spinge la scrittrice in erba a riconsiderare le proprie scelte passate.

L’amore ai tempi di Instagram e Tinder non è semplice come fare left swipe o mettere like. Tutti gli strumenti di comunicazione spesso mettono in evidenza l’incomunicabilità che caratterizza le relazioni di oggi. Un rapporto è in prima istanza comunicazione – come spiega a Nerea una ragazza del collettivo LGBT+ che vive una relazione poliamorosa con altre 3 ragazze. «Ci diciamo tutto e abbiamo delle regole, il che è molto più sano di tante relazioni convenzionali».


Dalle vicende raccontate in Valeria emerge una generazione che si trova a camminare sul filo in ogni aspetto della vita.


La fatica della comunicazione nella vita di coppia riguarda anche Carmen, che si vede offerta una promozione sul lavoro ma non sa se accettarla per non ferire l’autostima del suo ragazzo e collega Borja (Juanlu Gonzàlez). Nel dilemma di chi si trova a scegliere tra amore e carriera, alla fine la mancanza di dialogo le costerà l’opportunità.

L’instabilità relazionale riguarda invece soprattutto Lola, che vive tra Tinder matches e la relazione con un uomo sposato. Come lei stessa ammette, la sua storia e la sua famiglia sono talmente complicate che non può permettersi di costruire un rapporto profondo.

Dalle vicende raccontate in Valeria emerge una generazione che si trova a camminare sul filo in ogni aspetto della vita. In particolare, rispetto alla generazione precedente, sono forti nei millennial il bisogno e la volontà di ripensare e rinegoziare continuamente i modelli relazionali avuti in eredità dai propri genitori, in uno sforzo costante che deriva dalla necessità di comunicare. Solo la consapevolezza che una relazione è comunicazione permetterà ai millennial di costruire rapporti solidi in un mondo che cambia alla velocità della luce.

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Cristina Iorno

Cristina Iorno

Cristina ama le lingue come se fossero persone. O forse le ama perché, proprio con le persone, la mettono in contatto. Per mantenere viva la sua storia d'amore con inglese, tedesco e spagnolo, Cristina si serve di libri, viaggi, film, serie tv e canzoni. Dopo aver vissuto in Germania, Polonia e Spagna, e aver girato in lungo e in largo, si sente più che mai una cittadina del mondo. Crede nell'amicizia, nel valore della semplicità e nel destino, tant'è che Serendipity è una delle sue parole preferite. Ambientalista in erba, Cristina colleziona cartoline di tutti i posti che è riuscita a visitare e spera di raccoglierne presto da tutti i continenti.

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