South Working: la spinta del Covid per rilanciare il Sud

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Il South Working potrebbe rappresentare una svolta per il divario Nord-Surd. Una foto di David Alfons su Unsplash.

«Ad esempio, a me piace il Sud», cantava Rino Gaetano in un suo brano senza tempo, ricco di immagini estremamente familiari e incredibilmente denso di significati per chi, come me, nel Sud ha le sue radici e al Sud sempre apparterrà.

Una terra di contraddizioni, una terra ferita, depredata, dimenticata. Una parte del Paese che troppe volte viene lasciata indietro dalle Istituzioni, un po’ per incuria e un po’ per rassegnazione. I problemi atavici del Mezzogiorno, come l’illegalità, la disoccupazione, l’esodo di giovani e meno giovani verso regioni o Paesi con migliori opportunità, sono da decenni tristemente noti.

Eppure qualcosa si muove dall’inizio della pandemia di Coronavirus a cui quest’anno ci siamo trovati a far fronte, e lascia intravedere una minima possibilità di riscatto: stiamo parlando del fenomeno del South Working.

Un neologismo per una società resiliente

Tutti i neologismi riflettono inevitabilmente un cambio sociale o un arricchimento culturale: la nascita di una nuova parola esprime l’esigenza di dare una forma linguistica a un evento, un concetto, un oggetto, che ha un peso nel reale e che assume una rilevanza tale da necessitare una definizione. Non è da meno il termine South Working, che assieme a innumerevoli nuove parole emerse o ri-semantizzate durante l’emergenza sanitaria da Coronavirus (DAD, Covidiota, maskne, lockdown, solo per citarne alcune) aiuta la lingua italiana a spiegare uno dei cambiamenti epocali a cui stiamo assistendo.

Mai come prima l’Italia ha dovuto fare i conti con il proprio livello di resilienza, con la propria capacità di reagire a una situazione critica, scatenata da un nemico inatteso come il CovidA causa del lockdown imposto dal governo per contenere i contagi, una buona fetta di lavoratori si è trovata a lavorare da casa propria, in modalità smart (anche detta lavoro agile). Se da un lato le disposizioni del governo hanno innescato una vera e propria fuga verso Sud di tanti fuorisede, dall’altro hanno favorito la diffusione a macchia d’olio di studenti e lavoratori a distanza, proprio in quella parte del Paese che negli ultimi 5 anni si era drasticamente spopolata.

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La possibilità di studiare o lavorare a distanza ha permesso a tanti giovani di tornare al Sud. Foto di Sabrina Mazzeo su Unsplash.

Di qui il termine South Working, che delinea questa tendenza (in notevole aumento) a restare al Sud e a svolgere attività di lavoro in remoto nella propria città di origine e non più da fuorisede. La prospettiva di poter lavorare in Campania, Calabria, Sicilia e altre regioni del Meridione, accanto ai propri parenti e amici, ha convinto molti giovani talenti impiegati nelle aziende del Nord d’Italia a non voler più ritornare alla vita di prima.

Questo movimento di ritorno sta facendo parlare di sé, creando i presupposti per una rinascita del Sud: dopo decenni di procrastinazione e di paralisi, il Covid sta dando al Meridione e ai suoi abitanti l’opportunità di riscrivere il divario Nord-Sud, grazie un riassetto quasi forzato degli squilibri che lo caratterizzano. Basti pensare che il termine South Working è diventato anche il nome di un’associazione di promozione sociale appena nata, che mira a favorire e a supportare proprio questa occasione di rinascita per il Meridione.

South Working: un ritorno che fa bene al Paese

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Il rilancio del Sud con il South Working può aiutare lo sviluppo di tutto il Paese. Foto di Gabriella Clare su Unsplash.

Nel frattempo a Milano, Bologna, Roma e in altre città della metà settentrionale della penisola si riscontra un aumento esponenziale delle stanze libere in affitto per studenti o lavoratori, conseguenza inevitabile delle nuove istruzioni del governo per prevenire la diffusione del Covid, che invitano a favorire la didattica a distanza e il lavoro agile. Sorprende anche l’inversione di tendenza della domanda di case e stanze al Sud, riscontrato da grandi quotidiani quali il Sole24Ore o La Repubblica. Questo riassetto di equilibri reso possibile dal South Working crea non poche preoccupazioni ad affittuari, ristoratori e commercianti delle metropoli del Nord, che dovranno saper rispondere alla conseguente perdita di clientela.

Tutto ciò deve farci riflettere sulle grandi contraddizioni che caratterizzano il nostro Paese, sui fili scoperti della nostra società che il Covid è andato a toccare violentemente. Lo spopolamento del Sud, e il conseguente sovraffollamento del Nord da parte di emigrati per motivi economici o di studio, hanno reso invivibili e ingestibili alcune città. Tale stile di vita non è più sostenibile, ed è qui che i cambiamenti sociali che stiamo vivendo possono darci un nuovo respiro.

Il ritorno di studenti e lavoratori al Sud grazie al South Working può fare bene all’Italia: paesini destinati a svuotarsi possono essere ripopolati anche da stranieri (vedasi il caso Belmonte Calabro), per favorirne la rinascita; un maggior flusso di persone verso il Mezzogiorno può comportare un maggior flusso di capitali, con conseguente aumento di posti di lavoro; un aumento della popolazione potrebbe portare al rilancio di attività, negozi, cultura e infrastrutture, per un miglioramento del tenore di vita e per la rivalorizzazione benefica di parti del territorio troppo spesso sottovalutate.

Il presentismo può essere d'ostacolo al lavoro agile. Foto di Ostap Senyuk su Unsplash.

Il presentismo può essere d’ostacolo al lavoro agile. Foto di Ostap Senyuk su Unsplash.

Queste prospettive potrebbero sembrare una flebile speranza, un sogno, un’illusione. Ma è quanto sta accadendo adesso, sotto i nostri occhi. Occorre essere lungimiranti e cogliere l’opportunità che l’esperienza drammatica del Coronavirus ci sta offrendo, per rilanciare con nuove energie il Sud, ridistribuire il benessere economico lungo lo Stivale e rendere anche le regioni del Mezzogiorno protagoniste della crescita del Paese.

Resta da chiedersi se l’Italia sia pronta per un cambiamento del genere. Non si può negare che gli interessi in gioco siano molteplici, in quanto una rinascita del Sud porterebbe beneficio a lavoratori, studenti, aziende e attività del meridione, ma danneggerebbe altri.

Un fattore culturale non trascurabile è sicuramente la mentalità del presenteismo, che consiste nell’imperativo categorico del lavoro in presenza e che caratterizza tanti datori di lavoro nel nostro Paese. È una mentalità vecchia e deleteria per la sua caratteristica di focalizzarsi sulle ore lavorate in ufficio piuttosto che sulla qualità del lavoro stesso, e proprio questa mentalità impedirebbe al South Working di diventare la regola, soprattutto quando l’emergenza Covid si potrà dire cessata e si potrà tornare al lavoro in presenza.

Comunque vada, il miglioramento delle condizioni attuali del Sud e la necessità di colmare il divario con il Nord sono questioni che non possono essere più rimandate. È servita una pandemia a darci la spinta, col South Working come strumento e l’intraprendenza come motivazione. Speriamo di avere la forza e il coraggio di sfruttarne l’impeto e di cambiare una volta per tutte il futuro del Mezzogiorno. Per davvero.

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Cristina Iorno

Cristina Iorno

Cristina ama le lingue come se fossero persone. O forse le ama perché, proprio con le persone, la mettono in contatto. Per mantenere viva la sua storia d'amore con inglese, tedesco e spagnolo, Cristina si serve di libri, viaggi, film, serie tv e canzoni. Dopo aver vissuto in Germania, Polonia e Spagna, e aver girato in lungo e in largo, si sente più che mai una cittadina del mondo. Crede nell'amicizia, nel valore della semplicità e nel destino, tant'è che Serendipity è una delle sue parole preferite. Ambientalista in erba, Cristina colleziona cartoline di tutti i posti che è riuscita a visitare e spera di raccoglierne presto da tutti i continenti.

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