Marco Guazzone: «L'incontro con Elisa mi ha insegnato a non aver paura»

0

Marco Guazzone è tornato con Con il senno di poi. A tre anni di distanza da Verso le meraviglie, il secondo album della sua carriera, condiviso con gli Stag, Marco è tornato da solo, con un brano importante, necessario, che fa da spartiacque. Perché è cresciuto, ha imparato a raccontarsi senza paura e ad affacciarsi sul passato senza rimorsi. Gliel’ha insegnato Elisa, che ha prodotto il brano. Ed è proprio da qui che ho scelto di iniziare la nostra lunga chiacchierata.

Il brano si apre così: Ho fatto almeno un milione di sbagli con te / Sai che c’è, che li rifarei: ci vuole una certa maturità e consapevolezza per dire una cosa del genere. Attraverso cosa si passa per scrivere una frase e un brano così?

«Devi soffrire tantissimo! (scoppia a ridere, ndr) Bisogna vivere. Per quanto assurdo possa sembrare, questa cosa non mi è stata chiara sin dall’inizio: la musica, per alimentarsi, ha bisogno di vita. Io, per un certo periodo, ho pensato che la musica fosse essa stessa la vita, in realtà ne è una rappresentazione, un disegno. Le canzoni non sono emozioni, ma rappresentano le emozioni. La cosa magica che succede, e che forse mi confondeva, è che ascoltare una canzone ti fa vivere il momento che racconti, ma non è quel momento lì. Le canzoni ti fanno vivere l’amore, la tristezza, l’abbandono, ma – come succede in un film – sono la proiezione della realtà. Ecco, per scrivere certe cose è necessario vivere, ma l’ho imparato solo dopo aver iniziato a fare canzoni. Per tanto tempo ho pensato che la musica potesse sostituire la vita.

 

«Il bello di fare questo mestiere è che è catartico, una sorta di psicanalisi, poter raccontare attraverso la musica un dolore significa elaborare un lutto. Lasciarsi è come essere mozzati, come perdere un braccio: la fortuna di chi fa musica è che l’elaborazione del dolore diventa una canzone, quindi cristallizza quello che provi, fa sì che resti per sempre. La frase che hai citato è il cuore di tutto, il senso della canzone: hai presente la serie tv Dark? Ecco, racconta proprio questo: se noi tornassimo indietro e cambiassimo quello che è successo, non esisteremmo, non saremmo più noi».

marco guazzone

Marco Guazzone, foto di Edoardo Conforti

Non c’è rabbia, non c’è tensione né rammarico: serve una certa lucidità per poter raccontare quello che canti in Con il senno di poi.

«A tale proposito, voglio raccontarti una cosa. Quando ho iniziato a lavorare con Elisa, in studio, questo brano aveva un testo leggermente diverso, che per me era concluso. Lei mi ha fatto riflettere su come alcuni passaggi non fossero realmente a fuoco, l’ha fatto con delicatezza e profondo rispetto, non mi ha detto ‘Il testo non funziona’, ma mi ha invitato a provare a raccontare la storia dopo il brano, così da metterlo più a fuoco e avere una visione ancora più chiara di ciò che volevo raccontare. Io, spinto da questo input, che non mi aspettavo, mi sono messo in discussione.

«Successivamente ho fatto un incontro con un cantautore che stimo, Nicola Cioce, e lui mi ha aiutato a mettere mano al testo fino a portarlo a questa forma qui. Il concetto in me era chiaro, ma grazie all’incontro con Nicola, che ha capito cosa volessi raccontare, ho potuto esprimerlo meglio. Sento che questo è uno dei testi più maturi che ho scritto, soprattutto perché ho imparato ad aprirmi, non solo con me stesso, ma anche con gli altri. L’incontro con Nicola, spinto dall’input di Elisa, mi ha fatto capire che spesso abbiamo bisogno dell’altro per raccontare delle cose. Il nostro massimo non è detto che sia il massimo di quello che possiamo fare. In squadra si vince sempre, questo l’avevo imparato già lavorando con gli Stag.

«Ringrazierò sempre Nicola. Un giorno, dopo che gli ho fatto ascoltare il pezzo, mi ha chiesto di mandarglielo, l’ho fatto e lui, una settimana dopo, mi chiesto ‘Ti va se ci vediamo? Mi sono venute in mente delle cose’. Quando ci siamo visti, mi ha detto ‘Magari per te è concluso, ma sento di dirti che manca ancora qualcosa’. Lui non sapeva che Elisa mi aveva spinto a lavorare sul testo. A quel punto sono rimasto senza parole: senza che ci sia stato bisogno di dirglielo, lui aveva capito che il testo andava rivisto, del resto è un artista con una sensibilità incredibile. Insomma, la mia verità c’era già, andava messo tutto al posto giusto».

Il brano, dicevamo, è stato prodotto da Elisa, che lo ha anche arrangiato, suonato, registrato e in parte cantato con te. Ma il tuo primo incontro con lei risale a molti anni fa.

«Elisa l’ho conosciuta nel 2014. Dal momento che ho iniziato il mio percorso cantando in inglese, come ha fatto lei, per me ha sempre rappresentato un’ispirazione. Nel 2014, un giorno, ho aperto la mia mail e ho letto ‘Ciao Marco, sono Elisa’, la prima cosa che ho pensato è stata Elisa chi? (scoppia a ridere, ndr). Poi ho continuato a leggere, mi ha detto di avermi scoperto su YouTube, di aver ascoltato il mio primo disco e mi ha invitato a suonare con lei sul palco del Lucca Summer Festival. Ho aperto il concerto con gli Stag, mi ha chiesto di cantare un suo pezzo e ha lasciato che lo scegliessi io. Ho scelto Dancing, mentre lei Guasto, il brano che ho portato a Sanremo nel 2012.

«Così, nel nostro set d’apertura, mi sono ritrovato seduto al fianco di Elisa, a condividere lo stesso pianoforte e lo stesso sgabello, mentre insieme cantavamo un suo brano e poi uno mio, tutto questo davanti a oltre cinquemila persone. È stata un’emozione enorme, tant’è che ho pensato ‘Potrebbe anche finire tutto adesso, io sarei felice’. Elisa è una persona professionale, talentuosa, ma soprattutto dolce, sensibile e estremamente umana. Pensa che, prima del concerto, è salita sul palco e ci ha annunciato lei in persona, dicendo ‘Ho conosciuto questo artista e questa band e li ho scelti personalmente, vi prego di ascoltarli con attenzione, ecco a voi gli Stag!’.

marco guazzone

Marco Guazzone, foto di Edoardo Conforti

«Dopo il concerto, le ho chiesto se potessimo restare in contatto e lei mi ha risposto di sì. Così mi ha invitato in studio da lei, dove si sente la sua arte, il suo mondo, mi sembrava di stare in un sogno. Con il mio brano ha fatto un lavoro incredibile, ha messo in pratica tutto quello che un’artista come lei può essere: autrice, cantante, musicista, produttrice, ha suonato tutti gli strumenti, ha campionato la batteria, il basso, l’organo, io ho suonato il pianoforte con le sue indicazioni. Non solo: ha registrato una versione di tutto il brano cantato da lei, dandomi l’intenzione giusta per l’interpretazione delle parole. Ha preso il foglio con il testo e ha cantato. Lì ho pianto. Ha trattato questa canzone come fosse sua. Come se non bastasse, ha fatto mixare il pezzo a un suo collaboratore, Marco Zangirolami».

La tua storia è particolare: ti sei fatto conoscere al grande pubblico nel 2012, partecipando da solista a Sanremo Giovani con Guasto. Nel 2017 hai pubblicato un disco con gli Stag, Verso le meraviglie, e ora torni da solista, pur continuando a collaborare strettamente con i tuoi colleghi.

«Mi rendo conto che tutto questo può generare un po’ di confusione, ma non me ne sono mai curato, perché ho sempre preferito che parlasse la musica, la forma non è mai stata una cosa prioritaria per me. Mi piace andare dove mi porta la musica, ecco. Come dico anche in Con il senno di poi, rifarei tutto. Adesso mi sento pronto a fare questo viaggio da solo, prima probabilmente non ne sarei stato capace».

Parliamo del tuo legame con il cinema e la tv: hai composto e suonato insieme a Marianne Mirage la colonna sonora di The Place di Paolo Genovese. La canzone è stata nominata ai David Di Donatello 2018 e ai Nastri D’Argento come miglior brano originale. Ha collaborato alla colonna sonora delle tre stagioni di Tutto Può Succedere.

«Sono state esperienze fondamentali, mi hanno insegnato che la musica non ha confini. Passare da un progetto discografico a uno da compositore è stato naturale, come se mi fossi lasciato guidare da un grande flusso. Le colonne sonore mi hanno insegnato a essere eclettico, dinamico, pur rimanendo fedele a me stesso».

Se ti venisse data l’opportunità di scrivere e cantare per un altro regista, chi vorresti che fosse?

«Per quanto riguarda gli italiani, ti dico Garrone, Sorrentino e Guadagnino, mi piacciono i registi che considerano la musica parte integrante della sceneggiatura, mi piacciono i registi che osano e sperimentano. Per quanto riguarda il cinema d’oltreoceano, amo tantissimo Tim Burton, che lavora al fianco di un compositore che mi ha sempre ispirato tanto, Danny Elfman».

Sei co-autore della versione italiana del singolo Perfect di Ed Sheeran in cui duetta con Andrea Bocelli.

«È stata un’esperienza incredibile (sorride, ndr). Avevo appena cominciato il mio percorso da autore, avevo appena firmato con Sugar, e la prima esperienza che mi sono ritrovato a fare è stata lavorare con Ed Sheeran, suo fratello Matthew, che ha curato l’arrangiamento orchestrale e la produzione della versione italiana del brano, e poi con Andrea Bocelli. È stato incredibile, non so come altro descrivere quest’esperienza. La musica permette di abbattere ogni distanza, al di là del fattore tecnologico, parlo di una vicinanza emotiva. Io ero molto in imbarazzo, loro sono dei giganti, eppure mi hanno fatto sentire a mio agio, la loro umiltà mi ha spiazzato».

Negli anni hai scritto per tanti artisti, da Licitra, sino ad Arisa e Chiara Galiazzo. Facciamo un gioco: squilla il tuo telefono, chi vorresti ci fosse dall’altra parte?

«Cesare Cremonini. Non per scrivere per lui, ma per collaborare con lui. Cesare ha un approccio alla scrittura internazionale, perché riesce a calibrare la giusta dose di poesia, storia e accessibilità, dando ai brani una forma pop, grazie ad arrangiamenti straordinari, ma sempre elegante, raffinata. L’album Possibili Scenari (per pianoforte e voce) mi ha fatto impazzire. Mi ispira il suo percorso, il modo in cui sta sul palco, i suoi look, c’è un grande lavoro dietro. Cremonini rappresenta il perfetto connubio di cantautorato e pop».

Giochiamo ancora. Se tu fossi un libro, quale saresti?

«Anima di Wajdi Mouawad, perché mi ha cambiato la vita».

Se fossi una canzone?

«Cara di Lucio Dalla».

Ora, non a caso, ti chiedo: se fossi una poesia, quale saresti?

«Non a caso! (ride, ndr) Sono un grande amante delle poesie. Ce n’è una che mi ha letteralmente steso, l’ho scoperta tardi, è di Montale e si intitola Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale. Un’opera di una semplicità disarmante eppure carica di intensità, di dolore, di amore. La poetica di Montale, soprattutto quella dell’ultimo periodo, che è quasi una prosa, mi ha spinto umilmente a ricreare questo tipo di linguaggio nella mia canzone. Nel brano canto, quasi citandolo ‘Ho fatto almeno un milioni di sogni con te e ora che non ci sei c’è il vuoto su ogni cuscino’. Mi sono permesso di farmi guidare dalla sua opera perché trovo estremamente talentuoso chi riesce a esprimere qualcosa di così enorme con una semplicità disarmante».

Concludo sempre le mie interviste con la domanda ‘Qual è la parola della tua vita?’, ma nella nostra precedente chiacchierata mi avevi già risposto.

«Cosa ti avevo detto?».

Amore.

«Confermo. La risceglierei».

Oggi, però, ti chiedo un’altra cosa: qual è la parola che meno ti rappresenta?

«Freddezza, perché anche quando sono arrabbiato, cupo, purtroppo o per fortuna non riesco a staccarmi dalle cose. Non so se sia un valore o un difetto, ma non riesco a mantenere una sana distanza dalle cose che mi succedono, le sento addosso, mi restano dentro».

About author

Basilio Petruzza

Basilio Petruzza

Nato a Zurigo nel 1991, di origini siciliane ma romano d'adozione, Basilio Petruzza è uno scrittore e blogger. Ha pubblicato tre romanzi, "Frantumi" (2012), "La neve all'alba" (2015) e "Io basto a me stesso" (2016) e ha un blog, #tutteleparolecheposso. Ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi