Come funziona l'immaginazione?

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Alzi la mano chi pensava che l’immaginazione funzionasse per tutti allo stesso modo. Alzi la mano anche chi pensava che, quando una persona dice immaginiamo ora un elefante, fosse solo un modo di dire, un modo per introdurre un nuovo argomento e pensava okay, ora si parla degli elefanti e si preparava mentalmente ad affrontare il discorso.

Come ho scritto qualche tempo fa in un articolo precedente, da qualche tempo ho iniziato a domandarmi come sia strutturato il processo di immaginazione, cosa avviene nella mente mentre si immagina, cosa vede esattamente l’occhio della mente. Mi sono messa in ascolto, cercando di osservare e capire cosa succedesse di preciso, come un osservatore esterno… che spia la propria mente. Non è semplice capire la complessità della mente, a volte proprio per il fatto di essere attenti e presenti in quello che succede, sembra quasi di indirizzarla verso un percorso piuttosto che un altro.

Quello che ho capito è che esiste una fascia molto ampia di azione e di sfumature dell’immaginazione, che può partire dal buio totale, dall’assenza di immagini, a una visione sfuocata, un po’ come la miopia, a una visione completamente nitida e vivida. E che nessuna di queste è giusta o sbagliata, ma che si tratta semplicemente di un modo diverso di immaginare per ognuno di noi, una caratteristica che ci appartiene, come può essere la memoria visiva o l’orecchio assoluto.

Immaginazione

Frame tratto dal film 7 minuti dopo mezzanotte, diretto da Juan Antonio Bayona

Durante le mie ricerche mi sono imbattuta in quella che viene chiamata afantasia, cioè l’inabilità di creare immagini nella propria mente, come se l’occhio della mente vedesse tutto nero. È una condizione che si può sperimentare fin dalla nascita, senza magari rendersi conto di averla, oppure che si può acquisire in seguito a qualche trauma o operazione. Le immagini mentali, in questo caso, non sono vivide, anzi sono assenti o quasi: l’immaginazione non è quindi costituita da vere e proprie immagini, ma piuttosto in un modo semantico e non visuale, come se le informazioni fossero archiviate sotto il settore semantico, e quindi l’immagine fosse descritta da molte parole.

Tuttavia, il termine afantasia non mi sembra appropriato, innanzitutto perché bisogna distinguere tra immaginazione e fantasia. Secondo Treccani, infatti, l’immaginazione è una particolare forma di pensiero, che non segue regole fisse né legami logici, ma si presenta come riproduzione ed elaborazione libera del contenuto di un’esperienza sensoriale, legata a un determinato stato affettivo e, spesso, orientata attorno a un tema fisso, mentre la fantasia è l’attività del fantasticare: immaginare o supporre, o anche sospettare, situazioni prive di realtà, lasciando libero corso alla fantasia. Fantasia e immaginazione sono quindi correlate, ma il termine a-fantasia presuppone una non-fantasia, la mancanza di fantasia, cosa che non è necessariamente vera perché, come abbiamo visto, l’immaginazione è la riproduzione ed elaborazione libera di qualcosa e non per forza è veicolata da immagini. Inoltre, vi posso assicurare, per esperienza personale, che chi vede immagini sfuocate, non ha “mancanza” di fantasia. Tutt’altro.

Immaginazione

Il labirinto del fauno, regia di Guillermo del Toro

Associato alla afantasia, si può trovare anche il termine curare: anche qui, a mio avviso, si è in errore: non si tratta di un disturbo, di un difetto che va sistemato, semplicemente si tratta di una skill, di una competenza, di un modo diverso per pensare per ognuno di noi. Forse si può pensare che sia errato, che solo l’immaginazione con il classico filmino mentale sia quello corretto, ma questo è influenzato dalla società, dal pensare che solo quello sia il metodo giusto. Non è così. Così come per un pianista inesperto non si pensa di somministrargli una cura per la sua incapacità di suonare il pianoforte, così non c’è una cura per l’afantasia, come ci spiega Alec Figureoa, una delle personalità che negli ultimi anni ha lavorato con diverse persone che volevano migliorare le proprie capacità di immaginazione.

Quello che è certo è che l’immaginazione sia un campo di ricerca molto vasto e ancora inesplorato e se io fossi una neuroscienziata mi sarei già buttata a capofitto. E voi?

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Valentina Zanin

Valentina Zanin

Classe '93, amo i libri e ancora di più le biblioteche, suonare (o provarci) la chitarra; perennemente in viaggio, appassionata di filosofia, telefilm dipendente.

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