Da Brescia a Bologna, Miglio canta la sua piccola (grande) rivoluzione

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Miglio è il nome d’arte della cantante indie italiana Alessia Zappamiglio. Foto da Internet

Bologna profuma di un autunno incerto, mentre cammino per strada cercando di non perdermi. È incerta ma sempre fiera, questa città, come la persona che sto per incontrare. Miglio mi aspetta per una chiacchierata, davanti a un caffè: la cosa più naturale di sempre per parlare di qualcosa di altrettanto naturale e semplice – ma non superficiale: la musica. In particolare, la sua musica. Alessia Zappamiglio, in arte Miglio, è una cantautrice che io consiglierei di ascoltare come fosse una medicina, una terapia d’urto. Sì, perché Miglio non vuole saperne di mezzi termini: racconta con verità ciò che sente dentro, quel che vive e la volontà di raccontare con verità ciò che le appartiene. 

Ho conosciuto la musica di Miglio con l’uscita del suo singolo Pianura Padana e ho subito sentito che disturbava la mia mente: la disturbava perché interrompeva, intralciava il mio modo di pensare, la tranquillità che fino ad allora avevo avuto. Mi ha svegliata, ricordandomi che la musica ha un forte potere narrativo, proattivo ed empatico: mi sono ritrovata così a voler sapere cosa si nascondesse dietro il suo mondo fatto di canzoni forti, di città difficili e voglia di emergere, di amore e sesso senza pudore. Così ho pensato di non tenere tutto per me e le ho chiesto di regalarci qualcosa in più: ecco cosa mi ha raccontato, tra Brescia, rinascita e rivoluzione.

Brescia, Bologna, la vita quotidiana: ascoltiamo le tue canzoni e le ritroviamo lì, sempre presenti. Sono loro che ti fanno da ispirazione o le canzoni nascono per poi intrecciarsi a luoghi e tempi?

Dipende. Sicuramente, nelle mie canzoni, Bologna e Brescia sono presenti e c’è tanto di ciò che vivo quotidianamente – anche in altre cose che non sono ancora uscite. Brescia è la mia città: ci sono nata e cresciuta, per poi trasferirmi a Bologna definitivamente un anno fa. Bologna è la città che mi ha adottata, sia umanamente che artisticamente. Quindi certo, io scrivo di ciò che vedo, di ciò che mi succede; a volte però può capitare che una canzone nasca senza partire dalla mia quotidianità, ma in un modo o nell’altro poi c’entra sempre. Adesso con Laurino, il mio produttore, sto lavorando a un brano che ho scritto in quarantena e che non pensavo parlasse di me: alla fine però, riascoltandolo, abbiamo capito insieme che c’è sempre qualcosa di mio in ogni cosa che scrivo.

Ci sono temi molto importanti e attuali nelle tue canzoni: penso al provincialismo industriale di cui canti in Pianura Padana. Tu dimostri molto coraggio e affronti in modo diretto questi argomenti. Quanto credi sia importante prendere posizione rispetto a temi di rilevanza sociale?

Credo che sia molto importante e continuerò a farlo. Mi arrabbio quando ascolto persone che a riguardo non prendono posizione. Vedo che c’è molta difficoltà nel fare una scelta importante e abbandonare ciò che ci sta stretto. Questa era la mia condizione dieci anni fa, perché io avevo un rapporto molto conflittuale con Brescia – una città abbastanza grande ma effettivamente provinciale. A un certo punto ho scelto di andar via, nonostante i conflitti che ho dovuto superare. Credo che però sia importante svincolarsi e andare a cercare qualcosa di meglio. Io sono del parere che si debba parlare di questi temi, di inclusione – quell’inclusione che io ho trovato a Bologna.

Miglio racconta con verità ciò che sente dentro, ciò che vive e ciò che le appartiene. Foto da Internet.

Bagno Paradiso, il tuo ultimo singolo, è il racconto dell’estate mentre l’estate va via. A me ha subito fatto pensare alla malinconia di qualcosa che sta per finire ma che non riesci a lasciar andare. Che rapporto hai con la malinconia?

Era molto presente tantissimo tempo fa e c’è ancora, fa parte di me. Nel passato ha fatto tanto parte di me. Sto però cercando di farla convivere con l’altro lato di me, più dolce e solare, che c’è, esiste e con Bagno Paradiso è venuto fuori. Credo che si debba imparare a saper gestire la malinconia perché se prevale troppo, ti rende grigia; è bello invece essere anche colorati, avere più sfumature. Bagno Paradiso ne è la prova: era nata molto malinconica, chitarra e voce, poi con Laurino abbiamo tirato fuori il potenziale che sembrava nascosto.

Hai menzionato Laurino, il tuo produttore: come è nato il vostro rapporto di collaborazione?

È nato grazie a Giulia Perna. Lei ha iniziato a parlarmi di lui, raccontandomi che oltre al suo progetto personale era anche un ottimo produttore. Io non riuscivo a venir fuori dalla produzione di Pornomania, l’arrangiamento non era quello che volevo; durante la quarantena gli abbiamo mandato un ritornello, chitarra e voce e da lì ho capito che con lui Pornomania poteva diventare ciò che avevo in testa. Abbiamo lavorato a distanza fino al giorno in cui ci siamo potuti conoscere di persona qui, a Bologna, quando Laurino è venuto per la partecipazione al BMA. È nato un rapporto molto bello, sia artisticamente che umanamente – aspetto molto importante per me. Ora ci sono vari progetti in ballo, spero di potermi far riascoltare al più presto.

Scrivere: un verbo fondamentale per te e per il tuo percorso. Se dovessi descrivere la scrittura utilizzando altre parole, quale useresti?

Vomitare, buttare fuori ciò che hai da dire. Non sempre succede, perché ci sono momenti in cui non hai nulla da dire e quindi è meglio fare altro: uscire, fare una passeggiata. Però, quando riesci, diventa un bisogno necessario. Per me è questo. Dopo che l’ho fatto, sto bene: la mia giornata diventa più soddisfacente.

In Pornomania poni al centro temi come la sessualità femminile, il sesso, gli orgasmi. Credi che questi temi siano ancora tabù nella musica?

Sì, tantissimo. C’è una gran parte di persone che ha ancora molto pudore e non riesce a confrontarsi con questi temi. Quando ho fatto ascoltare Pornomania ad una delle mie più care amiche, lei mi ha chiesto se fossi sicura di dire tutto ciò in modo così diretto. Credo ci sia un gap molto legato al pudore e al modo in cui cresciamo e veniamo formati. Il sesso e la sessualità sono due cose normalissime, ma ancora vengono viste come un tabù – soprattutto quando si parla di sessualità femminile. Io, nel caso di Pornomania, parlo di un rapporto tra due donne, quindi il tabù è ancora più profondo.

La sessualità non è un tema nuovo nella musica, ma è stata cantata prevalentemente da uomini. Quando ne scrive una donna, non gli viene dato lo stesso peso. Cosa ne pensi?

Penso che ci sia una grande oggettificazione e mercificazione della donna nel panorama musicale. Credo che il problema fondamentale sia educativo: c’è bisogno di lavorare ancora tanto da questo punto di vista, al di là della musica.

Immagina di doverti presentare avendo a disposizione una canzone: quale sceglieresti?

Lugano Addio, di Ivan Graziani. È un pezzo che mi rappresenta, la ascoltavo sempre con mio padre. È la prima canzone che ho suonato davanti a un pubblico: la conosco da una vita. Decisamente questa canzone.

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Virginia Ciambriello

Virginia Ciambriello

Malinconica seriale, non ho da offrire nulla eccetto la mia confusione - come disse Kerouac. Amo tutto ciò che è arte e ho due ossessioni: il pistacchio e i tramonti. Sono romantica fino all'osso e siccome non riesco a dirlo, lo scrivo.

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