Le ricette della signora Tokue, narrata al ritmo di un ciliegio

0

tokue

Il ciliegio di fronte al Doraharu è in fiore quando la signora Tokue e Sentarō si incontrano, dando inizio al loro cammino, sia individuale che della loro amicizia.

La signora Tokue ha settantasei anni e un giorno, per caso, si ritrova davanti al Doraharu, il negozio di dorayaki (dolci giapponesi formati da due dischetti di pandispagna con all’interno la marmellata di fagioli rossi) in cui lavora Sentarō. Lei chiede di poter lavorare lì e, sebbene in un primo momento Sentarō rimanga spiazzato e liquidi la signora Tokue, deve ricredersi quando assaggia l’an (marmellata di fagioli rossi) preparato da lei, il più buono che abbia mai mangiato.

Inizia così questo libro che, benché all’inizio appaia una semplice storia leggera, si fa più profondo via via che le pagine scorrono, entrando però molto dolcemente nel cuore del lettore. Se dovessi scegliere un aggettivo per descriverlo sarebbe delicato, proprio come delicati sono i petali dei fiori di quel ciliegio, che entrano dalla finestra nelle giornate primaverili. Nonostante ciò – o forse proprio grazie a questa narrazione – questo libro dice moltissimo.

tokue

Le ricette della signora Tokue è un romanzo delicato come i petali di ciliegio. Foto di Giulia Colato

Quando ho iniziato la lettura non sapevo ciò che vi avrei trovato, avevo solo una vaga idea della trama e la sensazione che sarebbe stato uno di quei libri-abbracci di cui si ha bisogno durante le giornate difficili. Una sensazione azzeccata, perché Le ricette della signora Tokue accoglie con calore il lettore tra le sue pagine. Non avevo però idea che avrei voluto parlarne fino a quando non sono arrivata a metà libro circa. E se in quel momento avevo capito esattamente come ne volevo parlare, a lettura terminata non lo sapevo più. Dico questo perché ci sono storie, come in questo caso, che contengono molto di più di quel che si riesce a vedere immediatamente, che bisbigliano al lettore anziché farsi strada con prepotenza. C’è quindi il timore di tralasciare troppo nel momento in cui se ne parla con altri.

Le ricette della signora Tokue invita ad ascoltare per contrastare ogni tipo di stigma

L’autore Sukegawa utilizza il contesto quotidiano rappresentato dai dorayaki per affrontare delle tematiche importanti. Le ricette della signora Tokue, infatti, parla di stigma, dell’importanza di ascoltare e di oltrepassare le barriere, ma è anche un inno alla vita, una lode ai legami relazionali e una dedica alla natura.

Il cammino dei due protagonisti prosegue lentamente, permettendo di apprezzare la strada percorsa e di pregustare i passi ancora da fare, ed è proprio il ciliegio di fronte al Doraharu a scandire il tempo attraverso la sua bellezza in continuo mutamento. Si prende, dunque, il tempo necessario per creare un legame forte, grazie al quale arriviamo a conoscere meglio i personaggi, soprattutto il passato della signora Tokue.

È attraverso la sua storia che Sukegawa denuncia lo stigma e mostra come ci sono aspetti che ti seguono come ombre nonostante non ti appartengano affatto. Le ombre sono riflesse nelle persone che ti incontrano e si materializzano con il loro giudizio. E non importa nemmeno quanto la legge diventi permissiva, lo sguardo giudicante degli altri continuerà a pesare finché non avviene un cambiamento più profondo.

tokue

L’autore Sukegawa denuncia lo stigma e lo dipinge come un’ombra che ci segue. Foto di Giulia Colato.

Ecco perché si teme ciò che i clienti potrebbero pensare, si teme come la presenza della signora Tokue potrebbe causare un danno al Doraharu, indipendentemente dalla sua abilità di preparare un an delizioso. Sentarō vede l’ingiustizia, si interroga, ed è attraverso lui che l’autore mostra la mancanza di logica e di empatia di questo meccanismo.

La signora Tokue, poi, diventa per Sentarō molto più che un’insegnante di pasticceria. Diventa una mentore che lo sprona ad accogliere le voci che tendiamo a ignorare; gli da speranza e gli fa capire il valore della vita. Grazie a lei, Sentarō inizia a guardarsi attorno e a guardarsi dentro con uno spirito diverso, più aperto, più attento: riflette sul passato ma anche, cosa che dapprima evitava, sul futuro. Sukegawa ci propone così una riflessione su come ogni cosa e persona ha valore e ha una storia, sull’importanza del riconoscerne la profondità e dell’accogliere se stessi e gli altri.

Ho volutamente parlato di questo libro in modo vago non solo per non rivelare dei dettagli che emergono più avanti, ma anche e soprattutto per lasciare a voi la possibilità di mettervi all’ascolto e scoprire ciò che queste pagine vogliono dirvi.

About author

Giulia Colato

Giulia Colato

Nella mia vita è la curiosità a prendere le decisioni al posto mio. Ufficialmente studentessa di Sociologia e Criminologia, in realtà mi interesso a una lista smisurata di cose.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi