Cosa c’entrano i privilegi con il ciclo mestruale

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L'accesso ai prodotti per l'igiene femminile e la contraccezione è anche una questione di privilegio. Foto di Gabrielle Rocha Rios su Unsplash.

L’accesso ai prodotti per l’igiene femminile e alla contraccezione purtroppo è anche una questione di privilegio. Foto di Gabrielle Rocha Rios su Unsplash.

di Rena Föhr per jetzt.de
traduzione di Annalia Leone

Se le mestruazioni e la contraccezione sono già fonte di stress in condizioni normali, è ancora più importante un’assistenza adeguata in condizioni precarie.

Senza reddito, per strada, in fuga: da troppo tempo l’accesso a prodotti igienici mestruali e contraccettivi non è così immediato come dovrebbe essere

Svegliarsi perché si sente il sangue colare lungo l’interno della coscia; constatare che non ci sono assorbenti da nessuna parte: mi è successo solo una volta, nello studentato del mio ragazzo di allora. Non conoscevamo altre persone nell’edificio, quindi sono scappata nel bagno in comune. Lì ho fatto un assorbente di emergenza arrotolando della carta igienica, di quella riciclata, grigia e ruvida. Poi ho salutato in fretta e sono andata in un supermercato, dove ho comprato degli assorbenti interniproblema risolto.

Tutta questa situazione, che sarà durata al massimo un’ora, mi ha fatta sentire estremamente a disagio, veramente avvilita. Ciò nonostante, dovevano passare ancora alcuni anni prima che mi rendessi conto che molte persone che hanno le mestruazioni se la passano molto peggio ogni mese.

Il sussidio sociale tedesco Hartz IV prevede una quota mensile di 16 euro e 11 centesimi per l’igiene. In questa categoria rientrano, fra le altre cose, shampoo, creme, dentifricio e anche prodotti igienici mestruali e contraccettivi. Una confezione di assorbenti interni costa fino a 4 euro: per alcune persone potrebbe essere una spesa irrisoria, come prendere un caffè; per altre invece potrebbe essere un problema. E per molte altre la situazione è ancora peggiore.

Chi ancora si ostina a dire che il ciclo mestruale sia un tema di nicchia e che il femminismo dovrebbe occuparsi di altro non ha capito niente.

In Germania si stima che circa 678.000 persone non abbiano una casa, e le persone senza casa e in fuga non sono comprese in questo calcolo. In teoria, queste persone possono ottenere prodotti igienici mestruali in strutture di accoglienza d’emergenza; spesso però questi sono introvabili, perché molte organizzazioni fanno affidamento esclusivamente sulle donazioni. Ma anche se ci fossero le risorse, non tutte le persone che ne avrebbero bisogno riescono effettivamente ad accedere alle strutture. Una delle difficoltà è dovuta per esempio al fatto che queste persone non conoscono la lingua e le possibilità di assistenza del Paese in cui si trovano.

Alla fine del 2019, secondo UNHCR, delle 79,5 milioni di persone in fuga o deportate forzatamente, poco meno della metà erano donne* . Questo significa milioni di persone in età riproduttiva senza accesso o con un accesso insufficiente a prodotti igienici e contraccettivi.

Amanda Stephen interpreta Alison Abdullah nella serie di Netflix Orange is The New Black.

Amanda Stephen interpreta Alison Abdullah nella serie di Netflix Orange is The New Black. Foto da Internet.

Nel progetto di crowdfunding avviato da poco Feminist Support Lesvos, si legge che nel campo profugh* di Moria, già in condizioni disastrose, si è aggiunto il problema della totale mancanza di assorbenti per persone con le mestruazioni –e questo nonostante l’assistenza sanitaria sia un diritto umano riconosciuto.

Mi sono chiesta per la prima volta come funzionasse invece l’accesso a prodotti igienici mestruali nelle prigioni mentre guardavo comodamente sul divano la serie Netflix Orange Is The New Black. Con un po’ di ricerche ho scoperto subito che la rappresentazione di OITNB, dove si parla sempre della mancanza di assorbenti, non è affatto esagerata.

Nella rivista statunitense Mother Jones si legge che nelle prigioni gli assorbenti sono sì disponibili gratuitamente, ma che si tratta per lo più di prodotti poco aderenti e che vengono razionati a uno per giorno della mestruazione. Gli assorbenti interni invece vengono spesso venduti al di sopra del prezzo di mercato –quindi inaccessibili per molte persone detenute.

Esistono anche dei verbali che riportano di una detenuta che, dopo aver dovuto utilizzare un assorbente interno fatto di carta igienica arrotolata, ha avuto una sindrome da shock tossico, che le ha causato l’asportazione d’emergenza dell’utero. E ancora, di una donna con patologie mentali che, non ricevendo assorbenti di ricambio, è rimasta nella cella di isolamento seduta nella pozza del suo stesso sangue.

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Michelle Hurst interpreta Miss Claudette in Orange is The New Black. Foto da Internet.

La povertà mestruale è un problema, la povertà contraccettiva un altro ancora

La lista non finisce qui. Ci sarebbero molte altre situazioni in cui l’accesso ai prodotti igienici mestruali è impossibile. In questo senso non dovremmo scordare che il ciclo mestruale non implica soltanto un sanguinamento mensile della durata di alcuni giorni. Implica pure giorni di potenziale fertilità: di conseguenza, anche l’erogazione di contraccettivi è una questione essenziale.

Rispetto ai prodotti igienici mestruali i contraccettivi sono ancora più costosi, anche se questo dipende dal tipo di contraccezione e da quanto spesso se ne fa uso. Un pacchetto di preservativi in Germania costa fra i 3 e i 10 euro; una confezione di pillole anticoncezionali fra i 5 e i 20 euro; una spirale fra i 120 e i 400 euro. Quest’ultima dura però dai 3 ai 5 anni, perciò si deve sostenere la spesa soltanto una volta.

In Germania alcuni contraccettivi vengono passati gratuitamente dalla mutua fino ai 18 anni; poi fino ai 22 anni vengono parzialmente rimborsati; dopodiché il servizio si interrompe. I servizi di assistenza fino a 22 anni comprendono soltanto metodi di contraccezione obbligatoriamente prescritti o applicati per via medica. Tutti gli altri, compresi i preservativi, devono essere acquistati autonomamente; nelle strutture di accoglienza di alcune città si distribuiscono preservativi gratuiti, ma questo servizio non è capillare.

La situazione peggiora quando a causa dell’inaccessibilità alla contraccezione sopraggiunge una gravidanza indesiderata. L’aborto è un servizio a pagamento in molti Paesi, Germania compresa; in alcuni Paesi non è legalmente permesso in nessun caso; allo stesso tempo in molti Paesi l’assistenza statale sia per madri sole che per coppie è inesistente o insufficiente.
In Germania è presente, ma non è sufficiente, come si vede se si considera il sussidio sociale. La contraccezione sicura non dipende quindi soltanto dal portafoglio. Dipende anche dall’educazione sessuale che si è ricevuta, dall’accesso alla consulenza professionale e dalle possibilità di acquisto.

L’impossibilità di accesso a prodotti igienici mestruali e ai contraccettivi può diventare un pericolo per la salute o rivelarsi fatale, come nel caso di complicanze patologiche o di aborti illegali.

Ciò che invece non manca è la stigmatizzazione. Al momento vivo in Colombia e, prima del lockdown per la pandemia, ho visto spesso profughe incinte provenienti dal Venezuela. “Smettete di fare bambini”, ha scritto in proposito Claudia Palacios (giornalista colombiana, ndt) in un articolo provocatorio; diventato virale, ha scatenato aspre critiche ma anche approvazione.

Poco tempo dopo ho partecipato a una conferenza della celebre attivista femminista Catalina Ruiz-Navarro. Faceva notare come lei, e la stragrande maggioranza delle persone, dovendo scegliere fra l’acquisto di cibo o di preservativi, avrebbe scelto il cibo. Ha inoltre aggiunto come l’intimità con il/la/* propri* partner in situazioni di emergenza sia un elemento di conforto determinante. E ancora, una conoscente mi ha raccontato che restare incinta involontariamente le ha aperto gli occhi su questo tema.

Quindi sarebbe disumano pretendere di praticare l’astinenza assoluta. E anche nei casi in cui non volessero avere rapporti, molte persone non hanno scelta: in contesti di fuga il pericolo di essere vittime di violenza sessuale esiste, ed è molto alto.

Una foto di Annika Gordon su Unsplash.

Di recente alcuni Paesi hanno abbassato o abolito le tasse sui prodotti igienici mestruali. Una foto di Annika Gordon su Unsplash.

Ci sono sviluppi e iniziative che fanno ben sperare

Nonostante tutto, ci sono sviluppi e iniziative che fanno ben sperare. Negli scorsi anni alcuni Paesi hanno abbassato o totalmente abolito le tasse sui prodotti igienici mestruali: dal 1° gennaio del 2020 la Germania è passata dal 19% al 7%. Ci sono ONG che mettono a disposizione in luoghi pubblici o che spediscono a strutture d’emergenza donazioni di prodotti igienici mestruali; in Germania ad esempio se ne occupa l’associazione Social Period dal 2019. In Scozia è stato recentemente deciso di mettere a disposizione gratuitamente assorbenti esterni e interni nei luoghi pubblici.

In alcuni Paesi, come per esempio in tutto il Regno Unito, la contraccezione gratuita è già una pratica comune; mentre in Germania si dibatte ancora in proposito: solo lo scorso anno due disegni di legge sono andati a monte. Ciò non toglie che l’impossibilità di accesso a prodotti igienici mestruali e ai contraccettivi, così come a un’adeguata educazione su entrambi, sia quantomeno imbarazzante e limitativa. E spesso pericolosa per la salute o ancora peggio fatale, come nel caso di complicanze patologiche o di aborti illegali.

Chi ancora si ostina a dire che il ciclo mestruale sia un tema di nicchia e che il femminismo dovrebbe occuparsi di temi veramente importanti, non ha capito niente.

Non lasciare che i tuoi privilegi soffochino la tua sensibilità  dicono le/gli/* attivist* latinoamerican* delle classi medio-alto borghesi. Un motto che voglio incarnare.

 

Rena Föhr è giornalista, femminista e consulente mestruale.

Attualmente sta avviando la sua Startup online sui temi intorno al ciclo mestruale. Intanto potete seguirla e scoprire di più in proposito su www.chicaconciclo.com

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Annalia Leone

Annalia Leone

Dal 1997 alla spasmodica ricerca delle parole esatte per descrivere tutto quello che mi passa per la testa. Più che altro castelli in aria.

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