Camilla Miliani, Luna splendida e l'orrore kirghiso

0

Ricordare“, una parola che usiamo spesso per scavare gli istanti del nostro vissuto e “riportarli al cuore”, perché è proprio in questo organo pulsante che i latini ritenevano avesse dimora la memoria. A volte, far vibrare le corde del cuore, appartenenti ad un ricordo felice, può aiutare a delineare un percorso di vita; così è stato per Camilla Miliani, classe ’97, che proprio da un momento d’infanzia é nata la sua passione: la fotografia. Innamorata della vita, del cinema, dei libri e della corsa ad ostacoli a cavallo,  dopo il diploma in Grafica Pubblicitaria ad aprile discuterà la tesi in fotografia documentaria alla Libera Accademia di Belle Arti a Firenze. Curiosa e impavida, una qualità non trascurabile per chi, come lei, vuole diventare una fotografa “giramondo”, dall’Isola d’Elba si trasferisce a Firenze e nel 2019 con determinazione decide di intraprendere un viaggio in Kirghizistan insieme al giornalista Cesare Sangalli. Approdata in questo Paese osserva prima e custodisce dopo nella sua Sony A7III, (il suo strumento magico), le storie ed i volti di persone che daranno vita al progetto Luna splendida, con il quale vince nel 2020 il secondo premio Canon Giovani Fotografi.

Luna Splendida

Aisuluu, Luna Splendida, foto di Camilla Miliani

Un lavoro profondo, che indaga attraverso la testimonianza di Aisuluu (in kirghiso Luna Splendida) formatrice e coach internazionale, l’orrore della tradizione kirghisa denominata Ala Kachuu (presa e fuga), ovvero il rapimento di bambine a scopo matrimoniale vietata in epoca sovietica e resa illegale, che oggi però, persiste senza essere perseguibile penalmente. I dati in merito sono sconcertanti: secondo il Women Support Central in Kirghizistan sarebbero quasi 12.000 le bambine che ogni anno vengono rapite, stuprate e costrette a sposarsi contro la propria volontà.

Negli scatti evocativi di Luna splendida, predomina la necessità di mostrare la sofferenza ed il dolore che possono arrecare la violenza e la mancanza di libertà, ripercorrendo con empatia, insieme a delle fotografie d’archivio, la vita di Aisuluu che ha vissuto sulla propria pelle questa barbarie.

Scopriamo insieme la vita ed il lavoro di Camilla, una ragazza che con il suo obiettivo vuole informare, esprimere, far sognare e sensibilizzare anche su un tema che la tocca da vicino, immortalato dai suoi scatti privati.

Luna Splendida

In foto, Camilla Miliani

Come nasce l’amore per la fotografia?
«Da quello che meglio sanno fare le fotografie: ricordare. Mia madre regalò una piccola reflex a mio padre e durante i nostri lunghi viaggi immortalavo tutto ciò che mi incuriosiva. La loro brusca separazione e il dolore che provavo ha fatto sì che mi attaccassi a quella macchina fotografica che aveva accompagnato i nostri migliori ricordi».

Da cosa prendi ispirazione?
«Dalle emozioni che provo, sono loro che mi tengono viva».

Fotografo preferito?
«André Kertész».

Cosa rappresenta per te la fotografia?
«La fotografia è libertà di espressione, informazione, cultura, è apertura al mondo, curiosità, ricordo».

Parlaci del progetto Luna splendida 
«C’è voluto un po’ di tempo per metabolizzare la situazione e trasformarla in un progetto che avrebbe dato informazione su questa triste realtà. In Kirghizistan siamo stati venti giorni ma il progetto è stato sviluppato nell’arco di sei mesi. Gli scatti rappresentano Aisuluu, una vittima del bride kidnapping, attraverso le sue fotografie di archivio. Gli altri scatti sono stati “assemblati” come se le immagini fossero quelle di un’indagine investigativa: la scena del crimine, gli indiziati, le tracce, l’auto del rapimento…».

Luna Splendida

Luna Splendida, scene di vita quotidiana in Kirghizistan, foto di Camilla Miliani

Quali sensazioni hai provato appena atterrata in questo Paese?
«Ci sono voluti tre o quattro giorni prima che i miei occhi si abituassero a nuovi colori e diverse forme, questo avviene ogni volta che il fotografo si sposta in un luogo sconosciuto: prima si osserva, si ascolta, si assapora e dopo si scatta!».

Perché hai deciso proprio di parlare dell’Ala Kachuu?
«Mia madre mi ha cresciuta educandomi ai valori della giustizia, della libertà e del rispetto ed ogni volta che vedo un’ingiustizia di qualsiasi genere, se posso aiutare lo faccio con i mezzi a mia disposizione. L’Ala Kachuu è una vera e propria tradizione che prevede il rapimento di una bambina (sotto i diciotto anni) e successivamente l’abuso fisico e psicologico da colui che sarà il suo futuro marito e le famiglie di entrambi i ragazzi. Quando ho scoperto questa triste realtà è venuto spontaneo il dovere di non tappare gli occhi e di raccontare, affinché la sensibilizzazione aiuti a sconfiggere l’ignorante crudeltà».

Cosa rischiano le donne che si rifiutano di essere parte di questa realtà disumana?
«La ragazza non ha la possibilità di rifiutarsi per vari motivi: primo perché tutto avviene attraverso l’obbligo e la violenza fisica, secondo perché la paura delle ritorsioni da parte del partner è molta (ci sono stati tanti casi di uccisione di ragazze a seguito di un rifiuto), terzo la violenza psicologica da parte della famiglia della vittima, che innesca un meccanismo di vergogna che spesso le ragazze non riescono a sopportare e così o decidono di sposare il proprio rapitore o si suicidano per scappare ad altro dolore».

Come sei riuscita a trovare Aisuluu?
«Ho avuto il suo contatto e quello di altre vittime attraverso l’UNICEF di Bishkek (la capitale del Kirghizistan), con cui ho lavorato per avere dei dati concreti e delle statistiche sul caso».

Cosa ti ha colpito di lei appena l’hai incontrata?
«La sua purezza e fragilità in contrasto con la sua forza e determinazione».

Come comunicavi con Aisuluu e con le persone del posto?
«Per fortuna Aisuluu conosce molto bene la lingua inglese e, quindi, non è stato difficile comunicare. Con le altre persone (che spesso parlano solo russo o kirghizo) a gesti e Google traduttore!».

Vi sentite ancora?
«Certamente, almeno una volta a settimana!».

Perché nelle tue foto sono presenti dei cerchi rossi e dei fori, simili a pellicola bruciata?
«Quella che definisci “pellicola bruciata” è in realtà un cartellone pubblicitario bruciato da qualcuno del posto e poi fotografato successivamente, così come il cartello che rappresenta la bandiera dello Stato strappata. Con queste immagini volevo rappresentare la violenza, il lato oscuro di questo Paese. I cerchi rossi sono fatti graficamente in post produzione e sono applicati sopra il volto della vittima durante gli anni della sua vita. Questo, rappresenta una macchia rossa indelebile che il rapimento e la violenza ha portato e porterà in lei per sempre».

Luna Splendida

Cartello pubblicitario, foto di Camilla Miliani.

Quanto è stata importante l’empatia in questo progetto?
«L’empatia è il sentimento più importante sempre! Ogni racconto per essere riportato al meglio ha bisogno di un immedesimazione tale da non capire più chi è il soggetto e chi il fotografo, essi si fondono in una sola cosa. Ci vuole empatia nella vita e non solo nella fotografia».

«Tutti nella vita veniamo scossi da situazioni difficili, spesso complicate, a volte irrisolvibili. Il punto sta nel come affrontiamo tali situazioni» si legge nel tuo sito. Come pensi che le ha affrontate Aisuluu?
«Credo che Aisuluu sia una donna che ha affrontato con coraggio delle crudeltà che un bambino non dovrebbe mai conoscere. Questo l’ha resa la donna forte e indipendente che è oggi, ma un male così grande non si può dimenticare».

Luna Splendida

Luna Splendida, scene di vita quotidiana in Kirghizistan, fotografia di Camilla Milian

Quali sensazioni speri di suscitare in chi osserva le tue foto?
«Spero sempre di creare consapevolezza, coscienza e informazione».

Cosa dimenticherai difficilmente della tua esperienza in quel Paese dell’Asia Centrale?
«Un giorno ho dovuto affrontare un trekking di nove ore a cavallo, per conoscere una famiglia di pastori nomadi kirghizi e non dimenticherò mai la bontà di chi senza avere niente, ti dona tutto. L’altruismo ci rende uguali e non conta il colore della pelle, la religione o la nazionalità ma solo il bene».

Con il progetto “Luna splendida  hai vinto nel 2020 il secondo premio Canon giovani fotografi. Cosa hai provato e a chi lo hai dedicato?
«Sono molto felice, non solo della vincita ma anche della possibilità che viene data a questa storia di essere raccontata. La vincita è dedicata alla tenacia e alla forza che ha ogni persona dentro di sé».

La tua fotografia è fatta anche di scatti privati che affrontano quella che definisci «una malattia incomprensibile». Di cosa si tratta e da che punto di vista ne hai parlato?
«Penso che la fotografia sia un mezzo che aiuta a trovare le risposte alle domande della vita. Ho indagato la malattia che affligge il mio corpo da qualche anno, la connettivite indifferenziata, che debilita arti con artrite e artrosi, e l’ho fatto attraverso immagini che sussurrano il dolore e spiegano quanto la mente influenzi una situazione spiacevole e come il pensiero positivo aiuta più di una pillola».

Con quale atteggiamento consigli di affrontare le dinamiche incontrollabili che ci mette davanti la vita?
«Se partiamo dal presupposto che abbiamo una sola vita, perché non viverla serenamente? Non sarà mai tutto in discesa, ma affaticarsi percorrendo una salita con il sorriso ti fa godere il meraviglioso panorama attorno a te».

Se dovessi scegliere una foto con cui inaugurare il 2021 quale sarebbe?
«Un’immagine che rappresenta la rinascita».

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
«Oltre la tesi, sto preparando un viaggio in Kenya ed altri che per ora non posso svelare. Spero di riuscire a viaggiare al più presto è che  il mio lavoro venga seguito; ho fiducia nell’informazione e nel cambiamento».

About author

Avatar

Francesca Garofalo

Amo scrivere perché ho l'opportunità di mettere su un foglio bianco le mie dita, le mie idee, le mie emozioni, un desiderio irrefrenabile di dire la verità, irriverenza, ironia. Non sarà molto, ma quando ami qualcosa alla follia non resta che perseverare.

No comments

Potrebbero interessarti

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi