Mathias Malzieu e lo specchio: la realtà si veste di favola

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Mathias Malzieu, per gli amanti del genere, è oramai un nome fin troppo inflazionato. Cantante del gruppo francese Dionysosè forse più popolare in Italia come scrittore.

Recensire i suoi 5 romanzi è probabilmente un lavoro che richiede poco tempo e soprattutto pochissimo sforzo mentale. Le sue storie sono semplici, lineari, con ritmi che sembrano costruiti per farci arrivare fino alla fine senza scegliere di abbandonarle prima.

Mathias Malzieu è un artista che tira la corda, che spinge al limite e allenta la presa. Un artista i cui limiti, raccontati su carta, sono limiti intensi ma brevi che circondano la macro area delle emozioni.

Mathias Malzieu

Ritratto di Mathias Malzieu. Foto di Lisa Carletta

Mathias Malzieu: specchi realtà e favole sugli scaffali

Chi ha avuto il piacere di leggere qualche suo romanzo avrà riscontrato nuvole di onirico che avvolgono storie reali. Colori a tratti cupi, immagini che richiamano alla mente illustrazioni partorite, magari, dalla mente di Tim Burton.

Ad oggi, tutti riconoscono il romanzo di Malzieu grazie a queste immagini che sono però di Benjamin LacombeAlmeno per quanto riguarda i primi quattro. L’ultimo, uscito a febbraio di questo anno funesto, è invece illustrato da Nicoletta Ceccoli.

Feltrinelli è l’unica casa editrice in Italia a garantirne le condivisioni sugli scaffali delle sue librerie; nelle altre potrebbe essere necessario richiederne la prenotazione.

Mathias Malzieu: il solletico di piume

Lisa Carletta è stata in grado di racchiudere la teatralità di Mathias Malzieu nei suoi scatti. Teatralità certamente voluta ed estremizzata, ma altrettanto leggera e mai banale. Una teatralità che si riscontra riga dopo riga nei suoi romanzi.

Non sono romanzi di formazione obbligati dagli insegnanti né romanzi consigliati a tutti i costi con quella solita cantilena devi leggerlo assolutamente! No, non è necessario leggere Malzieu. Nemmeno conoscere a memoria la sua discografia.

La necessità di cui parla chi lo ha letto è semmai una necessità personale, uno stato psico-fisico nel quale è necessario leggere i romanzi di Malzieu. Cosa, dunque, non applicabile sulla pelle di tutti i lettori.

È una piuma, Malzieu. Ha un aspetto così commerciale questa piuma da suscitare curiosità; una piuma che ci solletica già davanti alla banalità di una quarta di copertina.

Libri ad uso e consumo, libri non fatti per durare nel tempo e che rovinosamente si piegano al volere della nostra borsa o del nostro angolo nascosto della poltrona.

Mathias Malzieu: biblioterapia

Si cade spesso in errore pensando alla biblioterapia e al suo effettivo utilizzo. Come se per leggere un libro che faccia bene sia necessario ricorrere a testi come Ultime lettere di Jacopo Ortis o non so, qualcosa di Eco.

Il libro diventa perciò strumento nel rapporto terapista-paziente, in un setting in un cui il libro proposto riuscirà a sortire gli effetti desiderati

La biblioterapia non è magia nera anche se suona come qualcosa di innovativo ma fatto di aria fritta, come successe a fine ‘800 con Wundt. La biblioterapia è la cura dell’anima con i libri; il libro diventa perciò strumento nel rapporto terapista-paziente, in un setting in cui il libro proposto riuscirà a sortire gli effetti desiderati.

E non importa se questo sia I love shopping o I dolori del giovane Werther. Proprio in questa faglia prendono posto Mathias Malzieu e la sua scrittura.

Mathias Malzieu

La meccanica del cuore, Mathias Malzieu, Feltrinelli Editore. Foto di Ylenia Del Giudice

Mathias Malzieu: filofobia mancata di un orologio a cucù

Ad essere sinceri non sono sicura si tratti di filofobia quella racchiusa ne La meccanica del cuore. Jack, il protagonista del primo romanzo di Malzieu uscito nel 2007, è un survivor. Quando nasce il suo cuore è di ghiaccio, morto, in un corpicino appena espulso. Gli viene impiantato un cuore nuovo, un orologio a cucù.

Uno: non toccare le lancette.

Due, domina la rabbia.

Tre, non innamorarti, mai e poi mai.

Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del tuo cuore andrà di nuovo in pezzi.

Con queste tre semplici regole Jack riesce a restare vivo fino all’incontro con Miss Acacia, una ragazzina con occhiali spessi perché non vede quasi nulla, capelli scuri e che balla in strada. Balla con un ritmo tutto suo che fa impazzire le lancette di Jack.

Da queste poche parole è già comprensibile come la scrittura di Malzieu sia una metafora costante. Esperienze di vita raccontate come uno strano sogno figlio dei deliri di Lynch che si congiunge alll’aspetto gotico di Burton.

Poi la storia prosegue su questa trama banale, lei che non si lascia trovare, lui che continua a cercarla nonostante il dolore che gli provocano le lancette. Fino a quando non finisce il romanzo e il lettore non ci capisce più niente: ci ha versato dentro tutto se stesso ed ora che è finito è a pezzi.

Filofobia mancata, paura di amare per paura di soffrire poi. Una sofferenza necessaria che porta con sé esperienze che vale la pena vivere, nonostante tutto. Quello che succede al lettore è ciò che succede quotidianamente quando scegliamo di dare noi stessi e il nostro tempo. Un atto di coraggio, essenzialmente.

Mathias Malzieu: insegnante d’amore

Cosa mi spinge a dire che l’analisi di questo testo nel setting giusto sia da considerarsi una proposta valida? Il semplice fatto che ci specchiamo dentro ogni parola. Inizialmente siamo circospetti, ci andiamo cauti. Poi l’incontro col romanzo ci spinge a proseguire mentre ci ripetiamo solo un’altra pagina. Poi si attivano i sensi, il derma reagisce, i peli si drizzano come al tocco inaspettato di una carezza.

Poi la fine, maestosa in tutta la sua bellezza e il dolore che ne consegue. Ci spogliamo senza accorgercene e ci ritroviamo nudi e inermi, con questo nostro cucù a pezzi che penzola.

Solo dopo un po’ ci si rende conto che nessuno ci ha fatto male, che siamo stati noi a scegliere di provare amore e dolore perché coesistono e non possono essere separate. Malzieu ci ha appena ricordato come amare sia un atto di coraggio che spetta solo a noi mettere in moto, che l’amore, come ogni sentimento, non può essere controllato per lungo tempo.

“Quando tossisci ti fanno male gli ingranaggi o no?”

“Sì.”

“Sappi che è una sofferenza ridicola rispetto a quella che ti può provocare l’amore. Un giorno o l’altro, tutto il piacere e la gioia che l’amore può suscitare si pagano con la sofferenza. E più si ama intensamente e più il dolore sarà moltiplicato. Sperimenterai l’assenza, poi i tormenti della gelosia, dell’incomprensione, infine la sensazione del rifiuto e dell’ingiustizia”.

Se vuoi sentire, in altre parole, devi essere disposto a soffrire. 

Mathias Malzieu: la teatralità della morte

Nel 2011 esce in Italia il secondo romanzo di Malzieu, un romanzo che ho dovuto rileggere perché estremamente fiabesco: L’uomo delle nuvole. 

Mathias Malzieu

L’uomo delle nuvole, Mathias Malzieu, Feltrinelli Editore. Foto di Ylenia Del Giudice

Trama banale anche qui: Tom Cloudman è l’uomo dei sogni irraggiungibili, l’uomo che rischia la morte ogni giorno per lanciarsi verso il cielo finendo rovinosamente a terra. Diagnosticato il tumore alla spina dorsale è costretto in ospedale, a guardare il cielo da una finestra.

È una lettura polimorfa come i bambini di Freud

La disperazione lo spinge a muoversi per costruire le sue ali di piume di cuscini, ad incontrare la sua donna-uccello sul tetto e a scoprire che, in cambio di un figlio, prima di morire potrà diventare un uccello e finalmente coronare il suo sogno.

Mathias Malzieu: fino al limite

Ecco come Malzieu tira la corda. Mette dentro, col suo stile fiabesco, la sofferenza di chi non si sente parte del mondo che vive e ha bisogno di arrivare altrove. Mette dentro la consapevolezza della morte che non ti avvisa, del bisogno di aria e spazio.

Quando si trattava solo di una fantasia era molto più facile! Sto mutando in “ciò che sono”, e questa realtà mi spaventa.

Prendere coscienza di ciò che si è e farci i conti. Prendere coscienza del proprio limite e tirare la corda nella speranza di trovare una donna-uccello pronta a correre in nostro soccorso.

Altra possibilità: se hai bisogno di superare i limiti rischiando la morte, forse c’è un problema. O ancora: insegui i tuoi sogni, non aspettare di avere la rete sotto i piedi per lanciarti nel vuoto.

Questo romanzo si presta a svariate letture ed ognuna di essa è valida. Non c’è una linea da seguire dunque ne possiamo trarre l’insegnamento che più preferiamo. È una lettura polimorfa come i bambini di Freud. 

Di cosa ci parla allora Mathias Malzieu? Probabilmente delle sue esperienze personali che sono anche un po’ nostre; della possibilità di superare i momenti di born-out grazie alla bellezza delle favole e della magia che ne deriva. Abbiamo l’obbligo di leggere questa seconda favola? No, abbiamo l’obbligo di ascoltarci e di ascoltare il nostro bisogno di sognare.

La quarta di copertina recita:

In cosa sei disposto a trasformarti per amore?

Amore per chi, di chi? Un amore generico per te stesso, per i tuoi sogni e la dignità della tua libertà. Per amore verso i suoi ideali e il suo bisogno di costante adrenalina, Tom sceglie di trasformarsi dolorosamente in un uccello. Un dolore ben descritto che fornisce al lettore un chiaro esempio di cosa comporti concretamente inseguire i propri sogni.

Mathias Malzieu: un bacio molto piccolo, quasi invisibile

Nel 2013 esce sorprendentemente Il bacio più breve della storia, breve quanto il romanzo stesso verrebbe da commentare.

Mathias Malzieu

Il bacio più breve della storia, Mathias Malzieu, Feltrinelli Editore. Foto di Ylenia Del Giudice

È oggettivamente il romanzo meno riuscito di Malzieu perché quasi incompleto, quasi non seguisse un vero e proprio schema narrativo. Inventore depresso lui, cerca in tutti i modi di trovare una soluzione al suo problema più grande: dove è finita la ragazza che ho baciato appena? Labbra che si sfiorano e lei che scompare, invisibile.

Non amare troppo era la chiave per non scomparire troppo, e non soffrire troppo.

Amare appena, solo una punta. Quella punta che ci aiuta a sopravvivere, a restare integri senza perdere di vista noi stessi.

Di questa favola però dobbiamo scavalcarne i cliché per poterla leggere davvero. Cosa ci racconta Malzieu? L’incapacità di lasciarci andare e restare, al tempo stesso. Ci racconta la difficoltà di saper scindere l’amore dalla dipendenza affettiva: un inventore depresso che rivolge le sue attenzioni per riuscire a vedere e toccare quel suo amore non è certamente un esempio di rispetto dell’altro da seguire. 

Mathias Malzieu: divorare l’altro chiamandolo amore

Se nel romanzo precedente si chiedeva al lettore in cosa fossimo disposti a trasformarci per amore, qui si afferma soltanto.

I tuoi occhi sono troppo grandi, quando ridi, dentro ci si vede il cuore.

Sono troppo grandi, profondi e forse diventano davvero lo specchio dell’anima. Sono troppo per non volerne un po’. Quegli occhi diventano l’aria pulita, l’ossigeno che serve all’inventore per vivere. Diventa uso e abuso dell’altro, senza ritegno: ogni boccata d’ossigeno e di vita, l’altro scompare, lei scompare; chiede pietà, chiede di non essere cercata ancora in questo modo perché è sempre scomparsa. E questo Malzieu lo dice chiaramente.

Chi pretende di aiutare gli altri intanto bisogna che sia capace di salvare se stesso. E, questo, a me ancora non riusciva.

Ammette le sue debolezze e se all’inizio l’inventore aveva assunto la forma del seduttore di Kierkegaard, ora diventa solo un uomo che non è in grado di salvare se stesso senza appoggiarsi di riflesso all’altro.

Nel tentativo di chiedere aiuto agli esperti per non farla scomparire, finisce col chiedere aiuto per sé. Lo definisce amorcerotto lui, eppure è un amore che cura ferite provocate da altri ma che non può essere molto probabilmente definito amore, bensì relazione di mutuo soccorso.

Mathias Malzieu: crescere con la morte

Siamo nel 2016 quando viene pubblicato Vampiro in pigiama, il romanzo che per eccellenza ha fatto commuovere gli amanti del genere.

Mathias Malzieu

Vampiro in pigiama, Mathias Malzieu, Feltrinelli Editore. Foto di Ylenia Del Giudice

Una favola amara questa volta, che si erge a surclassare tutti i precedenti con una maturità che non ci si aspetta. Vampiro in pigiama è davvero la storia di Malzieu. Un giorno si scopre affetto da leucemia e da lì il calvario con gli ospedali. Miss Damocle che gli mostra il passare del tempo e quella possibile ultima caduta rovinosa in pieno stile Uomo delle nuvole. Perchè se fino a poco prima il lettore poteva scegliere se credere o no alla favola, questa volta è una realtà a tratti edulcorata.

Solo a tratti, quando cerca di trovare qualcosa di bello a cui aggrapparsi, quando prova a ridere di quella figura allo specchio, di quel vampiro in pigiama che si muove nella camera sterile. La sua fidanzata pin-up che però non può toccare il giorno di San Valentino. Lei non sparisce perché quel bacio così breve non può nemmeno darlo.

Mathias Malzieu: ritualità e bellezza nella morte

Qui non ci sono secondi fini o moralità da ricercare. Malzieu è diretto e autobiografico. 

Essere malati vuol dire sentirsi bambini e vecchi insieme. Non avere più una vita sociale. Non lavorare più. Nello sguardo degli uni o nell’intonazione degli altri, ci trasformiamo in mostri fragili. E soprattutto cominciamo a farci paura.

Nelle sue descrizioni ritorna alla mente Selvetella e Le stanze dell’addio, dove il lettore ha la possibilità di cimentarsi nell’osservare chi perde qualcuno, chi guarda quel qualcuno spegnersi senza poterlo nemmeno sfiorare.

Per Malzieu si tratta di una rinascita questa. Calzare i panni di Jack e Tom per provare a sopravvivere: il sapore di un bacio, l’odore di un libro, le vibrazioni del vinile, la pioggia sul viso.

La migliore evasione resta la creazione. L’invenzione. I legami fragili e magici da tessere fra sogno e realtà. La poesia è il dessert della mente, e l’umorismo ne è il frutto.

Mathias Malzieu: l’inventore depresso che ulula alla luna

In questo anno funesto, come dicevo all’inizio, è stato pubblicato l’ultimo romanzo, Una sirena a Parigi.

Mathias Malzieu

Una sirena a Parigi, Mathias Malzieu, Feltrinelli Editore. Foto di Ylenia Del Giudice

Abbiamo lasciato il Malzieu che conoscevamo per ritrovarne uno con la paura dell’abbandono e di amare, di lasciare andare i ricordi e di vivere senza.

Il Flowerburger sulla Senna che ha visto guerre e uomini da salvare è in un limbo. Gaspard Snow, troppo ancorato al ricordo della nonna e della chiatta, non riesce a vendere questo evidente fallimento.

“E del suo fantasma che te ne fai? Chiami il servizio rifiuti ingombranti?”

“Lo dimenticherò quanto basta perché non occupi tutto il posto e la vita continui!”

Mentre la Senna vomita su Parigi, una sirena resta incagliata sul molo. Da qui la corsa in ospedale e quelle storie intrecciate nelle corsie d’ospedale che richiamano le serie tv che più seguiamo.

Il romanzo appare perso e frettoloso, caotico, come se tutto si muovesse lentamente roteando su se stesso: troppa carne sul fuoco, come si suol dire.

Mathias Malzieu: il disturbo affettivo vestito di squame

Il problema enorme di questo romanzo è il calderone di disturbi che vi sono dentro. Malzieu esagera, forse, nel parlare d’amore. Si passa dall’incapacità di lasciar andare un oggetto trattenendone i ricordi all’effettiva elaborazione del lutto mai sperimentata; dal suo bisogno di distogliere l’attenzione dal problema della chiatta a quello di credere di poter salvare una sirena ferita, una principessa senza regno di cui prendersi cura; dall’allestimento di una camera solo per lei alla negazione totale dei sentimenti all’improvviso innamoramento.

Un vortice di controsensi adolescenziali che spingono verso un’unica direzione, quella di domandarci dove sia finito il vecchio Malzieu.

Mathias Malzieu: imparare ad essere

La crescita dell’autore è evidente, così come la sua necessità di adattare la scrittura a qualcosa di più commerciale e più arrivabile. Senza saperlo stiamo leggendo la quasi-sceneggiatura di un lungometraggio che sarebbe arrivo poi ad Agosto dello stesso anno.

Imparare ad essere e a credere fino alla fine, certo. Ma quanti è difficile? Così le favole di Mathias Malzieu sono favole per bambini e una base da cui partire per noi grandi, ci regalano la possibilità di pensare alle nostre azioni e a noi stessi, a rifletterci in quello specchio meno graffiato e ossidato sui bordi.

Cosa possiamo imparare, grattando la superficie?

Credere fino alla fine, anche oltre l’impossibile; ad impegnarci per aiutare noi stessi prima di poter aiutare l’altro; a credere nei sentimenti evitando di negarli perché tanto le lancette impazziscono lo stesso.

About author

Ylenia Del Giudice

Ylenia Del Giudice

Classe '89, romana. Appassionata dell'arte in generale, di mercatini e di tutto ciò che non conosco, lavoro in una tipografia tra inchiostri e grafiche. Non amo affatto le imposizioni e mi piace sperimentare perché mi annoio spesso. Dormo poco, bevo tanto caffè e sono una fan dei telefoni spenti.

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