Riverberi: la nuova luce nel progetto di Martina Esposito

0

Le pareti azzurre, un armadio con specchio che riflette una poltrona, un tavolino in legno ed un attaccapanni in ferro battutto: l’essenziale e la quiete tra quattro mura e madre natura dirompente all’esterno in un campo di girasoli appassiti, incorniciato da candide nuvole montate. Nella residenza artistica di Magazzeno Art Gallery a Ravenna, il tempo scorre e la luce del sole gioca a farsi rincorrere dall’occhio della fotografa napoletana Martina Esposito, che da giorni aspetta paziente di catturarne i dettagli, il calore ed il suono nelle vedute davanti a sé, per il nuovo lavoro Riverberi. Sequel di Soglie, questo secondo progetto, di cui due scatti sono stati selezionati per la collettiva Equidistanze di Magazzeno Art, è al momento in fase embrionale e di ricerca di quel fil rouge che unisca ogni singolo scatto. Possiamo, invece, dire con certezza che la protagonista impressa nelle dieci foto, è ancora una volta la luce, indagata in luoghi diversi che Martina ha visitato e fulcro di una ricerca della bellezza, che va oltre ciò che percepiamo al primo sguardo. Addentriamoci, insieme alla sua creatice, nella visione affascinate e poetica di Riverberi, che invita ad osservare il mondo da ben altre prospettive.

Riverberi

Riverberi, Martina Esposito. Foto realizzata nel mese di Agosto. Gentile concessione di Martina Esposito

Quando nasce Riverberi?
«Durante la mia permanenza a Filetto (Ravenna), ospite di una residenza artistica di una galleria, Magazzeno Art Gallery con sede a Ravenna e a Bologna. Ero in un casale di campagna insieme ad altri artisti, chiamati a riflettere su temi attuali, come la pandemia. Il tema della luce, può sembrare banale, ma è qualcosa su cui rifletto da un paio d’anni e in molte forme diverse. Una volta in residenza potevo uscire di casa certo, ma intorno avevo solo la bellissima campagna su cui non riuscivo a mantenere la mia attenzione. Quella casa, che non era la mia e non era quella dove ho passato la quarantena, mi ha permesso di vedere oltre e quei dettagli, che con la luce sono diventati: tele, opere e fotografie d’autore. Credo che abbia influito molto anche il clima che si respirava lì, una pace, una serenità ed il continuo confronto con pittori, illustratori, galleristi. È stato uno scambio meraviglioso».
I tuoi nuovi scatti hanno richiesto uno stratagemma simile a quello del foro stenopeico di Soglie?
«Non è stato tecnicamente impegnativo come Soglie, ma sicuramente c’è voluta un’attenzione maggiore alla composizione, alla ricerca delle vedute e delle luci giuste per non banalizzare l’idea».
L’idea ti è venuta anche in questo caso in sogno?
«No, stavolta niente sogno. Mi è venuta latentemente in una cascina abbandonata che visitai il primo giorno di residenza, dopodiché una mattina mi sono alzata alle 6 con il sole che si faceva strada in camera mia e ho visto una serie di geometrie sulla parete; così ho capito che era quello che volevo fare».
In cosa si distingue Riverberi da Soglie?
«Credo che Riverberi sia la sua evoluzione e che tutta questa ricerca sulla luce, continuerà ad evolversi con diverse serie. È un’evoluzione, perchè non è più un tentativo di fuga o di ristoro, ma semplicemente la libertà di vedere delle cose».
Perché il nome Riverberi?
«Il riverbero fa riferimento chiaramente alla luce, ma non solo, anche alla sensazione di “calore” e di suono che mi trasmetteva il luogo dove tutto è iniziato».
La luce protagonista di entrambi i progetti. Portatrice di speranza?
«Credo che per me la luce, più che speranza sia la mia verità, il modo con cui leggo il mondo e la vita, non saprei spiegarlo diversamente».
Quali sensazioni ti hanno spinto a realizzare questo lavoro?
«La calma dopo la tempesta, credo».
Quanto è stata importante l’attesa per la sua realizzazione?
«Molto. Credo di essere stata seduta a riflettere per giorni prima di vedere le cose in modo chiaro, eppure ogni mattina avevo la risposta lì avanti a me».

Riverberi

Riverberi, Martina Esposito. Foto realizzata nel mese di Agosto. Gentile concessione di Martina Esposito

Quale messaggio vuoi dare con questi scatti?
«Difficile da dire. Forse è ancora presto, ma sicuramente al momento come per tutte le cose della mia vita è la ricerca della “bellezza” in senso ampio, che è dappertutto, sempre».
Cosa ha significato per te questa seconda chiusura?
«Questa chiusura era meno inaspettata, credo che in qualche modo ci ho fatto l’abitudine, la sento meno pesante, anche perché lo è».

Riverberi

Riverberi, Martina Esposito. Foto realizzata nel mese di Agosto. Gentile concessione di Martina Esposito

Possiamo dire che hai guardato con occhi nuovi al modo di trascorrere il tempo in casa, reinventando la tua arte?
«Assolutamente sì, quest’anno mi è servito a guardarmi dentro, invece di continuare a guardare fuori, ed è stato sorprendente».
Secondo capitolo di Soglie, seconda vita?
«Più che una seconda vita, spero sia un percorso duraturo».
Cosa ti aspetti che susciti questo nuovo progetto?
«Quiete e la capacità di guardare oltre».
Cosa consigli agli artisti fermi a causa della pandemia?
«Semplicemente di essere se stessi, di non strafare e di non fermarsi».
Ci sarà un sequel di Riverberi?
«Speriamo. La mia idea, un giorno, spero non troppo lontano è di raccogliere tutte queste serie in diverse “Zine”».

About author

Francesca Garofalo

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

No comments

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi