Se abortire in Polonia è sempre meno un diritto

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In Polonia sarà ancora più difficile abortire di quanto non lo fosse già. Il 22 ottobre la Corte Costituzionale polacca ha infatti dichiarato incostituzionale l’aborto nel caso il feto abbia gravi malformazioni.

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Proteste a Cracovia, 25 Ottobre 2020. Autore: Silar, fonte Wikipedia Commons

Questa sentenza, una volta pubblicata ufficialmente nella Gazzetta, andrà a limitare ulteriormente il diritto ad abortire. In Polonia infatti è possibile abortire legalmente soltanto in casi di stupro, incesto o gravi rischi per la vita della donna. Uno spettro di possibilità decisamente limitato e fondato su una visione demonizzante dell’aborto. La volontà della persona che ne ha bisogno viene schiacciata da leggi che, come da tradizione, tendono a incasellare questa pratica medica come evento estremo.

Il diritto ad abortire in caso di malformazioni del feto sarebbe incompatibile con la Costituzione polacca, che protegge la vita e la dignità di ogni individuo. Si tratta dunque di una sentenza giudiziaria che apparentemente non avrebbe collegamenti con interventi politici.
Se non fosse che la Corte Costituzionale è composta in maggioranza da giudici nominat* dal PiS (Prawo i Sprawiediliwość “Diritto e Giustizia”), partito di destra conservatore e clericale con la maggioranza in Parlamento dal 2015. Dal 2019 preme, insieme ad altri partiti di destra e centro, per rivedere la legittimità della legge che consente di abortire in caso di malformazioni del feto.
Il 22 ottobre ce l’ha fatta. Oltretutto senza dover passare la questione in Parlamento, dove invece avrebbe incontrato più resistenze. Già dal 2016, poi ancora nel 2018 e nell’aprile di quest’anno vi erano stati infatti tentativi di ridurre l’accesso all’aborto legale. Tentativi impediti poi dalle manifestazioni conosciute come BlackMonday. Proteste che non si fermano neanche stavolta.

Abortire clandestinamente: unica possibilità per le donne

Questa sentenza decide deliberatamente di ignorare e non rispettare le molteplici ragioni che spingono una persona ad abortire, che sono tante quante sono le donne che prendono questa decisione. Che, ricordiamolo, è personale.
Questa sentenza decide di appoggiare visioni patriarcali e complottiste che in questo caso vedono nell’eugenetica la vera e unica ragione per cui si ricorre all’aborto.
Prima di questa sentenza, si stima che la stragrande maggioranza degli aborti fosse praticata proprio a causa di malformazioni al feto. Questa sentenza dunque costringerà ancora più persone a ricorrere ad aborti clandestini.
Perché sì, nel corso della Storia è pratica comune cercare in tutti i modi di impedire l’accesso legale e sicuro all’aborto. Ma è altrettanto pratica comune il ricorso a metodi illegali e rischiosi per abortire, per chi non si può permettere di andare a farlo all’estero. Si tratta di pratiche pericolose, ma il cui ricorso massiccio evidenzia ancora di più come l’aborto sia un atto evidentemente necessario per chi lo richiede.

Ancora una volta si sceglie di privare dei propri diritti il soggetto centrale su cui si dovrebbe basare la questione dell’aborto: la donna, la persona che lo richiede.

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Annalia Leone

Annalia Leone

Dal 1997 alla spasmodica ricerca delle parole esatte per descrivere tutto quello che mi passa per la testa. Più che altro castelli in aria.

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