A mani tese, a cuore aperto: scambio-oggetti per città più sostenibili

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Jena è una cittadina della Germania centro-orientale, nel verde Land della Turingia, che accoglie un alto numero di studenti universitari (tra cui moltissimi studenti Erasmus e internazionali), forse grazie all’importante storia su cui ha costruito la fama accademica odierna e la sua posizione di prestigio. L’immagine che potrebbe apparire davanti agli occhi immaginando una cittadina dell’ex Repubblica Democratica Tedesca rischia di essere fuorviante. Oltre all’atmosfera accogliente, ed esteticamente piacevole, delle case a graticcio nascoste tra i faggi e degli edifici ottocenteschi dai colori tenui, oltre alle vivaci occasioni di conoscenza ed incontro che ruotano attorno alla vita universitaria, la sensibilità per l’economia circolare e l’attenzione alle pratiche sostenibili riescono a rendere unica e singolare la manifestazione del calore umano e della solidarietà.

Scambio-oggetti

Cabina scambio-libri a Erfurt, Turingia

Scambio-oggetti: gli slogan

Teilen statt wegwerfen (condividere invece di gettare), Fair-Teiler (distributore equo), zu verschenken (in regalo), Verschenkregal (scaffale del regalo) sono solo alcuni degli slogan o delle insegne che riaffiorano nostalgicamente alla mia memoria se penso alle strade di Jena, così come delle altre cittadine visitate in quei dintorni.
Queste insegne indicano i luoghi dove chiunque può depositare oggetti non più necessari e può prendere ciò che è possibile trovare, che può rivelarsi utile. Si tratta di stanze dedicate all’interno del campus universitario, cassette agli angoli delle strade, scaffali nelle zone limitrofe al centro, locali nelle residenze universitarie.

Scambio-oggetti

Area scambio-oggetti gestita dal servizio della città di Lipsia

Scambio-oggetti: spese e rifiuti ridotti

Tutto ciò, senza alcuna spesa: la comodità di trovare stoviglie ed utensili per la cura della casa; il sollievo di potersi finalmente liberare di oggetti dispensabili, dimenticati e riscoperti; la sorpresa nel trovare, grazie ad un solidale sconosciuto, oggetti d’arredo che rendono la propria casa accogliente (l’aggettivo tedesco “gemuetlich” potrebbe essere la parola perfetta in questo caso); il piacere di immergersi nella lettura e di vedere i propri appunti dialogare con le annotazioni del precedente possessore del libro “circolante” in questione; l’unicità dei souvenir non acquistati, ma trovati in regalo mentre ci si perdeva tra i vicoli della città. In questo modo, gli sprechi e i rifiuti si riducono, il rischio che emergano zone degradate di oggetti abbandonati cala, e chi versa in condizioni di difficoltà economica trova un aiuto.

Scambio-oggetti

Mercatino del regalo a Lipsia

Scambio-oggetti: credito diffuso

Serge Latouche (in Il Pensiero Creativo Contro l’Economia dell’Assurdo) sottolinea come mettere in circolo un dono, crei all’interno della comunità un credito diffuso, una predisposizione ad accettare l’altro, sebbene non lo si conosca. Chi riceve un dono sarà riconoscente, percepirà di avere un debito verso le persone della comunità, e sarà inconsciamente spinto ad esprimere con azioni concrete la beneficienza che ha ricevuto. Chi regala beni, dall’altra parte, si sente parte integrante della comunità e, secondo questa logica, sa che il circuito solidale che ha iniziato genererà benessere, aiuto reciproco, integrazione e senso di responsabilità. In altre parole, si cambia la concezione che abbiamo della nostra posizione nella società, e di conseguenza, anche le nostre aspettative nei confronti degli altri.

“Scambia che ti passa” direbbe la mia amica Cristina, grande sostenitrice del second-hand e delle pratiche di scambio-oggetti, secondo il cui motto a passare non sono solo gli oggetti, ma anche quel probabile senso di solitudine. Quello che cerchiamo lo possiamo trovare negli altri, non per forza in qualcosa che verrà prodotto nuovamente, e questo “ri-circolo” virtuoso ci aiuterebbe ad interiorizzare una visione del mondo secondo la quale beneficienza e rispetto possono diventare delle priorità. Abbiamo tutti bisogno l’uno dell’altro, e possiamo tutti esercitare azioni semplici ed efficaci dall’impatto inaspettatamente positivo e determinante.

Scambio-oggetti

Iniziativa di scambio-vestiti organizzata dalla città di Monaco

Le possibilità in cui i circuiti del regalo possono realizzarsi sono molteplici, versatili, semplici e potrebbero diventare, in qualche modo, spontanee. Da scaffali del regalo collocati in aree comuni di scuole e centri di aggregazione; a piccole strutture, monitorate regolarmente, poste in punti nevralgici della città (piazze, centri sportivi, centri commerciali, fermate dei mezzi pubblici); a locali adibiti appositamente all’interno di campus e residenze universitarie, eventualmente gestiti da associazioni studentesche.

Si creerebbe un circuito di scambio che conferirebbe al second-hand non solo una veste pratica ma anche affettiva, che contribuirebbe ad educarci alla capacità di immaginare le singolarità di altri esseri umani. Una pratica atavica, semplice ed immediata come questa forma di baratto ci potrebbe restituire uno spazio condiviso solidale e sostenibile, e potrebbe plasmare una società dei consumi dove le relazioni umane non siano più, esse stesse, merce.

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Erica Dal Passo Carabelli

Erica Dal Passo Carabelli

La passione per le lingue straniere mi ha portata a studiarle all'Università e a rendere Berlino, Montpellier, Jena, Venezia e Modena un po' casa mia e ha alimentato un' insaziabile curiosità per storie e persone di cultura diversa. La passione per la traduzione a prediligere i libri in lingua originale. La passione per la natura ad amare la montagna, a coltivare ortaggi disparati, a salvare tartarughe marine assieme al WWF. Uno dei piaceri più grandi? Leggere, con musica di Handpan in sottofondo, dopo aver terminato la mia sessione di sport quotidiana.

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